Allegri, Adani & C: Che cos’è la Destra, cos’è la Sinistra (Gaber, 1994)
Proviamo a vederla così la crisi del Napoli e il suo cetaceo alternare riemersioni e inabissamenti nel meraviglioso mare che lo avvolge. (Gli scudetti sono la presa d’aria che inframezza due immersioni a elevata profondità…)
Se ci fosse ancora tra noi quello straordinario corsaro intellettuale di Giorgio Gaber avrebbe messo Allegri nella colonna di destra e Sarri in quella di sinistra. Intese ovviamente, Destra e Sinistra, come schieramento politico culturale. Non perché realmente le cose stiano così, ma perché la percezione generale è più o meno quella. Talmente pervasivo, questo schema mentale, che nella corrosiva satira in musica di Gaber il bagno in vasca è di destra e farsi la doccia di sinistra. E dunque possiamo applicarlo a tutto, anche alla cucina (culatello di destra mortadella di sinistra, minestrina di destra minestrone di sinistra) e perché no al calcio.
Andando avanti, magari, Gaber avrebbe messo la costruzione dal basso a sinistra e il catenaccio a destra. Non sto dicendo qualcosa di balordo e stupidamente inedito, ricordo che un dibattito del genere imperversava già negli anni 80 – epoca aurea e nostalgica per il calcio italiano – secondo cui la marcatura a zona era di sinistra, mentre quella a uomo, ovviamente, di destra. Tranne poi accorgersi che Sacchi, vate della zona, era berlusconiano e il proletarissimo Trapattoni, figlio d’operaio e principe del calcio all’italiana, catto-socialista. Cioè più a sinistra di Sacchi.
E’ chiaro come le grandi aree di costume politico finissero/finiscano poi per avere delle zone grigie d’intersezione, coincidenti, per cui restava/resta difficile di fatto distinguerle. Per natura o forse pigrizia mentale, abbiamo bisogno di categorie nette, ben definite e soprattutto opposte. Ma la realtà, la vita di tutti i giorni è ben più complessa e non così facilmente analizzabile. Del resto lo stesso grandissimo Giorgio Gaber era interista di fondo, ma non antimilanista e forse addirittura anche un pizzico milanista proprio, perché prima di tutto cittadino tifoso della Milano popolare degli anni 60. (E quanto ci manca uno che Milano ce la racconti alla sua maniera oggi).
Tutto questo per dire che quando il calcio passa dal campo allo studio tv – e cioè un secondo dopo il fischio finale – l’intero dibattito si trasferisce in un surreale mondo onirico, molto gaberiano. Cui più o meno tutti contribuiamo sostenendo la propria parte politica, di schieramento. I tifosi lo fanno – legittimamente – quasi nella posizione dei parlamentari, nel senso che hanno una tessera ufficiale di appartenenza allo schieramento.
Poi c’è tutto un mondo, giornalisti/e, addetti/e ai lavori, ex di qualunque categoria, finanche della boxe o della scherma, gente dello spettacolo, frequentatori/trici professionisti/e di talk show, e perdonate il “Politically Incorrect” belle gnocche, intellettuali/e, maniaci/che, che alimentano e sostengono questo meraviglioso mondo gaberiano appunto dell’intellettualismo calcistico. In cui la Destra e la Sinistra del calcio si scontrano, ma senza mai addivenire a certezza, verità, soluzione.
E per carità, quando dico questo, non me ne tiro mica fuori eh, tutti ne siamo coinvolti. Pure io vi partecipo, finanche con questo stesso articolo, a sua volta anch’esso scritto e argomentato a tesi. E ovviamente rilanciato sui social, certo.
I social ovviamente hanno fatto da inevitabile moltiplicatore estremo di questa grande avvolgente insostenibile leggerezza dell’essere, con i suoi personaggi estremamente complessi ma qui ridotti a scheletro per ragioni di sceneggiatura. La partita è il fatto, la TV il grande occhio e il primo innesco, i social l’amplificazione massima, il salto nell’iperspazio. Del risultato alla fine rimane appena il nucleo. I personaggi ridotti a scheletro in balia della bufera.
Oggi si giudica per schieramento, fede, appartenenza. Come se il calcio non fosse già condizionato dal tifo. E’ vero che i risultati non sono una verità assoluta, ma è anche vero che sono una delle poche certezze reali, assolute, certificate e passate all’archivio dell’anagrafe. Un po’ come il certificato di nascita che lo redige il medico e lo consegna agli uffici comunali.
Nel corso degli anni abbiamo assistito alla crescita di surrogati del risultato per dare certificazione anche a tutto ciò che certificato non è. Penso al grande inganno del possesso palla, o al diluvio adesso dei cosiddetti xG (expected gol), e cioè sempre un numero anche oggettivo che però nasconde l’enorme soggettività e la non misurabilità della pericolosità di un tiro o di un’occasione. Nulla di più opinabile insomma e deformabile pure questo. Ma comunque efficacemente strumentalizzabile a favore della tesi da sostenere.
E’ il caso di cacciarli i tre Maledetti Toscani – Allegri, Sarri e Spalletti – oppure c’è qualche xG a 0,70 che gli salva il posteriore? A questo globo gassoso già parecchio parascientifico si aggiunge uno sterminato resto che entra nell’orbita della simpatia e dell’antipatia, della partigianeria, del pregiudizio, del bello e del brutto, dell’estetica, del sentimento, della convenienza, dello schieramento ideologico. Tutta materia magmatica e manipolabile, che raramente muta il quadro. Se il dibattito diventa “ti sta più sulle scatole Allegri o Adani?” è inevitabile cadere subito così nel paradosso Destra/Sinistra.
Ecco la crisi del Napoli di Allegri, dell’Atalanta di Sarri o anche della Juventus di Spalletti mi ha suggerito che il vago, aleatorio ma anche un po’ orwelliano mondo del calcio, cioè direttamente o indirettamente governato e controllato dal golem TV e dalla Morte Nera dei social, faccia ormai integralmente parte di quella alterazione massmediologica, che distorce quei pochi dati certi e certificati di cui dispone (i risultati, la classifica…), lasciando il dibattito nella gran confusione dello schieramento partitico e politico.
Come se stessimo parlando di Trump o Putin, che poi sono paradossalmente dalla stessa parte…, democratici o repubblicani, conservatori e progressisti, Destra e Sinistra.
“Ma io dico che la colpa è nostra
È evidente che la gente è poco seria
Quando parla di sinistra o destra
Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”
Gaber/Luporini 1994



Ma quindi la Juve è in crisi anche quando vince? 🤔
E comunque Adani non è nè di destra né di sinistra… è indietro
Secondo me la frase di Gaber che ben si adatta a quei due è:
“Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa.” Ora il gioco è scoprire a quale appartengono l’ uno o l’altro o entrambi 😀
D’accordo un po’ su tutto.
Nel calcio (così come in molte altre cose della vita) c’è tanta ‘relatività’.
E le analisi con le quali siamo portati (è la natura umana) a categorizzare e razionalizzare le cose calcistiche (che fra l’altro molto spesso conduciamo – altro tratto tipico della nostra natura di esseri umani – sull’onda della più stretta attualità) finiscono molto frequentemente .. non dico col lasciare il tempo che trovano ma comunque con l’essere sostanzialmente contraddette – a volte in modo anche bruciante – dalla realtà.
Ah .. dimenticavo ….
E comunque gli “autogol” sono di sinistra.
Su questo non c’è il minimo dubbio 😉