Security room Bloooog!

Security Room, quella stanza del Bar Sport di Bloooog! dove l’argomento non è il calcio, ma tutto il resto: dalla politica ai viaggi, dai libri alla cultura, dal mondo alle storie. Uno spazio aperto, dove l’argomento è assolutamente libero e lo sceglie ognuno di noi. In un racconto continuo e condiviso con tutti

Non solo calcio. O almeno il calcio e tutto quello che c’è intorno. Questo è sempre stato un posto amato da tutti i frequentatori di Bloooog!. Che qui possono entrare e scrivere liberamente di ogni argomento, proponendone loro stessi. Tutto quello che va oltre il calcio. Lo sport in genere, ma anche e soprattutto la politica, la società, il mondo, lo spettacolo, la cultura, i libri, il cinema, la cucina, le storie, i viaggi, le città, gli amori, i ricordi, i racconti personali. Sostanzialmente tutto. Lo spazio è aperto, i protagonisti siete voi.

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Giornalista sportivo, a La Repubblica dal 1983 al 2022, sono stato per 12 anni capo dello Sport. Prima e dopo sempre sport e calcio, dai campi di periferia fino ai Mondiali, da Gianni Brera fino a Internet, da San Siro a New York, da Wembley all'Olimpico, dalla carta alla TV. Autore di Bloooog!, il Bar Sport, per 14 anni dentro Repubblica.it. Ora in maniera assolutamente libera, autonoma, indipendente, senza filtri.

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MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

@ Er Mobilia

Ottimo Er Mobilia, ottimo. Ma come ho scritto a , questo tizio non ha assolutamente la più pallida idea di quello che dice. Riporto di seguito una sua affermazione:

”Se debitori e creditori netti sono i paesi, ed è così; non mi risulta assolutamente però che un gruppo privato o una multinazionale siano debitori di uno stato o se si preferisce che uno stato sia creditore di una multinazionale, perlomeno non nel contesto di un balance tra stati; quindi non esiste in genere che un Gruppo sia debitore e dipendente, neanche in parte, finanziariamente”

Semplicemente non ha capito che i debitori netti non sono i Paesi in quanto tali, ma gli agenti economici nel sistema economico considerato e globalmente inteso. Imprese, banche, intermediari finanziari, governi. Non conoscendo macroeconomia, che studia le grandezze economiche aggregate, guarda tutto nell’ottica della singola impresa. Un po’ come quel tizio, che avendo conosciuto solo martelli è convinto che qualsiasi problema sia un chiodo.

Sono le banche europee ad essere creditrici del sistema economico indiano o indonesiano o messicano, sono le imprese ed i cittadini europei che, acquistando direttamente o tramite il sistema finanziario, obbligazioni, azioni, titoli di debito ed elargendo finanziamenti fanno sì che quei sistemi economici possano svilupparsi, investire, raccogliere capitale.

Un’impresa indiana, indonesiana ecc. che si rifiutasse spontaneamente, o sotto imposizione politica, di vendere materie prime ad imprese europee si caccerebbe in una posizione di soggezione evidente. A quel punto, banche europee, imprese europee, fondi europei ecc. ben potrebbero vendere obbligazioni e azioni delle imprese residenti, ritirare depositi dalle banche residenti, evitare di acquistare titoli di stato ecc.
Per questa via distruggerebbero quindi base monetaria, farebbero crollare a picco il valore della moneta domestica e le riserve valutarie, con conseguente credit crunch, aumento dei tassi ecc. Tipico caso di sudden stop: arresto di capitali in entrata verso economie emergenti. Che è poi è quello che è successo in Russia, con la banca centrale costretta a bloccare i capitali in uscita, ad alzare i tassi e a far crollare a picco l’economia.

Vede una dipendenza dell’Occidente nei confronti dell’Oriente che è solo nella sua testa.
Ma poi, non esiste cosa più semplice. Basta andare a vedere a quale tasso si finanziano le imprese minerarie indiane per comprendere che non si può scindere il rischio Paese dal rischio di un’impresa che opera in quello stesso Paese.

luigi.iannelli

A dirla proprio tutta, considerati gl’italioti, la maggioranza blindata che ci sarà ora in Parlamento me l’aspettavo addirittura maggiore. Il problema vero, però, non sarà quello dei prossimi 5 anni, ma il successivo quando, oltre a sgomberare le macerie, servirà un grosso scostamento di bilancio per provvedere a denazificare il paese.
In ogni caso, visto che non ci siamo riusciti in 77 anni, non ditemi che sarà dura perché, almeno in termini di colossale presa per il culo, la cosa più dura sarà metterci la faccia ogni 25 Aprile dei prossimi 5 anni.

hilander

Leggevo con interesse quanto scritto su un post sotto, dove ho trovato confermato che spesso il tentativo di voler contestare; esponendo una propria convinzione come legge e regola di un settore e mercato che non si conoscono di fatto, porta a distorcere la realtà senza esporre dati di fatto (non se ne abbia a male il mio amico, capita anche a me, ma lui non se ne ritenga immune).

 

Riprendo per intero la considerazione cui mi riferisco

Ciò significa che quei Paesi che hanno le materie prime hanno beneficiato e beneficiano anche dei capitali europei. E hanno un solo modo per non incorrere in una crisi valutaria: aumentare l’export e/o continuare ad ottenere prestiti (che continueranno ad arrivare solo se l’economia cresce) Ora, ammesso che SOLO e SOLTANTO quei Paesi di cui sopra posseggano determinate materie prime e che non ci siano fornitori sostitutivi ecc. in base a quale criterio un Paese in possesso di materie prime dovrebbe rifiutarsi di venderle ad un Paese verso cui è debitore e dal quale dipende, almeno in parte, finanziariamente e tecnologicamente. Ricordiamo infatti che la zona Euro è la seconda area economica del mondo in termini di export per prodotti ad elevato contenuto tecnologico.

Non si capisce il perché Paesi europei che si vedessero rifiutare la vendita di determinate materie prime, per qualsiasi ragione, dovrebbero continuare ad investire su quegli stessi Paesi che non vogliono vendergliele. A quel punto basterebbe disinvestire per mandarli in crisi/bancarotta. Capirai benissimo che qui non solo siamo oltre l’economia, ma siamo oltre la logica. Questa è gente che non fa altro che sognare ad occhi aperti il crollo dell’Occidente.”

 

 

Tralascio di commentare l’ultima frase, che non mi riguarda, perché io “ho lavorato per l’occidente, fatto guadagnare l’occidente e guadagnato tramite l’occidente, e portato benefici all’occidente anche dall’oriente, del quale su indicazione dell’occidente mi sono occupato, tra le altre decine di paesi, soprattutto occidentali”: ma i benefici del confronto con altre realtà industriali sfugge a chi di industria non abbia le basi.

 

 

Rubo l’espressione “Capirai benissimo che qui non solo siamo oltre l’economia, ma siamo oltre la logica” per applicarla a buona parte di quel passo che ho riportato.

 

Parto quindi da un equivoco (che è un errore di fondo o la ignoranza del settore specifico) quando leggo che “non si capisce in base a quale criterio un Paese in possesso di materie prime dovrebbe rifiutarsi di venderle ad un Paese verso cui è debitore e dal quale dipende”.

Evidentemente chi scrive questo ignora (io mi auguro solo lo abbia dimenticato nella foga del commento pensando che tutto il mondo funzioni secondo il vecchio Decreto Regio e seguenti che regolano il settore minerario italiano)), che l’attività di approvvigionamento di materie prime o comunque monopolio di altri IN GRAN PARTE avviene NON tra Paese e Paese, ma tra gruppi privati/multinazionali, o al massimo, ma è poco frequente, tra paesi e gruppi privati/multinazionali.

Se molto lontanamente quanto sostenuto nel commento può riferirsi alle forniture tra governi o aziende di stato se non autonome ma soggette ai capricci politici, e non tutte le aziende di stato sono disposte a ciò, questo deve pur sempre essere lungi da qualunque forma “compensatoria” fiscalmente” proibita in occidente, e per quanto ne so anche negli altri mondi. Ma qui entriamo nel tecnico, per cui andiamo oltre.

 

Senza voler fare lezioni a chi, parlando di approvvigionamenti con tale convinta autorità, dovrebbe elementarmente sapere almeno “come si compra” nel mondo, “dove si compra”, “chi compra e da chi”, “chi vende e a chi”, qui, senza tema di smentite, rammento a stretto giro di penna nuovamente che quando si parla di comprare e vendere materie prime e/o componentistica strategica per l’industria si tratta di compravendita nella grande maggioranza dei casi NON tra paesi, MA tra privati, o al limite non frequente tra un paese e un privato: non è che gli stati comprano le materie prime e le distribuiscono alle aziende del paese (caso rarissimo)!

 

Se debitori e creditori netti sono i paesi, ed è così; non mi risulta assolutamente però che un gruppo privato o una multinazionale siano debitori di uno stato o se si preferisce che uno stato sia creditore di una multinazionale, perlomeno non nel contesto di un balance tra stati; quindi non esiste in genere che un Gruppo sia debitore e dipendente, neanche in parte, finanziariamente e tecnologicamente da un paese, sia esso europeo o di qualunque altra parte del mondo, anzi generalmente è proprio il Gruppo a sostenere con finanze proprie le produzioni  e ad apportare le opportune migliorie tecnologie, ma anche questo lo riprendo definitivamente dopo quando si parla di investimenti e disinvestimenti.

Buyers e sellers quindi, repetita iuvant, di norma NON sono i paesi, ma aziende che hanno siti produttivi nei paesi, ma non necessariamente del paese, e i cui conti economici, profitti e perdite non sono in alcun modo “mischiati” con quelli degli stati.

 

Se qualcuno non lo sa, uno sbilancio nel balance tra due stati, non obbliga minimamente le aziende in quella nazione “debitrice” a farsene carico assumendone o vedendosene trasferire lo scomodo ruolo di “debitrice” in vece sua (= della nazione), né essere caricata di una funzione di quasi obbligata compensazione.

 

 

Ribadisco che le aziende, nella grande generalità, comprano e vendono alle condizioni più premianti per l’azionista. Se questo fosse lo stato, la pressione del governo, in egual misura per vendere o non vendere e comprare o non comprare, può avvenire eventualmente solo sulle “aziende di stato”, ma, posso dirlo con cognizione di causa, sempre con molta cautela, ma in nessun modo può interferire sulla controparte.

E che piaccia o no a professori e profani, a certificarlo c’è il consuntivo professionale di gente che ha approvvigionato magari un migliaio di miliardi e ben oltre sui mercati di tutto il mondo.

Basta andare a prendere le principali materie prime e molti componenti strategici e verificare quali sono i principali produttori/fornitori (siccome l’ho fatto e scritto più volte in SR, non intendo ripetermi) per capire che sono in maggior parte grandi Gruppi privati, liberi da “vincoli” e “ricatti” politici, o comunque liberi di scegliere, qualora vogliano seguire personali inclinazioni politiche.

 

 

Riprendo qui la frase che non ha un senso concreto e comprovabile

 

 “Non si capisce il perché Paesi europei che si vedessero rifiutare la vendita di determinate materie prime, per qualsiasi ragione, dovrebbero continuare ad investire su quegli stessi Paesi che non vogliono vendergliele. A quel punto basterebbe disinvestire per mandarli in crisi/bancarotta.”

 

per un commento di sintesi in un paio di punti: primo credo di avere spiegato che quei paese non hanno alcun potere di fare alcunché contro multinazionali che hanno concessioni o proprietà in quel paese, e qui chiarisco subito che non si può disinvestire un cazzo, se gli investimenti li hanno fatti i Gruppi e lì vogliono restare per loro profitto e convenienza; secondo, tanto per essere chiari, se vi volete fare una lista dei principali produttori/fornitori per ognuna delle principali materie prime e per i principali materiali strategici, andrete a scoprire che poco o niente vi hanno investito i paesi europei, e men che meno l’Italia, dove addirittura con la situazione ILVA l’Arcelor Mittal, proprio loro “disinvestendo” e non noi, hanno messo noi, che eravamo il number one europeo della produzione di acciaio, in una situazione di merda obbligando il nostro governo a mettere una toppa nazionalizzatrice, che ci costa, per salvaguardare un po’ di occupazione per un livello di produttività mediocre.

