Ascesa e declino del Sarrismo
Non so se il messaggio sia arrivato forte e chiaro, in fin dei conti abbiamo anche altro cui pensare, ma ridendo e scherzando ci siamo giocati Sarri – poco male, nel calcio si va e si viene, e vada come vada il mestiere di allenatore è pur sempre un bel lavorare – ma soprattutto ci siamo giocati il sarrismo. Che nel gran capoccione di Sarri ha avuto la sua genesi, fino ad albergarsi addirittura dentro la Treccani.
“(Sarrismo) s. m. La concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva; anche, il modo diretto e poco diplomatico di parlare e di comportarsi che sarebbe tipico di Sarri. “
Il sarrismo infatti staccatosi ed uscito dal corpo di Sarri, è diventato un movimento ideologico, una filosofia, uno sporzionamento in sedicesimi del sacchismo o del guardiolismo, che ben altri risultati e trionfi hanno raggiunto, ma tra un “bischero” e un “maremma maiala” abbiamo tutti finito col prendere entusiasticamente confidenza con la disciplina. Fino a farci una cultura pure noi di possesso palla, costruzione dal basso, movimento degli esterni e linea alta. Per poi capire però che o vinci qualcosa, tagli almeno dei traguardi di tappa, metti in saccoccia un po’ di bei risultati, oppure col sarrismo ci friggi l’acqua e non campi. Un maestoso “Vissi d’arte” per farla breve, ma che sia melodramma pucciniano o il più voluttuario football, poi alla fine in questa vita affannata c’è qualcuno che banalizza e materializza l’impeto teorico, ne chiede pegno e in questo precipuo caso lo sporca addirittura con la bestemmia del risultato.
Fa sì ordunque che l’Atalanta-Frosinone 4-4 diventi il discrimine tra la concezione che il calcio sia soprattutto un’idea, e la declinazione sportiva della politica cinica intesa come “sangue e merda” (copyright Rino Formica). Non è tale forse anche il calcio? E pertanto con l’idea hai rotto le scatole, qui vogliamo vincere qualche partita, anche perché di bel calcio a Bergamo negli anni se ne è visto e si è vinto pure delle belle cose.
Già alla Lazio la fede nel Sarrismo era stata fortemente stropicciata, fino a provocare addirittura due divorzi dal creatore. Il Sarrismo più puro e idealista ha acceso i cuori e i cervelli di centinaia di migliaia di tifosi adoranti a Napoli ma senza vincere una cippa. Alla Juventus e al Chelsea il Sarrismo (Sarriball in versione inglese) aveva partorito uno scudetto e un’Europa League, ma dopo un’anno ne ebbero abbastanza e a Maurizio nostro lo rispedirono al mittente – Figline Valdarno (FI) – come pacco fallato.
Il Sarrismo ha rivendicato, non so con quale diritto, una superiorità morale, etica ed estetica. Di Sarri e del Sarrismo si ricorda un Movimento Sarrista con 11mila firmatari, un soprannome “Il Comandante” che lo ha innalzato a Che Guevara del football, intellettuali – Roberto Saviano, per dirne uno – impazziti per la filosofia delle diagonali e dell’occupazione degli spazi. Il Sarrismo è stato, forse lo è ancora, per quanto decadente, un fenomeno di identificazione collettiva. Trascinante e travolgente come un’onda rivoluzionaria, il Sarrismo è stato la parabola dell’assurdo. Ha vinto (poco) quando ha attenuato il suo rigore, ha entusiasmato e mosso folle quando ha surrogato il fallimento dei traguardi con la sublimazione dell’idea.
Fino a quando i tifosi della Lazio se ne separano senza grande rimpianto e quelli dell’Atalanta fischiano sonoramente perché 4 gol dal Frosinone fanno tabula rasa e mostrano l’impossibilità dell’equazione sarrista.
Il mio regno per un 4-3-3!

Filosoficamente parlando tutti abbiamo una fine. Quindi è nella natura delle cose. Non conosco così bene il gioco di Sarri da avere dei giudizi, e non seguo più il calcio. Però posso dire tre cose, alla Juve il suo gioco faceva abbastanza pena. Però ha vinto il campionato, l’ultimo che abbiamo vinto. Mi pare però avesse CR7 e Dybala. E ha definito CR7 il miglior giocatore che ha allenato. Non ricordo CR7 dire qualcosa su Sarri.
La sua carriera è encomiabile, a prescindere. La forza con cui si è arrampicato dalla seconda categoria alla Premier mi pare un segno che è un uomo con le palle, a tutto tondo.
Fuma così tanto che prevederne l’esito è fin troppo banale.
