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Peccato, ma prima che uno scudetto storico venga sommerso da fango e veleni è meglio chiuderla subito qui questa storia di convivenza coatta tra Spalletti, il Napoli e De Laurentiis. E’ stato bellissimo, meraviglioso, ma basta, risparmiateci i piatti in faccia e la “Guerra dei Roses”. In fin dei conti tra l’Inter e Conte, due anni fa, andò nella stessa identica maniera. Due galli nel medesimo pollaio sono troppi e il pollaio appartiene a De Laurentiis, che non vuol concedere all’allenatore fette di potere o farsi dire come gestire la società, la squadra e soprattutto come spendere i propri soldi. Qui comando io, è il messaggio di De Laurentiis: non voglio tarpare le ali a nessuno, se non va bene quella è la porta. La sintomatologia della malattia del resto è chiarissima, Spalletti ha già ricominciato a parlare per complicate e incomprensibili allocuzioni che non promettono nulla di buono. “Per il mio futuro non mi servono le ali ma un paio di stivali”, “bisogna andare sempre dentro lo scorrimento delle siruazioni…”. Dunque inutile aspettare che l’incendio divampi incontrollato, meglio separarsi consensualmente. Sorprendente? No, stupidi noi a credere che nel calcio esistessero ancora le favole. “Maronn ‘ro Carmin”! L’unica preoccupazione di De Laurentiis oggi è che Spalletti non finisca, prima o poi, alla Juventus…

Se alla Juve l’allenatore rischia di restare anche quando non si vince nulla, al Napoli l’allenatore se ne va dopo uno scudetto che ha fatto il giro del mondo. No, siamo chiari, meglio chiuderla subito qui questa storia di convivenza coatta tra Spalletti, De Laurentiis e il Napoli. Sarebbe un sacrilegio rovinare con ulteriori veleni uno scudetto che ha fatto storia e che è andato ben oltre il successo di una squadra di calcio.

   Lo so che sembra assurdo, ma non è così raro. Non più tardi di due anni fa Antonio Conte ha lasciato l’Inter dopo averla riportata allo scudetto dall’epoca di Mourinho. Certi allenatori dopo aver vinto vogliono il potere assoluto, e non sempre può venir loro concesso. Ti possono dare dei soldi, anche tanti, possono pagarti il prezzo della tua impresa, ma è sempre un rapporto mercenario, l’ammiragliato, il potere, il patrocinio e la firma restano privilegio del padrone di casa. Figuriamoci se uno come De Laurentiis si fa imporre dall’allenatore come governare la sua squadra e soprattutto come spendere i propri soldi.

   La vittoria è di tutti, ma se ne diventa padroni in troppi, ognuno ne pretende il pezzo più grosso e la gelosia finisce col corrodere i rapporti umani. E’ assurdo ma è così: il Napoli ha vinto lo scudetto con cinque giornate d’anticipo, alla terzultima sappiamo già che qualcosa si è irrimediabilmente sfasciato e che il Napoli che ha vinto lo scudetto 33 anni dopo Maradona non sarà più lo stesso. Se aspettiamo ancora una settimana magari De Laurentiis ci dirà quale sarà il prossimo allenatore del Napoli (Benitez, Conte, Klopp, Nagelsmann, De Zerbi, Gasperini, Palladino o chi altro?) e Luciano Spalletti ci dirà se si ritirerà ancora una volta nel suo ranch in Toscana, oppure magari accetterà l’offerta di qualche altro club. La principale preoccupazione del Napoli è che non vada alla Juventus. Magari insieme a Giuntoli. Anche se oggettivamente non sarebbe male: la Juve nei guai che scopiazza il compito in classe del Napoli

  Se anche ci fosse ancora uno spiraglio per continuare così, con questa formazione e con questa catena di comando, meglio evitarlo a questo punto. Per non dover riparare dei disastri dopo. De Laurentiis si è messo subito – giustamente, umanamente, presuntuosamente? – a fare il pavone, e Luciano Spalletti ha ricominciato a parlare come quando si sa che gli ha preso molto male e dunque non promette niente di buono. “Tarpare le ali? Io non devo volare da nessuna parte. Per quello che devo fare non mi servono le ali ma solo un paio di stivali”. “Tra vincere e rivincere la cosa più difficile è vincere con una squadra che all’inizio indicavate tutti come ottava”. “Non ho rifiutato nessun aumento, non ho alcuna clausola da pagare, non ho alcuna squadra dove andare”. “Ci pensa il presidente a tenere tutti sulla corda, lui è bravo a tenere la corda tirata”. “Mi pare che qui ora bisogna lottare per vincere la Champions League”. 