 

Io non offendo dicendo che è totale idiozia quella di chi nega quanto sopra, mi limito a dire che è mancanza di competenza specifica, magari in buona fede o di non aver saputo leggere l’azionariato dei “fornitori” di cui sopra.

 

Potrei parlare anche parlare delle JVs in India di IVECO con i colossi locali, e anche là lo stato italiano che cazzo ha investito, neanche un centesimo? O in Brasile nei siti industriali, neanche una lira? O forse il commento voleva dire che il governo italiano può obbligare industriali ad andarsene da quei paesi? O la Pirelli a tornare indietro, riacquistando le sue azioni (perché gratis non si fa un cazzo) e tornare in Italia per fallire, visto che con Michelin e le altre da semplice italiana non potrebbe competere (sapete, mi intendo anche di approvvigionamento di pneus, come credo fosse intuibile)? In Australia ci siamo andati a spese nostre, nei paesi slavi ci siamo andati a spese nostre. In Russia il rischio imprenditoriale se lo sono prese le aziende, mica lo stato) In Ucraina a mettere su tre JVs ci siamo andati noi con i nostri capitali, lo stato non ci ha dato un accidenti.

 

 

Grazie a Dio, nella maggior parte dell’Europa e in Italia, esiste ancora il libero arbitrio: e sono io, azienda che decido se voglio andarmene o restare nel paese, e faccio ciò che mi conviene, e onestamente del balance dell’Italia con quel paese poco mi interessa.

 

In Italia e in Francia sono tornati quelli che, a seguito di questa maledetta guerra di merda con sanzioni e controsanzioni, hanno visto crollare il lavoro e svanire il profitto, hanno svenduto alla Russia, e sono certo che qualcuno mi dirà che l’hanno fatto per spirito patriottico, perché non mi risulta che né Draghi né Macron lo abbiano imposto loro.

Dico invece che se i governi europei hanno qualche carta da giocarsi per disinvestire INVESTIMENTI STATALI  in quei paesi come si afferma nel commento lo facciano (spero che non lo facciano per investimenti fruttuosi, perché onestamente tagliarsi le palle per far dispetto alla moglie…!) e in fretta per difenderci, anche se non ricordo particolari investimenti europei rilevanti in quei paesi. O lo faccia dove e se ne ha autorità la UE, perché l’ONU di cui questi paesi fanno parte non lo farà mai.

 

 

L’attività di approvvigionamento, configurata in un’ottica di sorta di compensazione di balance e/o di indirizzi forzati contraddice il concetto inderogabile di libero mercato.

E’ una contaminazione che porta alla perdita di sensibilità del reale valore di mercato di un prodotto, che lede il diritto di seller e di buyer di partire alla pari in una corretta negoziazione.

Ed è quello attuale un tipico momento in cui ciò sta avvenendo, per l’inquinamento politico del quadro europeo, e presto magari mondiale.

E’ indubbio che ciò abbia avuto origine dall’invasione russa, ma la soluzione, che mi pare di aver letto il commento suggerisse, ancorchè poco praticabile e inefficace per quanto detto nella realtà, sia una stortura di fatto impraticabile.

 

 

Chiunque abbia evidenza che esistono invece i presupposti per una sua applicazione efficace e conveniente, evidenzi nomi dei gruppi privati ricattabili, degli investimenti europei da riportare a casa, dei paesi cui noi potremmo imporre un ricatto industriale GOVERNATIVO, e su quali basi, numeri e volumi portarli in default: i commenti generici o i prestiti da testi di economia (macro o micro che sia) non servono, il Purchasing è una materia specifica fatta di numeri, volumi, prezzi, logistica e contratti che si muove su materiali da una parte e cash dall’altra, e non ammette errori perché non sono riparabili: il resto è aria fritta.

Er Mobilia

hai ragione a dire che i rapporti sono tra imprese e non tra paesi ma allora a maggior ragione non si capisce il senso dei tuoi saggi tutti basati su evidenze a livello di paese con conclusioni sul futuro fosco dei paesi senza risorse naturali. O si aggrega per dire che le imprese italiane in generale hanno problemi perché le imprese congolesi in generale non vogliono vendere loro il litio (e’ solo un esempio a caso) e allora va bene quello che scrive mj23 oppure non si aggrega ma allora devi spiegarci perche’ l’impresa congolese specifica non dovrebbe vendere a quella italiana specifica se questa e’ disposta a pagare il giusto con tutte le necessarie condizioni come un’impresa americana o coreana. E soprattutto se non si aggrega perché ogni rapporto bilaterale tra imprese ha la sua storia e la sua dinamica ci devi spiegare cosa ce ne frega per capire i trend globali che tu asseritamente ci illustri.

Leo 62

Caro è solo una visione di tipo colonialista che parte dal principio che l’Occidente debba continuare a dominare i mercati delle materie prime in virtù del predominio economico guadaganto con il dominio violento del mercato delle materie prime… immaginando che essere “democratici” offra una sorta di redenzione a livello mondiale… e si scandalizzano della violenza altrui, ma solo di quella altrui.. c’era una storia di travi e pagliuzze a questo proposito nel Vangelo…

hilander

No Leo, io non ho voluto nè voglio dire questo nel contesto dei miei commenti, cioè non voglio parlare di democrazia vera o falsa, di populismi e sovranismi, ma esporre un dato di fatto, di cui ho evidentemente tutti e puntuali riscontri, pronti per essere mostrati a chi voglia provarmi l’opposto con nomi, numeri, etc, e non più parole e tabelline consuntive che niente dicono e distinguono in dettaglio.
Il piacere di discutere riflessi politici lo lascio tutto a te, amico mio.

Il mio primo commento, in cui facevo riferimento al passato colonialista europeo (e quindi non occidentale in toto perché di USA non parlavo) e alla venuta meno di questo, era semplicemente per dire che una delle ragioni del rallentamento del galoppo europeo stava nella cessazione/riduzione di disponibilità di quelle componenti e ricchezze non nostre ma dalle colonie.
Non avevo tenuto conto che qui ogni cosa viene da chi legge colorata con un pennello imbevuto del proprio colore politico.
E soprattutto anche da chi, digiuno di cognizioni di tecnologia e dell’attuale sviluppo della stessa negli spazi mondiali (a questo proposito finora vedo solo Maxx in grado di disquisirne competentemente: ma se vi sono altri tecnologi nascosti e silenti si manifestino), ci esalta ancora come solida e sempiterna avanguardia nel mondo: siamo solo ancora abbastanza bravi ma non siamo più i driver, e mi permetto di aggiungere che ciò è conseguenza di una regola che è ben nota a chi abbia operato nel campo della ricerca e sviluppo: la disponibilità di risorse economiche, che sono quelle capaci di mantenere in patria i cervelli assicurando loro sia una interessante retribuzione che i migliori strumenti per ricercare e “produrre” modelli, brevetti, prototipia avanzata.

E se si vuole che questo prodotto sia del paese (e cioè che i governi abbiano diritto ad avere la parola) è lo stato che deve metterci i soldi, non i gruppi industriali che sarebbero poi liberi di vendere brevetti, passare alla produzione in proprio dove, come, con chi è per chi vogliono.

E se qualcuno in vena di sparare sciocchezze ci verrà a dire, per mostrare quanto siamo virtuosi, che noi investiamo (numeri di fantasia) in ricerca il 5% del budget di stato, mentre la nazione XYWZ ne investe solo il 2%, non mi resta altro che rispondere banalmente che non sono le percentuali, di cui troppi sono innamorati, che determinano il successo, ma i montanti che questi rappresentano: e se il nostro 5% vale 50 miliardi e il 2% di XYWZ vale 150 miliardi chi ha parlato di percentuali ha parlato di pippe.

C’è qualche report che proprio per questo fa emergere la necessità per esempio degli US di dare una decisa accelerazione con investimenti ben più importanti di quanto fatto recentemente per recuperare il gap tecnologico negativo oggi esistente con la Cina, accumulatosi finora nel 5G, nell’I.A., nella microelettronica, nelle nanotecnologie, nelle diversificazioni energetiche.

Ma chi non coniuga investimenti con ricerca, sviluppo prototipale, preserie e serie produttive non ci capirà mai un accidente e continuerà a dilettarsi di convinzioni e letture storiche, estranee da tempo nelle strategie dei gruppi mondiali: ma ostinatamente ci verrà ribattuto che multinazionali e grandi gruppi industriali sono marginali nell’Olimpo macroeconomico!

hilander

L’Italia di Draghi ha tenuto il ritmo previsto, anzi l’ISTAT le assegna un 0,1 di rialzo sul tasso di crescita del PIL (6,7%) rispetto alla stima di aprile, frutto di un miglioramento in ogni settore (salvo il primario, ma questo lo si sa da un secolo, che agricoltura, allevamento, pesca non sono più attività da italiani).

Lascio ad altri il dilettarsi nei dettagli numerici e percentuali di investimenti, impex, valore aggiunto, quote di profitto, tasso di investimento, reddito disponibile alla famiglie in valori correnti, rapporto con potere d’acquisto e via discorrendo.

L’Italia va meglio di altri, la tenuta c’è, e meno male perché questo decimo di punto ci servirà in vista di un eventuale shock da postelezioni (ma mi auguro che prevalga il buon senso e per una volta una congiunta coscienza degli italiani e dei loro eletti) e dall’autunno, che si prospetta caldo malgrado il maggior freddo che sentiremo a costi più alti, perchè il momento dei sacrifici più grandi è prossimo a venire, sperando che nel frattempo qualcuno non ci inimichi l’Europa dopo il 25 settembre.

luigi.iannelli

Se le cose vanno male abbiamo gli strumenti

Brava Ursula, anzi, due volte brava perché se da un lato non può che farmi piacere sapere che per un verso sembrerebbe che lei non sia di destra, da un altro lato, però, mi conferma che anche lei fa parte di quell’ampio e maggioritario gruppo di quelli che sventolano la bandiera di quell’occidente che fa della democrazia un regime peggiore di tanti altri. Peggiore proprio perché, a differenza di altrettanti regimi quelli almeno ci mettono la faccia nel non fingersi democratici. Capisce Ursula di cosa sto parlando? D’ipocrisia. Quell’ipocrisia delle cosiddette democrazie occidentali. Quelle che da millemila anni fanno le stesse, se non peggiori, guerre che fanno gli altri, quelle che hanno razziato il mondo, quelle che per millemila anni lo hanno schiavizzato, colonizzato, sfruttato e saccheggiato. Quelle che hanno pompato CO2 nell’atmosfera ed ora, se lo fanno i paesi sottosviluppati per passare anch’essi alla fase industriale, a loro non sta bene perché da miserabili consumatori diventano produttori.
Cara Ursula, lo dica ai suoi compari, quelli che chiamano “dittatori” quelli che non le offrono la sedia e poi s’incartano e nemmeno s’imbarazzano se quegli stessi dittatori fanno parte della NATO e mettono e tolgono i veti oppure diventano proprio essi i gran cerimonieri e negoziatori sul grano. Quel dittatore che, nelle democrazie degli Oscar, era a lui che andava consegnato il premio di “statista” dell’anno visto che, in ogni caso, almeno una cosa davvero concreta era riuscito a negoziare perché quel grano è l’unica goccia reale di disastro o evitato. Statista dell’anno? Mah. I 274 miliardi del PNRR sono stati ottenuti da Conte, sulla gestione del Covid è meglio stendere un velo pietoso, su quella degli aumenti energetici è meglio tacere come su quella degli extragettiti che si sono rivelati peggio della pulcinellata delle multe ai non vaccinati. Come, con ben altri risultati, la pulcinellata delle sanzioni.
Tornando alla sua affermazione, quindi, capisce Ursula quanto sia stata inopportuna perché se toglie ad una democrazia la sacralità dell’urna e quindi la libertà di voto minacciando il risultato con quel “abbiamo gli strumenti”, lei non ha fatto altro che mettersi sullo stesso piano di chi usa il referendum col ricatto del terrore. In effetti, non è che questo lei non può farlo, anzi, a mio avviso, è apprezzabilissimo quello che ha fatto, ma lo è solo perché non ha fatto altro che portare alla luce quella che è una realtà di tutti i regimi democratici ovvero la possibilità che, al di là del voto, in quelle che chiamiamo democrazie, “se le cose vanno male (col voto) gli strumenti (per cambiare le carte in tavola con i governi tecnici) le abbiamo” ovvero del voto e del ricorso alla volontà popolare ce ne fottiamo. Quella roba che, in fondo, da millemila anni, dietro le quinte sono i burattinai delle marionette che si recano alle urne. In ogni caso, grazie Ursula per il contributo con il quale hai spiegato in quattro parole il senso di quella che chiamate “democrazia”.