Sintesi, in un mondo di raccomandati sicuramente è un esempio. Dopo di che per giudicarlo a fondo bisognerebbe conoscerlo di più. La preparazione alle partite, ad esempio, sicuramente fa la differenza, e lui in quello mi pare un ossesso. Però ci va anche la capacità di adattarsi ai giocatori e lui forse lì ha un pò difettato.
Ti risulta che CR7 abbia mai detto qualcosa su qualcuno che non fosse CR7 medesimo?
Ha definito Ferguson, altri e pure Allegri tra gli allenatori da cui ha imparato. Di Zidane ne ha lodato la persona, forse anche di Ancelotti ho sentito qualcosa. Ha decisamente ignorato Sarri, da cosa ricordo.
Ha imparato da Allegri?
🤔🤔🤔🤔🤔
“Rispetto ogni allenatore, ogni approccio diverso, opinioni diverse, mentalità diversa, ma su alcuni punti non puoi essere d’accordo. Sono sempre stato così, e ho lavorato con i migliori allenatori del mondo: Zidane e Ancelotti, Mourinho, Fernando Santos, Allegri… Quindi ho un po’ di esperienza perché imparo da loro”
Ah beh, allora…
Direi di non parlarne più come personaggio “da analizzare”…antipatico ed arrogante in modo esorbitante(quando allenava il Napoli mi imbarazzava ascoltare le sue interviste/uscite…),ha vinto qualcosa quando le squadre in questione hanno giocato prescindendo da lui(per non dire ammutinarsi, come pare successe nel caso di Cristiano Ronaldo & c…)
Prima del Sarrismo ci fu lo Sdenghismo, la filosofia di gioco del vecchio Zdenek Zeman, fautore di un calcio superoffensivo e spettacolare, un 4-3-3 che spesso si trasformava in “un portiere e dieci attaccanti”, una girandola di forsennati che ruotavano per il campo con l’obiettivo di segnare almeno un gol più degli avversari Dopo il Foggia dei miracoli della fine degli anni ’80, Zoff portò Sdengo alla Lazio, dove rimase per tre stagioni, esaltandoci con vittorie clamorose e punteggi eclatanti, ma anche con rovesci altrettanto pesanti. Dopo lo scippo da parte di Sensi che se lo porto alla Roma, ovviamente ci fu l’abiura da parte dei tifosi laziali per lo sgradevole cambio di casacca, ma non possiamo dimenticare quelle giornate di gloria e i tanti gioiellini che ha portato con sè da Foggia (Signori, Rambaudi, Di Biagio) o i giovani che ha lanciato da noi, faccio solo due nomi: Nesta e Nedved. Un occhio particolare per la scoperta di giovani talenti, niente male per un “ceco”!
Hai ragione. Ma anche il Trapattonismo a suo modo è stato una filosofia, un modo di essere andato molto al di là della partita. Pensa allo strafamoso “Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Il calcio è a suo modo una Divina Commedia, porta dentro tutto quanto. E su Zeman d’accordissimo. Lui ha spaccato anche di più di Sarri. Alla Juventus letteralmente lo odiavano. Un saluto e grazie, ciao FaB
Strano che alla Juve odiassero Zeman, chissà perché poi, è sempre stato così carino nelle sue dichiarazioni verso la società bianconera…
Dott. Bocca non crede che associarlo tanto vistosamente al Che sia un pizzico esagerato?
Al Napoli e’ vero, non ha vinto niente, ma a parte un gioco scintillante che ammaliava, anche per merito , bisogna dirlo di un gruppo di giocatori notevole, ha stabilito un record difficile da eguagliare : arrivare secondo con 91 punti!
Comunque tornando ai paragoni, visto che ebbe il soprannome di “comandante” lo avrebbe dovuto accostare ad Achille Lauro, non il cantante😎.
Ma il Che era ben altro!
Anzi questo paragone ai miei occhi sa tanto di blasfemia.🧐
Può mai Maurizio Sarri essere paragonato al Che? E’ chiaramente un paradosso ironico, una libera forzatura artistica. Per dire insomma che le sue idee sono andate ben al di là di una banale strategia tattica. Grazie, ciao e buona giornata FaB
Ehh niente Bocca, è che qualcuno dei partecipanti al bloog deve ancora approfondire il senso ironico, senza offesa Bianchi.
Una precisazione: Il Chelsea non lo ha cacciato: se n’è andato lui per nostalgia dell’Italia, salvo poi pentirsene pubblicamente più volte.
A me che sono un profano, qualcuno potrebbe spiegare con parole semplici in cosa consiste il “sarrismo” dal punto di vista tattico? E quali sono i caratteri distintivi?
Non è che venga così esaltato solo perché ha allenato il Napoli?🤔
Ma la smettiamo con questa favola dell’ex impiegato bancario dallo stipendio milionario spacciato per rivoluzionario? Già definirlo progressista è generoso, considerati i suoi trascorsi di commenti omofobi e sessisti.