  Per poi infarcire il tutto con i suoi soliti ghirigori lessicali: “Bisogna andare sempre dentro lo scorrimento delle situazioni…”; “è leggibile dove andare a tentare di cambiare qualcosa”; “io ho una pettorina dove davanti c’è scritto che sono felice e dietro che sono infelice, sono molto vicine le due situazioni”. Il calcio funziona così, nessuno parla chiaro e diretto finché c’è un contratto o dei soldi in ballo, si va per allocuzioni e contorsionismi.

Prima che finisca a piatti in faccia come la “Guerra dei Roses”, meglio una separazione civile e consensuale. De Laurentiis e Spalletti sono i due classici galli nello stello pollaio, pronti a beccarsi a morte. Più salutare che uno esca. Ed essendo il pollaio di De Laurentiis sembra scontato chi dovrà farlo. Peccato? Beh, sì peccato, lo scudetto del Napoli ci aveva fatto credere che nel calcio esistessero ancora le favole. Maronn ‘ro Carmin!, stupidi noi a crederlo.

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SINTESI

Peccato, ma prima che uno scudetto storico venga sommerso da fango e veleni è meglio chiuderla subito qui questa storia di convivenza coatta tra Spalletti, il Napoli e De Laurentiis. E’ stato bellissimo, meraviglioso, ma basta, risparmiateci i piatti in faccia e la “Guerra dei Roses”. In fin dei conti tra l’Inter e Conte, due anni fa, andò nella stessa identica maniera. Due galli nel medesimo pollaio sono troppi e il pollaio appartiene a De Laurentiis, che non vuol concedere all’allenatore fette di potere o farsi dire come gestire la società, la squadra e soprattutto come spendere i propri soldi. Qui comando io, è il messaggio di De Laurentiis: non voglio tarpare le ali a nessuno, se non va bene quella è la porta. La sintomatologia della malattia del resto è chiarissima, Spalletti ha già ricominciato a parlare per complicate e incomprensibili allocuzioni che non promettono nulla di buono. “Per il mio futuro non mi servono le ali ma un paio di stivali”, “bisogna andare sempre dentro lo scorrimento delle siruazioni…”. Dunque inutile aspettare che l’incendio divampi incontrollato, meglio separarsi consensualmente. Sorprendente? No, stupidi noi a credere che nel calcio esistessero ancora le favole. “Maronn ‘ro Carmin”! L’unica preoccupazione di De Laurentiis oggi è che Spalletti non finisca, prima o poi, alla Juventus…

Giornalista sportivo, a La Repubblica dal 1983 al 2022, sono stato per 12 anni capo dello Sport. Prima e dopo sempre sport e calcio, dai campi di periferia fino ai Mondiali, da Gianni Brera fino a Internet, da San Siro a New York, da Wembley all'Olimpico, dalla carta alla TV. Autore di Bloooog!, il Bar Sport, per 14 anni dentro Repubblica.it. Ora in maniera assolutamente libera, autonoma, indipendente, senza filtri.

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unclemarvo

probabilmente spalletti sa di aver raggiunto l’apice della carriera, ha una squadra forte a disposizione (forse non la più forte) e ha saputo avvantaggiarsi delle circostanze favorevoli quest’anno (doppia preparazione rapida, nessun giocatore ai mondiali, effetto sorpresa all’inizio per giocatori fino a 1 anno fa sconosciuti). può andare alla cassa (alla juve dove se pagano 9 allegri potrebbero anche finire col dargli 18, o in premier al chelsea o al liverpool che cambieranno allenatori ma che pagano sempre in modo generoso); oppure stare tranquillo a montaione per un paio di anni, magari anche ritirarsi: d’altronde è l’allenatore più anziano a vincere il campionato, ha cominciato presto, sono 20 anni che allena magari non ha voglia di finire in parabola discendente, boh.
al napoli spero prendano italiano o de zerbi oppure il sogno sarri o addirittura klopp, e che abbandonino la pista conte, che ho un debole per loro e li tifo per lo scudetto e non vorrei tutt’a un tratto dover tifare che retrocedano.

Nathan

In caso di addio anticipato di Spalletti, potremmo affidarci al duo Cavasin-Cosmi,a De Canio oppure ad Eziolino Capuano. No problem.