Modifica il 2 giorni fa da luigi.iannelli
Er Mobilia

ok quindi ci hai chiarito che il peccato che supera tutti i peccati per te e’ l’ipocrisia, il doppiopesismo, e pensi che ne siano maestre le democrazie occidentali e questo basta a fartele condannare in favore di altri regimi.
Non ti voglio tediare con l’ipocrisia delle non democrazie che preferisci perche’ almeno sono sincere quando mandano nel gulag decine di milioni di persone o ne ammazzano centinaia di milioni con la fame o ammazzano un terzo della loro propria popolazione con impossibili sogni di redenzione con la vita rurale, anche se pure loro quanto a ipocrisia non scherzano (dalla rivoluzione culturale che ha distrutto un paese per consentire a un gruppo di potere di rimanere in sella all’aiuto fraterno e internazionalista culminato con l’invasione di Ungheria e Cecoslovacchia alla denazificazione farlocca dell’Ucraina all’autogolpe di merdogan per eliminare l’opposizione interna, troppe bugie hanno raccontato che al confronto comprare il gas dai dittatori del golfo o mettere o togliere qualche veto e’ nulla, la cosa bella di voi sinistrati e’ che dei morti non ve ne frega nulla presi come siete dalle vostre fumisterie ideologiche, naturalmente declamate dalla comoda poltrona acquistata a spese nostre).
no, la mia domanda e’ un’altra: sei sicuro che l’ipocrisia delle democrazie occidentali sia il frutto del nostro metodo di governo (la democrazia) e di produzione (il capitalismo)? O non e’ piuttosto il riflesso della nostra cultura e delle nostre scelte individuali, e saremmo persone e societa’ ipocrite anche con il comunismo a cui aneli? pensaci bene, dopotutto con tutta la liberta’ di scelta che avevi hai passato una vita a lavorare nel para pubblico con stipendi indipendenti dalla produttivita’ a carico della collettivita’, godi di una pensione molto piu’ alta dei contributi che hai versato e che viene pagata dai giovani che anche a causa di questi costi impropri hanno difficolta’ a trovare lavori che paghino bene, vivi in una regione che ha appena votato in massa per il reddito di cittadinanza che ancora e’ un dare soldi altrui in cambio di nulla e che e’ nella top 3 per evasione fiscale ma in compenso chiede a gran voce fondi pubblici per qualsiasi cosa, insomma una vita all’insegna del fare gli omossessuali con lo sfintere altrui. Se non e’ ipocrisia questa non so cosa lo sia, pero’ stranamente non sembri farti schifo come meriteresti in base ai tuoi stessi criteri. Allora per favore almeno risparmiaci le filippiche sull’ipocrisia dei nostri governi, che al confronto tuo sono dei bambinetti.

Leo 62

Caro Luigi, spesso alla nanità fisica corrisponde anche una certa nanità morale… poi certo ci sono le eccezioni come Napoleone, su cui comunque ci sarebbe da discutere… alla fine possiamo dire che chi l’ha trattata per come meritava è stato il suo “alleato” Erdogan.

Tiziano

Sembrano passati secoli quando in Russia alla vigilia delle elezioni del 2018 circolava questo “misterioso” video pro governativo che lasciava intendere che se non votavi (Putin ovviamente) la polizia multirazziale ti veniva a reclutare nell’esercito a 52 anni, mentre tuo figlio comunista con tanto di fazzoletto rosso al collo ti chiede 4 milioni di rubli da donare alla scuola per le guardie di sicurezza e un gay siede nella tua cucina grazie a una legge che permette l’adozione di omosessuali abbandonati dai propri partner (inutile specificare che tutto questo è una parodia razzista e omofoba dell’occidente).
Beh, adesso ti reclutano a 63 anni con il diabete e un’ischemia cerebrale com’è accaduto a Alexander Ermolaev, ex tenente colonnello della riserva autore di un video dove racconta la sua storia diventata virale sui social.

Modifica il 3 giorni fa da Tiziano
hilander

Domandina:
Ma secondo voi il Cavaliere dicendo che Putin voleva solo mettere a Kiev “gente perbene”, parlava a voce di tutto il centrodestra, o ha solo pestato una merda con l’infradito?

2010 nessuno

Buongiorno hilander
Di fatto lui , il Cavaliere, è il peggiore di quell’accozzaglia, è chiaro no?

Luc10 Dalla

No no, era con le infradito…ma erano quelle di Tajani

Tiziano

Per me parla per tutto il centrodestra. Gli attivisti dei circoletti che costituiscono la base elettorale della Melona sono più putiniani dei russi stessi.
Comunque ci sono tutti gli ingredienti per il peggior governo italiano di sempre.

Modifica il 3 giorni fa da Tiziano
luigi.iannelli

Comunque ci sono tutti gli ingredienti per il peggior governo italiano di sempre.”

Che strano, e io che pensavo che Tangentopoli avesse scoperchiato la fogna che c’era sotto portando alla luce la realtà di quei governi e di quegli statisti dai quali le future generazioni avrebbero dovuto guardarsi bene dal prendere a modello.
Il solo pensare alla “madre di tutte le tangenti” mi vengono i brividi: 70 miliardi di lire dell’epoca!

2010 nessuno

Buongiorno Iannelli
Con Tangentopoli vennero allo scoperto i rappresentanti politici di certi sporchi interessi, con la successiva “discesa in campo” sono arrivati i titolari di quegli interessi.

Tiziano

Capisco che navighiamo in acque melmose ma da qui a rivalutare la prima repubblica…

Modifica il 2 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Rispetto a quelli che sono venuti dopo erano dei Giganti…

Tiziano

Parli come se Forza Italia e gli ex DS (oggi PD) non avessero riciclato per anni interi plotoni di ex deputati della DC e in generale della prima repubblica.
Possiamo discutere sullo spessore degli uomini simbolo di quell’epoca ma su tutto il resto…

Modifica il 12 ore fa da Tiziano
MJ23 - JAN PALACH VIVE -.


 
Grazie per il link, tuttavia non sono riuscito ad aprirlo. 🙂
 
Intanto voglio dirti che è un piacere discutere con chi sa di cosa parla.
 
Certamente, ma sono argomenti stranoti a chiunque abbia mai aperto un libro di macroeconomia o di economia internazionale; siamo all’ABC. Io continuo il discorso fin quando il beneficio marginale di una parola in più non eguaglia il costo marginale. 😉 Poi lascio perdere, avendo inteso di avere a che fare con persone che non sanno quello che dicono.
 
Quando leggo che tra Cina ed Italia non c’è confronto a favore della Cina è inutile continuare a discutere: viene confuso il livello di sviluppo di un’economia col suo tasso di crescita.
L’Italia è un Paese ad alto reddito, la Cina un Paese in via di sviluppo.
 
Solo per rendere l’idea di ciò di cui si sta parlando: secondo la Banca Mondiale, il valore aggiunto per lavoratore impiegato nel settore industriale, in Italia è pari 68k dollari, in Cina a 27k dollari. Vogliamo parlare del settore dei servizi? Valore aggiunto per lavoratore impiegato: Italia 77k dollari, Cina 21k dollari.
 
Già il significato economico di ‘’valore aggiunto’’ abbraccia tutte le determinanti del grado di sviluppo di un’economia: progresso tecnologico, capitale umano, sistema finanziario, sviluppo infrastrutturale, mercati più o meno concorrenziali ecc. Più è elevato il valore aggiunto, maggiore è il grado di sviluppo.
 
Vogliamo parlare di altri indicatori? Qui non ho i dati per l’Italia, ma quelli europei, della vecchia Europa che perde competitività, povera di materie prime.
 
Il numero di persone denutrite (i.e. persone che non riescono a soddisfare con la loro dieta il fabbisogno energetico) nell’Area Euro è pari a 200k persone su 342000000, lo 0,05%;
In Cina abbiamo 121400000 persone denutrite, su una popolazione di 1 miliardo e 400 milioni. Parliamo quindi quasi del 9%.
Il numero di medici per 1k persone in Cina è uguale a 2; nell’Area Euro è uguale a 5. Aspettativa di vita alla nascita: area Euro 81 anni, Cina 77 anni (world bank).
 
Andiamo al discorso delle materie prime. Anche qui i concetti economici più elementari vengono totalmente ignorati.
 
Un Paese povero, poco sviluppato ecc. tipicamente soffre di un basso grado di sviluppo tecnologico, scarsa produttività dei fattori, scarso livello infrastrutturale, manodopera a basso costo low skilled, ecc. Tutto ciò comporta, ovviamente, basso reddito, basso risparmio, bassi investimenti ecc.
 
Ora, per sfruttare il vantaggio competitivo (nel nostro esempio materie prime) saranno necessari capitali dall’estero. E cioè debito estero.
 
Ipotizziamo che questi investimenti siano redditizi: il Pil sarà cresciuto, i salari saranno cresciuti ecc. Il nostro Paese non sarà più povero, potrebbe essersi piazzato tra i Paesi in via di sviluppo, che sono quelli di cui parlavamo: India, Indonesia, Messico, Brasile ecc. diciamo quei Paesi con un reddito procapite espresso in PPP compreso tra i 10k e i 20k dollari. Arrivati a questo punto devono fare il grande salto, non possono contare solamente sulle materie prime. Devono diversificare la struttura economica, devono investire su prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, sul capitale umano, sulle infrastrutture, sull’apertura dei mercati se sono scarsamente concorrenziali, su un sistema finanziario efficiente, sulla crescita della produttività, dei salari, dei consumi interni, su istituzioni funzionanti ecc. Altrimenti rimangono fermi in quella fascia lì, come capitato al Brasile, al Sudafrica, al Messico, in parte alla Russia. Hanno redditi per capita in declino o stagnanti da anni. Per arrivare ad un livello di reddito pari a 50k/70k dollari annui (high income) le materie prime non servono a nulla. Tutto ciò che potevi spremere dalle materie prime l’hai spremuto. Basta vedere quanto vale in USA il settore minerario rispetto al Pil e il numero di persone impiegate.
 
Ma attenzione, qui si è detto un’ulteriore cosa: non solo che salari, occupazione, redditi, potere d’acquisto ecc. dipendono dalle materie prime ma che coloro i quali posseggono le materie prime sono in una posizione di forza rispetto a quei Paesi (europei) che non le detengono. Addirittura si è usata l’espressione ‘’se non le vogliono vendere a te ma ai tuoi fornitori’’ o ‘’devi avere i soldi’’.
 
E questa è l’ennesima, solenne idiozia di chi non sa di cosa parla. Basterebbe conoscere la materia e le relative relazioni tra le varie grandezze. Messico, Indonesia, India, Brasile, Sudafrica, ecc. hanno due cose, soprattutto, in comune tra di loro: corrispondono sul debito tassi d’interesse enormemente più elevati rispetto ai Paesi europei (e già per questa ragione dovrebbe almeno venire un sospetto: ‘’Ma se hanno il mondo in pugno, grazie alle materie prime, perché pagano tassi così elevati? Perché sono considerati più rischiosi?) e sono debitori netti nei confronti del resto del mondo.
 
E chi sono i creditori netti? Chi finanzia questi Paesi? In parte i Paesi scalcagnati della vecchia Europa: Germania, Olanda, Austria, Belgio, Danimarca, persino l’Italia, l’Italia corrotta, delle 4 organizzazioni mafiose è un creditore netto rispetto al resto del mondo.

Ciò significa che quei Paesi che hanno le materie prime hanno beneficiato e beneficiano anche dei capitali europei. E hanno un solo modo per non incorrere in una crisi valutaria: aumentare l’export e/o continuare ad ottenere prestiti (che continueranno ad arrivare solo se l’economia cresce) Ora, ammesso che SOLO e SOLTANTO quei Paesi di cui sopra posseggano determinate materie prime e che non ci siano fornitori sostitutivi ecc. non si capisce in base a quale criterio un Paese in possesso di materie prime dovrebbe rifiutarsi di venderle ad un Paese verso cui è debitore e dal quale dipende, almeno in parte, finanziariamente e tecnologicamente. Ricordiamo infatti che la zona Euro è la seconda area economica del mondo in termini di export per prodotti ad elevato contenuto tecnologico.
Non si capisce il perché Paesi europei che si vedessero rifiutare la vendita di determinate materie prime, per qualsiasi ragione, dovrebbero continuare ad investire su quegli stessi Paesi che non vogliono vendergliele. A quel punto basterebbe disinvestire per mandarli in crisi/bancarotta. Capirai benissimo che qui non solo siamo oltre l’economia, ma siamo oltre la logica. Questa è gente che non fa altro che sognare ad occhi aperti il crollo dell’Occidente.

Tiziano

Questi dovevano marciare su Odessa entro l’autunno e adesso si ritrovano a scambiare 180 prigionieri dell’Azvostal (leggi battaglione Azov) con Medvedchuk.
Davvero sensata ‘sta denazificazione!

https://udf.name/news/world/247942-jeto-huzhe-chem-prestuplenie-i-huzhe-chem-oshibka-girkin-ustroil-isteriku-iz-za-osvobozhdenija-zaschitnikov-mariupolja.html

Modifica il 4 giorni fa da Tiziano
luigi.iannelli

Lasciate che parli chiaramente: un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha invaso il suo vicino violando la Carta delle Nazioni Unite che aveva firmato”.

Così ha detto Bidin ed io credo che alludesse alla Russia perché se alludeva all’Iraq o all’Afghanistan è vero che anche là, un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu violò la Carta delle Nazioni Unite ma, sia l’Iraq e poi l’Afghanistan, non erano suoi vicini. Poi non lo so se la Carta prevede che si possa aggredire, invadere, occupare, arrestare e torturare (Abu Ghraib) solo i non vicini. Ma, visto che nessuno glielo ha contestato, forse la Carta lo prevede solo per i vicini. In ogni caso, all’epoca non c’era Bidin, ma Bushin.

La guerra ha lo scopo di estinguere il diritto dell’Ucraina di esistere come Stato, ma se le Nazioni potranno perseguire le loro ambizioni imperiali senza conseguenze, l’intero sistema creato dopo la seconda guerra mondiale crollerà.

Qua, invece, non vorrei che i soliti malpensanti pensino che questo sia il classico messaggio trasversale indirizzato alla cupola delle colonie occidentali, ma credo che Bidin, con “ambizioni imperiali” e “sistema creato dopo la seconda guerra mondiale”, alludendo alla NATO abbia fatto solo un’onesta autocritica. Del resto l’aveva detto in apertura di discorso con quel “lasciate che parli chiaramente” e mi pare evidente che, da pentito, abbia voluto dire che ha deciso di sciogliere quella Nato le cui uniche guerre che ha combattuto sono state Jugoslavia, Iraq ed Afghanistan. Tutte e tre venendo meno al suo statuto di organismo militare difensivo visto che sono state tutte aggressioni ed invasioni verso altrettanti paesi sovrani. Aggiungiamoci che Bidin ha detto anche e chiaramente che lui, oltre ad essere antimperialista, vuole fortemente la pace e, almeno su questo, vorrei vedere chi possa dire il contrario. In questo caso, però, non si tratterebbe di essere antiamericani, ma solo bugiardi e ipocriti perché considerare gli americani imperialisti e guerrafondai sarebbe davvero risibile.

Leo 62

Bidet in fondo ha solo espresso una legittima preoccupazione riguardo al sistema creato dopo la seconda guerra mondiale che secondo lui sta per saltare… errore, è già saltato… ma poi sarebbe anche da chiedergli, quale sistema creato dopo la secondo guerra moindiale? quello bi-polare con USA da una parte e URSS dall’altra?… di fatto ci siamo ricascati, anche se dall’altra parte si chiama Russia e c’è pure la Cina, visto che nonostante ufficialmente prenda le distanze, in queste ore ci sono state un po’ di invasioni di campo su Taiwan.
Il problema è sempre quello che disse XI all’inizio di questa storia, se metti il campanello al collo della tigre…

Maxx

XI non lo hai storpiato

Leo 62

Errore di battitura…

Maxx

Leo dixit: ” Da Samarcanda esce che tutti vorrebbero che non ci fosse la guerra in Ucraina, per primi Cina ed India, ed aggiungiamo la Turchia che, nonostante sia un paese NATO vuole associarsi per il futuro con questa organizzazione perché sa che il futuro sta in Asia. Però Putin dice che è l’Ucraina che non vuole la pace, lui la vorrebbe”

In effetti hai ragione, ancora una volta. Il discorso di oggi di Putin ha fatto chiaramente intendere di non volere la “guerra in Ucraina”, bensì la “guerra dappertutto”.

La Prima Grande Guerra Dappertutto!

Grande scenario

hilander

Beh a Samarcanda è emerso senza dubbio, al di là di aver assicurato a Putin (chi spontaneamente chi spintaneamente) la loro alleanza, che quei paesi non vogliono la continuazione della guerra in Ucraina
In particolare la Cina l’unica guerra cui sarebbe disposta è quella per Taiwan!
E credo che l’ultima mossa di Putin sia una diretta conseguenza di ciò.
Però la Russia, ancorché abbia fatto qualche magra figura, è per quei paesi per diversi motivi ancora un partner forte e non scaricabile anche se divenuto “scomodo”.
Non è una situazione da banalizzare.

D’altra parte anche dal nostro versante gente desiderosa di andare a menar le mani in Ucraina o per l’Ucraina non ne vedo, salvo qualcuno forse nella SR.
E d’altra parte una intermediazione diplomatica affidata a Erdogan, senza il timbro ufficiale delle due grandi potenze, mi sembra assai debole.

Maxx

Assolutamente non è banalizzare, ma rivelare come si passi da una “Operazione speciale” a un difesa del territorio nazionale, allargato alle province soggette a referendum basato su due scelte: Stare con la Russia – Non stare con l’Ukraina.
Ogni lancio di fionda effettuato da territorio esterno sarà considerato atto di guerra. Se poi il sasso è made in USA o Made in UE la Russia ne trarrà le conseguenze.

Che poi è una stronzata propagandistica perché l’esercito Ukraino ha già colpito il territorio russo distruggendo depositi di carburante.

Quindi questa copertura di legittimità è tutta una farsa per giustificare il richiamo ai riservisti, visto che i 150.000 dispiegati in Ukraina sono lì da 6 mesi, senza cambi, e non sono più in grado di opporsi all’offensiva di Kiev.
Putin non vuole la guerra globale. Non è in grado di sostenerla e sa benissimo che verrebbe isolato anche dai partner. Vero che la Cina rimane comunque un alleato, ma ha fatto capire che non ha intenzione di seguire la Russia in una escalation militare.

L’uso della minaccia nucleare, apertamente dichiarata nell’ultimo discorso, è solo segno di debolezza. L’orso è oramai ferito e cerca di trovare una scappatoia per non dover ammettere al proprio paese si aver mandato a morire migliaia di ragazzi per un pugno di mosche. Gli sviluppi sono imprevedibili. La bestia ferita è da sempre la più pericolosa.

Tiziano

è indiscutibile che il referendum, come le minacce, sono parte di una farsa per salvare la faccia del tiranno internamente e provare a spaventare l’opinione pubblica occidentale.
Qua in Italia queste fobie sono fomentate da mesi (guarda caso) dai Santoro e dagli Orsini che vedono funghi atomici spuntare ovunque.
Parliamoci chiaro: ‘ndo la dovrebbe scaricare ‘sta bomba tattica nucleare?
In Ucraina non ci sono obiettivi militari tali da giustificare una simile operazione, il fronte è sfilacciato e lungo centinaia di chilometri, quindi a meno che non voglia radere al suolo senza motivo una metropoli zeppa di civili, non è giustificabile un simile impiego.
L’unica cosa chiara al momento è che per un pezzo di Donbass ha sputtanato uno degli eserciti più potenti del mondo con un’invasione ridicola dal punto di vista della pianificazione e portata avanti sconfessando le stesse dottrine militari interne.

Leo 62

Si vis pacem para bellum… dicevano i latini… qui il problema è sempre lo stesso, convincere Zelensky a firmare la pace senza dire troppe stronzate… e questa è una mossa che se correttamente valutata non può che portare alla pace, i riservisti servono più che altro a difendere i territori che ora voteranno l’annessione alla Russia. A quel punto li devi attaccare ma su un fronte di 1000 Km non è che lo può fare l’Ucraina, lo deve fare la NATO, e a quel punto i Russi difenderanno quello che è divenuto suolo patrio con tutti i mezzi, ma proprio tutti e diventerà una guerra patriottica. Diciamo che Putin ha cambiato le carte in tavola, e nel frattempo, ed è strano che la cosa venga taciuta o poco sottolineata stanno distruggendo tutto il sistema idroelettrico dell’Ucraina e non solo quello orientale,in previsione dell’inverno. Una cosa è difendersi, una cosa è attaccare ed i russi sanno fare molto meglio la prima cosa, la seconda sono decisamente scarsi… ma da sempre.
Diciamo che ora ( prova a vederla così ) a livello globale il boccino è in mano a Cina ed India, gli USA oramai sono parte del conflitto, oltre che essere il motivo di tutto questo sin dall’inizio, come Cina ed India sanno bene e spesso hanno affermato. E Cina ed India, insieme alla Russia sono quelli che nei loro scambi di fonti energetiche e materie prime non usano più il dollaro come moneta di riferimento… e piano piano saranno sempre di più, soprattutto in Asia. Quindi tanto amici degli USA non sono. Se la guardi da un punto di vista globale la situazione che sul campo è difficile per i Russi, ma può ancora girare a lungo termine, è molto più problematica per gli USA in prospettiva. Poi vediamo che succede alle elezioni di Mid-Term.

Tiziano

L’incrollabile fiducia che riponi in Putin e Shoigu mi lascia perplesso.
Stiamo parlando degli stessi incapaci che a febbraio hanno cercato di occupare un fronte di 2500 km con battaglioni tattici a livello plotone (che tecnicamente al massimo possono attaccare 10 km contro difese non adeguate) senza seconde linee di riserve e ignorando le basi elementari, dalla logistica alla ricognizione, riportate nelle stessa dottrina gerasimov (questo per sottolineare che i russi la guerra la sanno fare quando non finiscono nelle mani degli yesman piazzati al Cremlino).
Persino questa controffensiva ucraina è figlia in buona parte dell’impreparazione delle forze russe che non hanno perso tempo di ritirarsi in fretta e furia (a proposito dello spirito patriottico che citi) perdendo migliaia di km quadrati in pochi giorni.
Le scelte politiche (leggi “vlad comando tutto io”) e non militari hanno azzoppato i russi sin dall’inizio del conflitto e lo stesso modus operandi si sta ripetendo con questa coscrizione.
Trecentomila uomini (ma è logico attendersi che ne impiegheranno molti di più) richiedono molto tempo per essere addestrati per l’impiego in prima linea e non bastano sei mesi in caso di arruolamento di civili che hanno fornito servizio in passato.
Quindi ‘sti poveracci in teoria vedranno il fronte entro la fine dell’inverno a meno che non li spediscono allo sbaraglio come nella fase uno dell’occupazione.
Gente che dovrebbe essere vestita, sfamata e curata con un’adeguata catena logistica (il punto debole della faccenda, laddove gli ucraini hanno colpito con gran successo proprio con gli Himars).