Bob Aka Utente11880

Un momento: Mou se ne andò all’apice di un irripetibile triplete, Conte probabilmente perché preoccupato da una crisi finanziaria che metteva a rischio i giocatori top e il suo bonifico mensile, qui mi pare sia diverso: uscire dal cono d’ombra proiettato dall’allenatore e riprendersi la scena ? Aver raggiunto l’obiettivo, monetizzare e ripartire ? …

Lorenzo

Irripetibile? Intendi da parte dell’Inter vero? 🙂
No perché il City è lì lì per farlo (e sinceramente spero gli guastiate la festa).

Modifica il 1 anno fa da Lorenzo
Leo 62

Notorio che Spalletti abbia il desiderio, mai troppo celato in passato, di allenare la Juventus… e magari raggiunge Giuntoli… c’è molto lavoro da fare, ma penso che sia motivato. Sicuramente sa anche che il prossimo anno a Napoli sarebbe più complicato prendere quel vantaggio prima del solito calo fisiologico.
Certo alla Juventus credo che Allegri abbia ancora un anno e quindi ci sarebbe da pagarglielo a vuotoe le casse non è che siano piene.
Il Napoli potrebbe ripartire da De Zerbi o da Italiano e non sarebbe malissimo… nel caso possiamo anche cedere Pioli…

Luc 68

Qualcuno ha parlato di Giuntoli e Spalletti alla Juve…. per piacere prima regoliamo i conti con la giustizia …. poi con Allegri … e infine si parli pure di strategie.

Obizzo da Montegarullo

Ma che favole nel calcio! Bocca, non esistono e non ci crede neanche lei, qui si tratta semplicemente di rapporti d’affari e De Laurentiis deve valutare se gli convenga di più tenere Spalletti o abbandonarlo al suo destino. Un po’ come Fazio che se ne va da Rai Tre anch’io credo che anche Spalletti se ne andrà a cogliere il meritato dividendo di un’impresa sportivamente memorabile da un’altra parte. E in ogni caso nei momenti di sconforto potrà sempre consolarsi leggendo l’estratto conto del suo conto corrente.

EroAdAtene

Fine corsa per Spalletti. Ho provato a prendersi dei meriti (Che ha) e pretendere dei premi in danaro (Che metita). Tanto è bastato al Padrone tronfio per troncare tutto, per far capire che il metito è solo Suo e chi non lo capisce se ne può anche andare. Venderà poi Kvara e Osi e Kim ai migliori offerenti e ai tifosi napoletani dirà che lo ha fatto per tenere il bilancio in pareggio. Per lo scudetto prossimo, aspettare altri 33 anni, che vuoi che sia…

Quattroquattronovetredue

Era già tutto previsto
fin da quando lui, firmando
coi cronisti straparlava
delle cose che sa dire
delle cose che sa fare
mentre fa l’allenatore
e lui lo guardava storto
ma quale amore…