Questa mossa serve al regime per galleggiare internamente più che a condurre a una soluzione pacifica.

Modifica il 4 giorni fa da Tiziano
Leo 62

La logica dellìOperazione speciale non stava più in piedi ed alla fine Putin ha dovuto cedere alle pressioni interne di chi vuole più decisione e lo vede come troppo moderato. La stessa Duma è più falco di lui, come si nota facilmente. Peraltro la controffensiva Ucraina non è ucraina per niente, ma è un intervento diretto della NATO ed a quel punto si deve cambiare anche il livello della risposta… sei intervenuto direttamente? hai dato all’Ucraina armi sempre più potenti? ed io mi annetto i territori ancora nelle mie mani e se mi attacchi attacchi il mio territorio, proprio quello che la NATO si è guardata bene dal fare perché significa un escalation troppo forte… e non credo che lo farà. Il risultato è che adesso i Nazi sono all’attacco su un fronte troppo vasto ed i russi difendono il loro territorio ( peraltro si sono ritirati in fretta per non farsi accerchiare, pippe sicuramente ma non del tutto scemi ) , ora diventa una guerra patriottica ( l’attacco Ucro-Nazi è stato paragonato all’Operazione Barbarossa ) e questo fatalmente rafforza il regime come noti tu, ma anche porta per forza ad una pace, perché che fa la NATO? attacca?…. nel frattempo i riservisti vengono addestrati, ma per stare in difesa bastano questi, ed i bombardamenti distruggono tutte le infrastrutture di energia dell’ucraina, e sta arrivando l’inverno. Se Bidet si becca una stranita alle elezioni di mid – term non gli passa più nulla alla Camera ed al Senato, ma proprio niente, anche perché la Fed sta combattendo una battaglia niente male contro l’inflazione, ed è dura che anche in Europa qualcuno cacci fuori qualcos’altro… secondo me l’hanno pensata così… e con Cina ed India che vogliono la pace, ed anche la Turchia ci sono buone possibilità che ci si arrivi. Secondo me poi se serve i Russi ne mandano anche un Milione… quelli che scappano ora sono quelli che sarebbero scappati anche sul campo di battaglia… gli ucraini da 200.000 che erano ora sono 100.000… ed il discorso è sempre quello, che fa la NATO attacca?… e c’è sempre Taiwan in arrivo.

Tiziano

è evidente che Putin ha rotto il tacito accordo che aveva con la popolazione e che lo ha legittimato al potere per tutti questi anni.
Per volere suo, una buona parte dei russi è rimasta passiva se non addirittura indifferente al conflitto e una mobilitazione generale non è possibile senza prima attuare una mobilitazione politica (ed è quello che cercheranno di fare nei prossimi mesi, con quali risultati lo vedremo).
Per questo sta giocando la carta della mobilitazione parziale, per tastare il campo internamente e cercare di invertire disperatamente il declino in cui si è cacciato.
Del resto un capo di stato in guerra consapevole delle sue azioni non si ritroverebbe a smentire sé stesso nel giro di pochi mesi:

” Consentitemi di sottolineare che i soldati sottoposti al servizio militare obbligatorio non partecipano e non parteciperanno (all’operazione militare speciale).
Né ci sarà un’ulteriore convocazione dei riservisti. Solo i soldati professionisti stanno affrontando le sfide.
Sono fiducioso che garantiranno sicurezza e pace in modo affidabile al popolo russo…”

(qui trovi il video di questo discorso risalente all’otto marzo scorso: https://publish.twitter.com/?query=https%3A%2F%2Ftwitter.com%2Ffrancis_scarr%2Fstatus%2F1572867519102296065&widget=Tweet )

All’orizzonte non c’è nessuna pace in vista da parte russa, al Cremlino puntano all’esatto contrario cercando di espandere il conflitto a un livello superiore per salvarsi le chiappe.

Modifica il 3 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Tu vedi un pericolo per la leadership di Putin che esiste solo se al posto suo mettono qualcuno di più deciso. Se si passa alla Guerra patriottica la dissidenza che in Russia è sempre esisitita ( anche ai tempi dell’URSS ) è nettamente minoritaria. Il conflitto è già da tempo ad un livello superiore, da quando la NATO è intervenuta direttamente in Ucraina, e Putin non poteva che alzare il livello, proprio per salvarsi le chiappe. L’innalzamento del livello dello scontro è insomma un effetto esatto dell’intervento NATO nella cosiddetta “controffensiva ucraina”, ma è chiaro che la narrazione occidentale questo non ce lo dice. Adesso, ripeto, le carte per un cessate il fuoco sono in mano a Cina ed India, e non sarei tanto pessimista, arrivo a dirti che si potrebbe anche risolvere per il momento la questione di Taiwan. Dipende molto da quello che succede negli USA nelle elezioni di mid-term.

Tiziano

Non vedo un pericolo imminente per la sua leadership, almeno non dal basso (storicamente da quelle parti è l’esercito a fare da spartiacque rivoluzionario).
Ci sono però elementi di frattura con una parte della società russa inediti da quando è al comando del paese e che a seconda di come saranno gestiti potrebbere tanto fomentare la popolazione nella convinzione di una battaglia campale per la sopravvivenza della nazione (la mobilitazione politica di cui parlavo), tanto ritorcersi fatalmente contro di lui se dovessero generare rabbia e incomprensione.
Ricorda, questa è una guerra per certi versi fraticida (sono tante le famiglie miste russo-ucraine, per non parlare della condivisione linguistica) e adesso a combatterla in grossa percentuale non saranno più solo gli jakuti e i buriati ma cittadini della russia orientale che prima o poi si faranno due domande sul perché devono sparare il vicino di casa.

Modifica il 2 giorni fa da Tiziano
Maxx

In 8 anni i russi hanno cacciato dai loro presunti territori tutti i cittadini non allineati. Quelli testardamente rimasti li hanno cacciati nelle fosse comuni. Dopo questa pacifica epurazione fisica indicono un referendum il cui voto avverrà via web attraverso un sito gestito dai russi. I “comitati”, alias milizie russe, passeranno poi casa per casa per ricevere la busta con il voto segreto! Leo davvero tu credi che questo referendum abbia un valore? no perché accetto ogni tua opinione, ma qua mi fai dubitare della tua intelligenza.

Le centrali idroelettriche hanno oramai soprattutto lo scopo di costituire la base sulla quale rimettere in piedi la rete nazionale a valle di un blackout globale. Quello che accadde in Italia, nel 2001 mi pare. In Italia la produzione idroelettrica costituisce una fetta che si attesta attorno al 15%. Il nostro territorio è molto favorevole perché dispone di salti importanti, grazie al territorio montuoso che ci caratterizza. L’Ucraina non è così. La sua produzione idroelettrica è marginale. Ti metto un grafico che descrive la situazione. Siamo al di sotto dell’1%. La produzione di basa su olio, carbone, gas e ovviamente nucleare. La potenza installata in riserva calda + quella in riserva fredda, in un sistema elettrico nazionale, copre mediamente il 50% del picco di produzione.
Per cui anche se eliminano tutto l’idroelettrico nessuno rimane al freddo.
In caso di black out totale si riparte anche senza e sicuramente, vista la scarsità di idroelettrico in Ucraina, il loro piano di riavviamento prevede anche l’assenza di queste centrali.

Io non so dove le prendi ste notizie…mha!

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Leo 62

Il referendum è una atto di forza, nessuno pensa che abbia un valore MAxx, ma mi meraviglio che tu non colga il fatto che se in Occidente qualcuno pensa che non abbia valore questo abbia una qualche influenza sulla situazione reale…( per non dire più prosaicamente che i russi se lo sbattono al cazzo… non ti va bene? mi vuoi attaccare? attaccami ed io uso l’atomica… questo mi sembra sia chiaro. ).
Nella fosse comuni si trovano al limite gli abitanti del Donbass trucidati dai nazisti ucraini che evidentemente ti stanno simpatici.
Quanto all’energia che rimarrà all’Ucraina ti segnalo che oltre alle infrastrutture elettriche che vengono regolarmente distrutte, i russi stanno rendendo inutilizzabile anche la fonte nucleare, a meno che gli ucraini non si bombardino da soli e creino un altra Chernobyl… gli rimane il carbone, ma a ovest e poco gas… adesso non lo so se come dice qualcuno tra poco l’Ucraina sarà regredita al XIX Secolo, ma è una cosa di cui si parla sui giornali un minimo obiettivi. E tutto questo per stare a sentire gli americani, l’Afghanistan almeno al XIX secolo ci stava già per conto suo…

Tiziano

La mobilitazione parziale è un’implicita ammissione che “l’operazione speciale”, com’era pensata e progettata, è stato un fallimento.
Se l’occidente non avesse commesso tanti pasticci, e mi riferisco al supporto degli ucraini con il freno a mano tirato, questa guerra sarebbe terminata entro la fine dell’anno (errore di sopravvalutazione? o scelta strategica? a saperlo…).
Comunque i riservisti erano già stati mobilitati da mesi nella logistica e nell’industria bellica, quindi in prospettiva non è che cambi molto sul fronte.
Questa mossa, unita ai referendum, è più difensiva che offensiva, un tentativo disperato di conservare i territori occupati rimasti dopo il disastro generato dalla controffensiva ucraina.
Tra l’atro mi chiedo come il sistema logistico militare russo, che non è stato in grado di supportare 150.000 uomini su un territorio così vasto collassando almeno cinque volte in questi mesi, dovrebbe supportare i 300.000 annunciati, soprattuto dopo gli ulteriori tagli alle vie di rifornimento da est.
Comunque l’effetto interno più rimarchevole di questa mossa al momento è stato il crollo di della borsa di Mosca di ieri.

Modifica il 5 giorni fa da Tiziano
Tiziano

Del Celtic mi è sempre piaciuta l’iconica maglia a strisce orizzontali e il temperamento irlandese (sulla religione taccio).

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Modifica il 7 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Da sempre una delle mie squadre preferite… da ragazzo andavo pure in giro con la loro maglia… la portai,dopo tanti anni che non la mettevo più, per l’ultima volta nel 1997 quando andai in Irlanda, e la cosa fu molto apprezzata non mi ricordo se a Sligo o Galway.
Entrato in Ulster la nascosi.

Tiziano

A Dublino l’avrebbero associata allo Shamrock Rovers 🙂
Alla voce “romanticismo calcistico” trovi i numeri sui pantaloncini piazzati lì per non “violare” la continuità delle sacre strisce orizzontali…

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hilander

Il bonus di 150 € ci ha fatto scoprire che 22 milioni di italiani (abbondantemente 1 su 3) sono sotto il reddito lordo di 20 milioni, diciamolo meglio, che il provvedimento riguarda 22 milioni di italiani.

Non si può dire che 22 milioni di italiani siano “a rischio povertà”, ma che siano a forte “rischio disagio esistenziale”, insomma che non vivano bene, si può dire?

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Aspetta un po’ perché questa non la avevo letta.

”Ma se tu non vedi la banale relazione tra materie, produzione, occupazione e salari è inutile che stia a parlartene.”

Ma tu leggi le risposte prima di commentare? Io non ho scritto da nessuna parte che non ci sia relazione tra materie prime ecc. Servono, però servono insieme a tantissime altre cose, e non sono nemmeno la parte più importante. Se hai le materie prime ma non hai tutto il resto con le materie prime non ci fai nulla. Se hai tutto il resto, ovviamente le materie prime le importi.

Io contesto la tua frase circa il fatto che salari, occupazione, reddito, potere d’acquisto ecc. derivino dalle materie prime. Questa è una solenne fesseria.
Contesto la tua frase che le materie prime siano i driver dell’economia.

Ti ho portato come esempio Russia, Brasile, Sud Africa. Detengono enormi quantità di materie prime ma hanno un reddito procapite espresso in PPP stagnante o in calo da anni. Human development index basso. Percentuale di occupazione molto bassa.

Al contrario, Paesi Europei che ovviamente importano materie prime e che presentano chi più chi meno tutte le condizioni che ti ho elencato prima hanno redditi procapite espressi in PPP molto più elevati. Vedi Irlanda, Finlandia, Germania, Italia, Olanda ecc.

”confronta la nostra Italia con Brasile, India e presto Indonesia, non con gli USA e nemmeno con la Cina, entrambe fuori concorso amico mio.”

Ma cosa dovrei confrontare precisamente? Ma davvero metti a confronto Italia, con Brasile, India, Cina ecc. Ma sotto quale aspetto? Ma tu hai una pallida idea di cosa discuti?

Pil procapite a parità di potere d’acquisto? Italia 50k dollari, Cina 20k

Human development Index? Italia al 30°posto nel mondo, Cina al 79°

Stato sociale italiano rispetto a quello cinese?

Ricchezza procapite in Italia vs in Cina? Al 2014 ricchezza procapite italiana 400k dollari, quella cinese 100k dollari.

Aspettativa di vita? In Italia 82 anni, in Cina 76 anni

https://www.indexmundi.com/g/r.aspx?v=30&l=it

Sotto quale aspetto dovrebbe essere questo confronto?

luigi.iannelli

In un confronto dialettico sicuramente si può essere d’accordo o in disaccordo, ma parlare a vanvera mischiando capre e cavoli e sbandierando numeri come certificazioni è utile solo a comprendere che a discutere con te è solo perder tempo.
Affermare sulle materie prime che esse “Servono, però servono insieme a tantissime altre cose, e non sono nemmeno la parte più importante. Se hai le materie prime ma non hai tutto il resto con le materie prime non ci fai nulla. Se hai tutto il resto, ovviamente le materie prime le importi”, è un’affermazione di una ovvietà tale che se non hai un PIL in grado da coprire l’importazione di materie prime sia energetiche che produttive, ti ritrovi nella merda e non è che puoi fare il gradasso e mettere le sanzioni al tuo fornitore sapendo che quelle sanzioni le pagherà soprattutto il tuo popolo. Scopri quella realtà che è ben diversa da quella che nascondi sotto lo zerbino sventolando robe come il benessere che equivarrebbe all’aspettativa di vita ovvero non la tabellina che hai linkato, ma il metodo che c’è dietro quella tabellina. Metodo sul quale la stessa OMS ha dovuto fare marcia indietro (2020) scusandosi con mezzo mondo.Vatti a laggere quale era quel metodo invece di linkare tabelle che non sai nemmeno quali parametri hanno utilizzato per stilarle.
In ogni caso, beato te a ritenerti di vivere in un paese che ha la migliore sanità al mondo, la migliore istruzione al mondo, nessuna criminalità organizzata e collusa, nessun problema di evasione fiscale, un tasso di disoccupazione entro i limiti della decenza, un territorio felicemente non così disastrato da trasformare in cataclisma ogni piscio di cane, un mondo del lavoro che non produce migliaia di morti bianche all’anno, una criminalità urbana che non è da terzo mondo, una criminalità sociale che non è medievale (femminicidi), un minimo salariale che se lo sognano in Europa, giustizia, carceri e gestione dei rifiuti che sono il fiore all’occhiello e la UE multa gli altri per regimi di tortura e non noi, un paese dove non si otturano le buche di notte per non prendersi la responsabilità dei morti, un paese nel quale i ponti e le funivie non cadono perché la manutenzione sarebbe un mancato utile, dove i terremoti non sono una provvidenza per la macchina della ricostruzione. Un paese dove qualunque grande opera non ha più indagati che manodopera impiegata.
Beato te che vivi nel tuo bel paese e ti trastulli con i diagrammi secondo i quali mangiamo tutti un pollo a testa e siamo così felici ed orgogliosi di questo benessere che fra qualche giorno, nostalgicamente e intonando Fratelli d’Italia, andremo a consegnarlo definitivamente alla destra.

mario rossi

Perchè non emigri in russia scusa?

scusameri

Hai ragione MJ. La relazione fra materie prime e performance economica/istituzionale è notoriamente complessa e sicuramente non banale.

Tecnicamente, la ricchezza di materie prime è una forma di rendita. Questa rendita lo stato la può utilizzare per fornire servizi o per investimenti pubblici, e questo è sicuramente un beneficio.

D’altra parte, la rendita è soggetta a volatilità e ha una durata limitata, entrambi fattori che possono scoraggiare gli investimenti. Dal punto di vista istituzionale, una ricchezza nazionale basata soprattutto su una rendita tende a favorire una mentalità da “rentier”, scoraggiando politiche per la crescita e favorendo corruzione, mancanza di trasparenza e generalmente una bassa qualità delle istituzioni. Che è esattamente quello che si osserva negli esempi che citi.

Per chi fosse interessato, questo tipo di considerazioni sono sviluppate ad esempio in questo lavoro recente, che riconcilia in qualche modo i risultati contraddittori dei numerosi studi precedenti:

“Do natural resources help or hinder development? Resource abundance, dependence, and the role of institutions”, A.A. Lashitew and E. Werker, Resource and Energy Economics, Volume 61,
2020, 101183, https://doi.org/10.1016/j.reseneeco.2020.101183.

Il paper usa tecniche econometriche un pò sofisticate, ma il punto centrale (l’esistenza di diversi canali di trasmissione con una relazione ambigua fra risorse e sviluppo) è chiaro e riportato nell’abstract:

AbstractThe resource curse literature presents conflicting evidence on the relationship between natural resources and development. We evaluate the direct effect of resources on developmental outcomes vis-à-vis their indirect effect through the weakening of political institutions using a 3SLS instrumental variable setup that simultaneously estimates development outcomes and institutions. We find that resource abundance and resource dependence affect development outcomes through different channels. While resource abundance generally has a direct positive effect on developmental outcomes, resource dependence has a stronger negative indirect effect that operates through its negative impact on institutional quality. The results also depend on the type of development outcome considered, with more consistent positive direct effects found for physical capital measures and stronger negative indirect effects for human capital development. The use of a simultaneous framework and dual measures of resources reconciles seemingly contradictory findings in earlier work.

hilander

Quello che dici lo condivido in buona sostanza, anche se quando parli di materie prime parli come se fossero un prodotto “nazionale” senza fare riferimento alle proprietà private e alle concessioni che sono la gran parte, ma va bene, restiamo pure a quello che hai scritto: però io il discorso lo devo riprendere dall’inizio.

 

A me non sfugge che, almeno in Italia (perché al mondo non c’è solo l’Italia e in ogni paese la ripartizione tra primario, secondario e terziario non le stesse connotazioni numeriche), il terziario, incluso il quaternario che a me sembra opportuno distinguere all’interno del settore, rappresenti il 70% del PIL, con il resto che va praticamente al secondario, tenuto conto che il primario non arriva al 3%.

Chi lo nega? io molto banalmente senza fare riferimento a testi di economia o altro, stavo solo a significare, come ho fatto altre volte basandomi su una esperienza diretta specifica del settore ben superiore a chi mi contesta, che nel mondo degli approvvigionamenti e ancor più largamente nel mondo delle materie prime e dei beni dalla terra si stia pesantemente andando verso una “sostituzione” di alcune di queste con delle nuove (e quindi anche cambio o modifiche dei beni strumentali, vogliamo dire tecnologie?) o verso il consolidamento di monopoli o poteri di controllo su quelle tradizionali ancora strategiche, e, quello che non piace qui a troppi, che sia le nuove che le vecchie siano concentrate in nazioni “politicamente sgradite” o nuove (il che ci dà fastidio per il fatto di non essere noi la nuova e di trovare invece nuovi competitors in campi strategici per il futuro sviluppo su cui si è orientato il mondo economico).

 

Chi ha materie prime ne è fatalmente un paese seller (e infatti noi, per converso, siamo un paese sempre più buyer di esse, è una caratteristica dei paesi trasformatori) e su questo non v’è dubbio, però questo vale in assoluto come punto negativo (che mi pare tu tenda a generalizzare) solo se quel paese si dedica unicamente al trading in uscita.

Ti faccio un esempio opposto: come saprai l’Indonesia, produttore top mondiale di nickel (di cui spero tu, al contrario di altri, capisca l’importanza in un processo virtuoso che il mondo si è proposto come target ineludibile), ne ha bloccato da qualche anno l’esportazione ai produttori di batterie, a loro volta fornitori delle stesse ai grandi gruppi industriali di tutto il mondo, soprattutto a quelli occidentali che nickel non ne hanno, salvo quello che forniva loro la Russia. Ebbene questo blocco è stato deciso proprio per non essere un seller di materia prima, ma per utilizzarlo per diventare a sua volta un produttore dei prodotti finiti, ed in tal senso sono stati effettuati grossi investimenti sulle tecnologie e sui siti industriali.

Non ti sarà sfuggito, come ad altri malgrado la diffusa informazione sia mediatica che diretta dal recente meeting internazionale, che la mancanza di nickel (e altre terre rare) abbia compromesso la tempistica precedente della transizione (elettrificazione dei mezzi di trasporto) facendone prevedere lo slittamento temporale (non lo dico io ma lo ha certificato l’organizzazione mondiale) e facendo crollare le vendite ovunque.

 

Come al solito per il mio voler essere banale (errore che non farò più dopo questo mio post) nei miei interventi che sono “di getto”, non sono stato forse chiaro o, diciamo ho supposto di venir capito: my fault

Scriverò perciò un altro paio di banalità sul terziario (in ottica PIL), e ti prego di leggerle pertanto come esemplificazione banale, pronto però a entrare in approfondimenti circostanziati con dati di mercato se sarà necessario.

Il terziario comprende, e lo sappaimo, tutto ciò che non è industria, costruzioni, agricoltura, pesca, allevamento…

 

Ho sempre ritenuto, ma è una mia semplice considerazione, che forse il terziario, vista la eterogeneità delle voci, si sarebbe forse dovuto suddividere in più settori (e vista la recente denominazione di quaternario ad alcune componenti forse qualcun altro lo ha pensato) che in realtà poco o niente hanno in comune se non quello di erogare un servizio, che mi pare un filo connettivo troppo esile per omologarli sotto una stessa identità.

Mi sono sempre chiesto che identità settoriale vi fosse ad esempio tra banche  e trasporti, o consulenze e distribuzione, così come mi è sempre stato chiaro nella contrattualistica quotidiana come in fondo la logistica, fin dal suo esordio decenni e decenni fa, abbia molta più familiarità e ruolo strategico nei processi industriali che nel “consumo”: e di fatto sia una componente importante della supplìy chain, sintesi globale dell’intero processo produttivo: sfido chiunque a dimostrare che sia ugualmente connessa e strategica parente del sistema bancario o di una amministrazione pubblica.

 

Per passare come altro esempio ai trasporti, una delle mie materie professionali specifiche, beh è vero che, qualora se ne sia costituito correttamente l’organizzazione, eroghi alla fine un servizio, ma tutto ciò che è costruzione dei mezzi, disponibilità degli stessi, manutenzione (ricambi e assistenza del parco) sono innegabili “fatti industriali”, non a caso demandati alle aziende costruttrici e/o aziende sempre dello stesso comparto industriale.

 

Senza dilungarmi in altri esempi, mi limito a darti la mia conclusione per la quale ero entrato in questa discussione, proponendo di agganciare una parte del terziario al settore industriale, così come è di fatto non solo nell’operativa ma pure anche nel flusso del danaro relativo. E quando sento dire che 3 italiani su 4 sono occupati nel terziario, resto perplesso e mi chiedo come mai vi siano aziende che le statistiche, in ossequio alla ormai discutibile suddivisione in 3 soli settori, piazzano nel terziario, poi nella realtà fanno riferimento a Confindustria, Federmecc, … e non alla Confcommercio per esempio, e lo stesso per le “relazioni industriali” di categoria? E scusa l’osservazione un po’ infantile e un po’ tendenziosa lo ammetto.