luigi.iannelli

Alla lunga diventa perfino stucchevole parlare oggi di Allegri laddove bisognava parlarne almeno 5 anni fa e chiudere pure il discorso definitivamente. Invece, è da 5 anni che c’è ancora chi arrampicandosi sui 5 scudetti consecutivi, tira fuori il “sono stati anni meravigliosi” oppure il “ho buone sensazioni”.
Sicuramente i bianconeri sono una tifoseria fedele ed affezionata, ma di calcio ne masticano ben poco visto che sputarono nel piatto Sarri che, invece, gli aveva aperto gli occhi dimostrandogli che, malgrado quella squadra fosse un controsenso fra buoni giocatori e pippe immense e superpagate, gli bastarono una decina di partite giocate bene per portare a casa uno scudetto.
Ora circolano voci su un’accoppiata Giuntoli e Spalletti ed il solo fatto che queste voci circolino appena dopo che il Napoli ha conquistato lo scudetto, la dice lunga su un’altra leggenda metropolitana secondo la quale il Presidentiis sia un ottimo gestore. Anche questo però è un argomento, almeno per me, obsoleto. Ma di quali ottimi gestori si va cianciando? Successe quando il Napoli di Sarri, dopo aver sfiorato uno scudetto – quello sì impossibile – perché neanche a gennaio il “buon gestore” mise mano non alle sue tasche, ma alle sue enormi plusvalenze per comperargli due giocatori che fossero qualcosa di meglio dei Rog, Ounas o Diawara. Successe così che Sarri si ritrovò a passare per traditore ed il Presidentiis a gongolare prendendosi, com’è abituato, oltre ai soldi anche i meriti degli altri.
Il copione, ovviamente, prevedeva il coup-de-theatre e dopo Sarri arrivò con tanto di fanfare Ancelotti che, intanto, caduto in disgrazia, doveva riciclarsi. Un campionato e mezzo finiti come sappiamo ed a distanza siderale dai risultati dei tre campionati di Sarri. Poi Gattuso. Come dire che è fin troppo comodo esibire la saggia contabilità e non fare lo stesso con i fallimenti soprattutto quando nessuno te lo rinfaccia.
Quest’anno, fra biglietti, trombette e bandiere, avrò speso almeno 200 euro, ma non sono dispiaciuto perché è una spesa sostenibile se la si fa una volta ogni 33 anni. Mi preoccupai molto di più quando il Napoli di Maradona buttò via il secondo scudetto consecutivo ma, comunque, lo vinse nel ’90. Quello avrebbe potuto essere l’inizio di un ciclo, ma i problemi extracalcistici di Maradona e non certo l’incapacità di Ferlaino furono la causa che mandò a gambe all’aria la società. Quello che invece mi fa sorridere è quel parlare di questo scudetto come l’inizio di un ciclo quando, invece, le tarantelle appena iniziate confermano soltanto che il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Ma sì, apriamo lo stadio ai matrimoni ed alle prime comunioni. Magari con la messa officiata dal Presidentis ed i chierici a raccogliere le offerte in cambio delle immaginette dei calciatori. Quelle offerte che non sono soggette ad IVA e a scontrino fiscale.

commentanonimo

Serio? Da gobbo non capisco cosa vuoi dire. Giuro. Ho capito solo che hai speso soldi a comprare trombette…☺. Comunque il delau nn mi sembra tanto diverso da un agnelli…per noi e’ passione. Per loro che comandano soldi e potere.

cipralex

La juve con Sarri lo scudetto ha seriamente rischiato di perderlo.

L’ha vinto quando lo spogliatoio commissario’ il medesimo.

Citofonare Sarri per conferma.

unclemarvo

bah, io sono un estimatore di sarri, forse il migliore allenatore in italia insieme a dezerbi, quindi ho una bias e lo ammetto anche, però riscrivere la storia e non dargli i meriti per il vostro ultimo scudetto mi pare eccessivo. che dire, vi meritate allegri tutta la vita, perchè perlomeno ha il cappotto e la gravatta anche se gioca un calcio giurassico. e soprattutto non si lascia commissionare dallo spogliatoio. cortomuso e tutto d’un pezzo.

Klara and the sun (aka scusameri)

Sempre sul pezzo uncle. In particolare il 50% circa dei nostri tifosi (quelli capitanati dai Cavalieri del Sacro Allegraal) si meritano il cesso di situazione senza speranze e senza costruire nulla in cui abbiamo versato in queste ultime due stagioni.

cipralex

Le stagioni in cui non abbiamo costruito nulla sono quelle di Sarri e Pirlo (due anni buttati) e non per loro responsabilità ma per lo stato “confusionale” in cui si è venuta a trovare la dirigenza (Agnelli, Nedved; Paratici) e per le conseguenti scelte demenziali.

Con Allegri il progetto è più chiaro ed ha un respiro di (almeno) quattro anni.
I giovani che hanno esordito stabilmente quest’anno ne sono la manifestazione.

Trovo infantile continuare a pretendere da Allegri , come fai tu, un gioco in cui non crede o che non è nelle sue corde.

E comunque resto convinto che il bel gioco lo fanno i calciatori.

cipralex

Guarda,Sarri piace anche a me e non riscrivo nessuna storia, è semplicemente ciò che è accaduto.
Ripeto, per ammissione dello stesso Sarri.

Klara and the sun (aka scusameri)

Fonti, please.

cipralex

Oddio, la bibliografia dettagliata non ce l’ho ma esistono numerose interviste rilasciate da Sarri a scudetto vinto, alcuni indizi tra cui il fatto di non aver fatto la tradizionale “cena tutti insieme” e , cosa più importante per un fine osservatore come sei tu, il netto cambiamento di atteggiamento della squadra dopo la sconfitta in casa con il Napoli e fino alla partita con l’Inter.

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