 

Io non mi sognerò mai di dire che, del Terziario, il credito e le assicurazioni, o i servizi domestici e le pubbliche amministrazioni siano DIRETTAMENTE collegati al settore industriale e da questo condizionati, ma continuo a sostenere che una parte del terziario creata a margine dell’industria sia legata e dipendente dal settore industriale: e fra questi vi sono tutti i supporti a garantire il corretto “servizio” (non solo l’utilizzo, ma pure lo sfruttamento e il consumo) dei beni prodotti dall’industria, e tra questi vi sono TUTTI i mezzi tecnologici e loro singoli componenti. E continuerò a dire che i salari, occupazione e quant’altro seguiranno il destino e l’andamento del settore industriale cui sono collegati.

 

E, piaccia o no ai miei interlocutori, la massima parte delle produzioni industriali parte dalle materie prime, vecchie e nuove, o dai loro derivati.

E a chi dice che le materie prime sono un fattore marginale, perché basta avere i mezzi tecnologici e comprarle (importarle), dico che, primo bisogna avere i soldi in cassa per comprare, secondo bisogna avere i fornitori, terzo che questi ultimi vogliano vendere a noi e non a un nostro concorrente (e non è solo una questione di prezzo, specialmente in momenti come questo), perché altrimenti la nostra competitività in quel settore va a farsi fottere, con tutte le conseguenze di mercato del caso. E spero non mi si sostenga che la perdita di competitività non intacca il PIL. Altrimenti chi mi sostiene ciò chiuda i libri, venga a sedersi ad una scrivania di buyer, prenda qualche aereo e ritorni con le materie prime che mi servono per far funzionare i mezzi tecnologici in linea e le maestranze che nel frattempo sono in vacanza forzata.

Restando all’import di materie prime, evocato da chi evidentemente ha tanti soldi, tanti fornitori r tanto potere su di loro in questo mercato di abbondanze, senza entrare in dotte disquisizioni se considerare i valori nominali o reali (depurati dall’inflazione), aggiungo che nelle formule di calcolo del PIL, come sai, è proprio il valore delle importazioni l’unica grandezza “negativa” che va a diminuire il PIL, pur se in generale incide relativamente poco, salvo per quei paesi che vivono essenzialmente di trading. Il PIL è peraltro niente più che una somma algebrica di quanto consumato e investito, senza distinzione alcuna di dove sia stato prodotto, e quest’ultima cosa è un elemento di “non finezza” del dato, ma va bene per una comprensione di massa essendo di facile lettura.

Sempre io ricordandomi che i beni di consumo sono la prima componente del PIL, questi evidenziano oscillazioni minime, mentre la seconda voce, i beni di investimento, hanno un andamento più isterico: è banale osservare che le piccole oscillazioni dei primi sono figlie della quantità e tendono a livellare mediamente il PIL assorbendo in certo qual modo parte dei picchi dei secondi, ma il problema è che, se nel PIL non leggi per questo la crisi, il settore industriale specifico l’avverte invece, e male fa chi non gli dà peso perché può essere un innesco di inflazione.

Allora cercavo inutilmente di spiegare che i beni di investimento sono quelli che garantiscono la produzione di beni strumentali, che sono gli utensili industriali per produrre e che generano l’impatto, gli effetti che l’industria stessa produce sul terziario: la differenza è che io ne vedo l’importanza mentre altri la ritengono un piccolo soffio di vento.

E siccome il mondo si dirige sempre più in direzione di servizio (incremento di terziario) io considero ancora più importante la massima attenzione su queste connessioni.

 

Beato chi non le vede e si prepara a gozzovigliare sulle succulente proiezioni italiane ed europee. 

luigi.iannelli

come ho fatto altre volte basandomi su una esperienza diretta specifica del settore ben superiore a chi mi contesta

Leggo tutti i tuoi interventi, direi che quasi li aspetto. Se le contestazioni riuscissero a fare lo stesso, avrebbero il medesimo effetto, invece, riducono i tuoi interventi alle perle gettate ai porci, ma ben vengano anch’esse perché tu, piuttosto che fare a cazzotti, metti altra carne al fuoco aggiungendo sempre nuovi, inesplorati e coerenti orizzonti di riflessione.
Tutto qua, ma volevo dirtelo.

luigi.iannelli

Pare che non ci siano politici italiani in quelle che sono state definite interferenze russe. Quelle interferenze sulle quali, per fortuna del Pianeta, vigilano gli americani.
Certo che questa faccenda ha sollevato un gran polverone sia a livello politico che a livello mediatico, ma anche la polvere non è uguale ovunque perché, sia a livello politico che mediatico, non ricordo lo stesso polverone rispetto a ben altri documenti.
Una cosa però va detta, la differenza fra un regime non democratico ed un regime cosiddetto democratico sta proprio nel fatto che i regimi cosiddetti democratici non nascondono le proprie porcherie ma, anche se a distanza di 50 anni, le rendono pubbliche.

Ora poco importa qual è il regime in cui viviamo, la cosa certa è che per conoscere la realtà vera – quella secretata – dobbiamo aspettare almeno 50 anni e riscrivere la storia. La “realtà” di cui parliamo, nel migliore dei casi è solo una realtà percepita ovvero un’insieme di puttanate.

https://www.repubblica.it/esteri/2020/11/13/news/cosi_l_amministrazione_nixon_favori_il_golpe_in_cile_i_documenti_desecretati_50_anni_dopo_il_governo_allende-274186894/?ref=search

Tiziano

La realtà è più complessa dei proclami:

https://www.aljazeera.com/news/2022/9/15/hat-in-hand-putin-meets-xi-at-summit-in-samarkand

Comunque ieri hanno “sbragato” tutti, dal Papa che appoggia apertamente la guerra manco fossimo nel 1200 (“Armi all’Ucraina? Difendersi è lecito. Dialogo con aggressore puzza ma si deve fare”) al presidente della commissione europea che chiede alla Corte Internazionale di processare Putin.
Senza dubbio viviamo un’epoca pazzissima dove tutto si brucia a velocità doppia e accadono cose fino a qualche mese fa inimmaginabili, tanto che non c’è neanche il tempo di- passatemi il termine – cacarsi addosso pensando al futuro (niente bombe nucleari all’orizzonte, sono convinto anch’io da sempre che rappresentano uno spauracchio buono per le mediocri argomentazioni di santoro, orsini e compagnia bella).

Modifica il 11 giorni fa da Tiziano
rd1959

Nonostante le scemenze anti-sanzioni e in buona sostanza filo-Putin che accomunano Matteo Salvini a un discreto numero di ospiti dei pessimi talk-show televisivi nostrani, mi vado sempre più convincendo che l’autocrate del Cremlino si sia cacciato in un vicolo cieco, con buona pace del professore associato della Luiss che, come un bambino, continua a sostenere, gesticolando, le fregnacce che aveva iniziato a dire coram populo già tre giorni dopo l’invasione russa con la ridicola scusa della denazificazione di una nazione confinante.

Ipotesi 1. Le armi arrivate in Ucraina dall’Occidente e la determinazione ucraina fanno davvero la differenza e gli ucraini riescono a ricacciare indietro le truppe esauste dell’autocrate, arrivate per risolvere tutto in pochi giorni, conquistare l’intero Donbass, far fuori un Presidente liberamente votato dagli ucraini e mettere al suo posto un altro ridicolo fantoccio, e ancora lì a combattere, uccidere e troturare sette mesi dopo. In questo caso Putin non la passerebbe liscia: avrebbe mandato a morire qualche decina di migliaia di uomini, impoverito grandemente le casse dello stato, distrutto una quantità di armamenti elevatissima, rinforzato la Nato e avrebbe anche isolato la Russia dal mondo, apparentemente con l’esclusione di India, Iran e Cina, con quest’ultima che però, a quel punto, la tratterebbe, io credo, con grande durezza facendola in pratica diventare un suo satellite. Come potrebbe l’autocrate del Cremlino mantenersi al potere?

Ipotesi 2. La Russia contrattacca e alla fine, chissà quando, ha la meglio sull’Ucraina. Putin avrebbe comunque isolato la Russia dal mondo, e la Cina la tratterebbe comunque come un satellite. Nel frattempo, nonostante la vittoria, la Russia impiegherebbe comunque una trentina d’anni per tornare a essere un partner possibile per qualsiasi business. Perché, a differenza delle cazzate che leggiamo da mesi, dette e ridette dai soliti antiamericani un tanto al chilo, le sanzioni stanno facendo male a noi, ma stanno mettendo in ginocchio l’economia russa. Tanto che l’autocrate del Cremlino ha chiuso i rubinetti del gas, sua fonte primaria di introiti miliardari, finché non si toglieranno quelle sanzioni, che solo gli sciocchi pensavano che avrebbero avuto un effetto immediato, e altri ritenevano una misura inutile. Come potrebbe Putin mantenere il potere, perfino dopo aver conquistato l’ormai mitico Donbass?

Ipotesi 3. Putin se la vede brutta, non può perdere sul campo perché farebbe una figura peggiore di quella che ha già fatto davanti al mondo, e soprattutto non può perdere perché un minuto dopo perderebbe il potere e, con quello, anche l’immensa ricchezza che ha accumulato. Perde la testa e decide di usare l’arma atomica. Io credo che difficilmente l’esercito lo seguirebbe su questa strada senza ritorno, ma immaginiamo che l’autocrate si sia circondato, anche nell’esercito, di molti lacché sanguinari, oltre a quelli particolarmente incapaci che ha già licenziato negli ultimi sette mesi, a quel punto si scatenerebbe l’inferno, e Putin dificilmente manterrebbe il potere, per mano esterna o interna.

Al di là delle sorti del dittatore, che nel cul de sac ci si è cacciato da solo, l’unica speranza per le persone serie e dotate di un cuore pulsante è che tutto questo finisca al più presto, che torni una situazione di pace e di vita vivibile per tutti. Poi verrà il tempo di valutare e giudicare le torture e tutto il resto.

hilander

Caro rd, non sono tra quelli che hanno messo pollice verso al tuo post, perché contiene alcuni esiti di realizzazione e qualche punto comune con alcune cose che penso e che ho scritto, sia pure da ottica diversa:

Desidero però farti un appunto, quello di vedere le possibili evoluzioni solo da un versante,che mi appare come meramente politico, mentre per le conclusioni “certe e definitive” che trai, dovresti considerare da un punto di vista a livello superiore, intendo economico e globale, perché a guerra finita saranno finanza ed economia globali a fare girare la giostra, non certo le politiche, dove la parcellizzazione è imperante, senza quindi predominanza di nessuna di esse in particolare.

Il mio è ovviamente un semplice suggerimento, perché se non si riesce ad astrarsi dalle proprie simpatie e convinzioni politiche si vada almeno a guardare non una sola faccia della medaglia, ma entrambe.

Dal canto mio, se ti faccio qualche appunto, è privo come mio solito d’ogni riflesso politico: d’altra parte le mie considerazioni restano sempre e comunque opinabilissime, come tutte quelle che qui si leggono.

 

Vengo quindi ad alcuni punti essenziali riguardo al tuo commento.

 

1)   Avevo sempre sostenuto e scritto che, se si voleva meglio sostenere l’Ucraina, le armi più incisive e determinanti, che i paesi avevano, dovevano essere date fin dall’inizio e che invece si sia così allungato la durata del conflitto. E questa mia non era una posizione filorussa!

2)   Ugualmente sostenevo e ancora sostengo che le sanzioni dovessero essere più dure fin dall’inizio ed estese anche a quelle materie e prodotti che avevamo escluso per una illusoria convinzione di realpolitik che Putin ce li avrebbe dati: e infatti non ci ha dato un cazzo e al contrario ha creato quella frattura degli approvvigionamenti che ci fa maledettamente soffrire: e questo ce lo dicono i grandi manager e i piccoli imprenditori, non quegli scribacchini dell’ISTAT o quei miseri economisti di giornata che albergano nei talkshow. E neanche questa mia posizione era filorussa!

3)   La Russia non è isolata dal mondo, a meno che tu, come tanti altri, ritenga che non esista altro mondo che il nostro nordoccidentale: la Russia, almeno per ora, è isolata solo rispetto all’Occidente NATO (lo è di fatto ufficialmente dal 2014, fatti di Crimea e sanzioni dell’occidente); per il resto vanta ancora sostenitori (diversamente motivati e interessati) in altre parti del pianeta, e anzi se ne sono manifestati altri, che finora stavano defilati o nascosti.

4)   La Russia non uscirà “satellite” cinese a causa della vicenda ucraina, nel senso che captive del dragone lo era già, e la dimostrazione evidente la sta dando adesso proprio Putin in persona, che in questo momento di difficoltà, sta chiedendo a Xi aiuto a Samarcanda, al convegno dei “Paesi della Conference di Shanghai”, dai cui incontri con i vari leader usciranno più chiare le posizioni a livello di consistenza di alleanza con la Russia di detti paesi.

5)   Non credo Putin userà mai l’arma atomica finale (a parte forse qualche piccolo sputo nucleare) perché, come avevo scritto a chiare lettere, ci sarà sempre alle sue spalle un qualche generale che estrarrà la pistola e gli sparerà alla nuca prima che possa premere il “bottone rosso”.

6)   Chi scatena una guerra si ficca automaticamente in un “cul de sac” e la storia antica e moderna normalmente insegna che finisce fatalmente per prendersela proprio in quel posto: e se ci arriveremo, capiterà così anche per Taiwan, dove non è ancora chiaro e stabilito chi ha iniziato per primo a ficcarsi in quel “cul de sac”.

7)   Hai affermato con estrema sicurezza che la Russia impiegherà almeno 30 anni prima di diventare nuovamente un partner appetibile per un qualsiasi business: o hai dirette dichiarazioni certe da parte dei grandi gruppi di non essere interessati alla Russia per i prossimi 30 anni, oppure qui ti sbagli di grosso, perché viceversa vi è una nutrita schiera di gruppi (e nazioni), ed alcuni li conosco, che non vede l’ora che la guerra finisca per gettarsi sulla Russia (perdente o vincente, meglio se perdente) e sulle JVs che ha in giro per il mondo. Con immense risorse in meno, con le città distrutte, con le economie in default dal ’42, con tecnologie rese obsolete dalla lunga pausa del periodo bellico che aveva bloccato lo sviluppo, Germania, Giappone, Italia si risollevarono in meno di un decennio: la Russia ne uscirà meno danneggiata di quello che erano loro. E i primi che concorreranno a far rinascere business ed economia saranno proprio i grandi gruppi europei, i quali, andatisene ieri, torneranno domani, perché il ritorno alle varie madri patrie non sta portando loro profitti ma perdite.

8)   Mi pare di vederti allineato agli ottimisti che vedono solo la Russia annientata nella sua economia e nel suo futuro di nazione. Io mi limito a dire che oggi l’economia globale dice altro, dice che c’è chi riesce a domare l’inflazione riportandola a un 2,5% quando da noi in Italia, in Europa, negli USA si viaggia a velocità crescente di 10% e oltre, dice che la transizione ecologica è di là da venire, dice che per attuarla occorrono “cose” che si chiamano materie prime che noi non abbiamo perché il monopolio è altrove in “paesi che non ci piacciono”, quegli stessi paesi che hanno in pratica il monopolio di eolico e solare… e nel nostro piccolissimo di attività produttive non ci possono soccorrere gli States, anch’essi in discrete ambasce su questi punti strategici per un virtuoso sviluppo di una crescita industriale redditizia: e in questo senso fa testo la richiesta rivolta da Putin a Xi di non creare fratture nelle catene degli approvvigionamenti per non compromettere il commercio mondiale (in realtà penso si preoccupasse esclusivamente del suo).

9)   A cannonate e missili si risolverà la guerra d’Ucraina, ma il vero conflitto per il futuro lo si giocherà dopo, nella guerra delle materie prime, quando un occidente magari vittorioso dovrà andare a chiedere alla nazione vinta, rifugiatisi a leccarsi le ferite in una rassicurante e interessata coalizione protettiva. E allora gli ottimisti scopriranno come i nostri paesi dovranno stringere alleanze con gli amici del vinto e con il vinto, per entrare nel gioco della finanza, che fottendosene dell’esito della guerra, si starà solo occupando di riempire le caselle rimaste vuote con chi avrà soldi per investire sulle risorse russe, e già i top dei relativi settori industriali sono lì ad attendere.

10) Noi ovviamente non ci saremo, se non forse per recuperare qualche sito che avevamo lasciato: non ci saremo perché è ormai frustrante l’atteggiamento politico italiano verso gli investimenti, domestici o esteri che siano, castrante proprio nei riguardi della genialità scolpita nel nostro DNA. Vi sono esempi di piccole/medie aziende italiane che hanno sviluppato idee tecnologiche eccezionali, di cui non sentiamo più parlare: ebbene in altri paesi “che non amiamo” grosse aziende di stato e colossi privati si sarebbero fiondati su di loro, impiantandovi grandi stabilimenti per una veloce industrializzazione e produzione in larga serie per occupare il mercato di settore: da noi hanno avuto un paio di minuti di inutile fama alla fine di un telegiornale e sono rimaste piccole con le loro piccole difficoltà, che per loro sono grandi.

 

Concludo dicendo che un paio d’anni dopo la fine della guerra se ne ricorderanno solo le persone che andranno al cimitero a portare fiori e preghiere, per il resto le alleanze economiche riprenderanno ed io, povero profano di finanza e di industria, vedo sempre più in questo futuro gruppi a capitale misto, fatalmente sempre più grandi: ma noi ci affideremo a Salvini e alle sue piccole fonderie del Nordest, e qualche panino e mortadella riusciremo ancora a tirarlo fuori. Quest’ultimo passo giusto per ricordare che i grandi gruppi italiani (oltre a Stellantis) se ne sono andati all’estero, anche se noi fingiamo di non saperlo.

 

Vedi io sono convinto che nel mondo ci debba essere una sana emulazione ed una forte competizione perché il progresso si esplichi al meglio, ma vedo che purtroppo qui si ami piuttosto una conflittualità di principio: d’altra parte è quello che da troppo tempo ci mostra e ci insegna la politica.

 

Un caro saluto e buona serata

Leo 62

Perfetto . Grazie per la pazienza… io quando ho letto che la Russia è isolata dal mondo ho cominciato a ridere ed ho lasciato perdere… ma anche quella dei trent’anni per trovare un partner economico che ho letto sulla tua risposta era notevole… proprio vero che se in un certo campo uno le cose non le sa analizzare meglio che lascia perdere, fa solo figuracce.
Da Samarcanda esce che tutti vorrebbero che non ci fosse la guerra in Ucraina, per primi Cina ed India, ed aggiungiamo la Turchia che, nonostante sia un paese NATO vuole associarsi per il futuro con questa organizzazione perché sa che il futuro sta in Asia. Però Putin dice che è l’Ucraina che non vuole la pace, lui la vorrebbe… quindi… certo non è che l’Ucraina può chiedere che la situazione torni a prima di Febbraio e magari pure la Crimea. Adesso secondo me Cina ed India e pure la Turchia informano gli USA che sarebbe da convincere l’Ucraina per avere la pace, con grande sollievo dei grandi Fondi americani… e forse ci arriviamo prima dell’inverno, perché poi se passa l’inverno qualche equilbrio rischia di cambiare. Più che Putin qui sta per saltare Zelensky, tu che dici?…

luigi.iannelli

Più che Putin qui sta per saltare Zelensky, tu che dici?…

Scusami @Leo se mi inserisco, ma credo che Zelensky non salterà per ora. Come Gorbaciov serve ancora agli americani e proprio come lui, quando non gli servirà più, andrà a godersi la vecchiaia dormendo su materassi pieni di dollàri.

Leo 62

Si, ma deve sbrigarsi ad accettare una pace, che adesso con la controffensiva NATO per lui potrebbe anche essere accettabile.

hilander

Ovviamene al punto 8 intendevo dire

“richiesta rivolta da BIDEN a Xi di non creare fratture nelle catene degli approvvigionamenti”

hilander

Non capisco il pollicione in giù, visto che glielo ha proprio chiesto!
Boh, strana gente alberga qui!

Leo 62

Non leggono o non capiscono quello che leggono… tranquillo…

hilander

Tra le notizie passate quasi sotto silenzio dai media ve n’è una che ritengo sia da non sottovalutare (ma è noto che noi, vecchi europei, si sia un po’ stupidamente snob!): parlo della recente legge di Pyongyang, che autorizza attacchi nucleari “preventivi” a paesi ritenuti minacce per la Nord Corea, senza alcun bisogno che vi sia provocazione.

Inoltre la stessa legge stabilisce altri punti focali quali l’espressa volontà di continuare a incrementare il proprio arsenale nucleare sia “producendo” che “acquistando”, a intensificare l’addestramento all’uso di armamenti nucleari, a non riconoscere nè partecipare a nessun programma internazionale di denuclearizzazione.

Contrariamente alla noncuranza mediatica europea, l’informazione è stata diffusa ampiamente dalle agenzie di stampa e mediatiche russa (era ovvio) e asiatiche orientali (chi con malcelato sorriso, chi con vera preoccupazione).

Personalmente ho il vago sospetto che Xi abbia tolto la museruola a Kim Jong-un perché dignigni i denti verso il Pacifico, lasciandogli però ancora stretto al collo il guinzaglio.

 

Alcuni hanno voluto vedere nella promulgazione di questa legge, unitamente alle esercitazioni militari cinesi sul mare e sui cieli di Formosa e a quelle congiunte del 1/7 settembre in Kamchatka, nelle isole del Commodoro e nel Mar del Giappone  di Russia, Cina, India e altri (Azerbaigian, Tagikistan, Armenia, Siria, Bielorussia, Nicaragua, Kazakistan, Mongolia, Kirghizistan, Laos e Algeria, toh il nostro fornitore di fiducia del gas), una semplice esibizione di muscoli e prontezza immediata di Pyongyang a difendere od offendere nell’area pacifica dal Giappone a Taiwan: io invece, mentre convengo sul fatto che le esercitazioni siano usuali “pratiche deterrenti”, trovo molto più forti, più pericolosi e insopportabili gli atteggiamenti e i disposti nordcoreani addirittura “santificati per legge dello stato” e in mano a un folle.

 

Fatta questa premessa ritorno a ciò che più mi piace, al mondo della economia e dell’industria.

Leggendo il ping pong tra MJ e Leo lascio a loro la disputa sulle vicende belliche, ma traggo spunto da alcune loro affermazioni economiche per chiedermi e chiedere su cosa basino i loro ottimismi, in un quadro globale che presenta poche certezze, e di queste la più parte non ci sorride.

Il mondo attuale funziona sempre più in base alla “quantità di possesso” di mezzi e materie prime (in buona parte nuovi e nuove). Tutto il resto (potere di acquisto, valore dei salari, servizi, occupazione, etc…) che concorre al PIL, tanto amato dall’amico MJ, è conseguenza di questa “quantità di possesso”.

Cito alla rinfusa e senza logica e ordine merceologici alcune delle “cose” che creano economia in ogni nazione. e di cui in parte avevo già scritto in questi anni.

Petrolio, gas, carbone, ferro e acciaio, eolico, solare, terre rare, litio, cobalto, oro, argento, platino, uranio, nucleare, batterie, terre rare, riso, grano, mais, zucchero, olio, ammoniaca, farmaceutici, chimici, banche, zinco, coltan, rame, manganese, grandi gruppi industriali, grandi gruppi costruttori, turismo,

E’ una rarità trovare settori in cui l’Europa (e l’Italia) rappresentino eccellenza o monopolio, come ahinoi avviene per altri paesi, e sta diventando problematico anche per gli USA.

 

Il predominio europeo nel passato era venuto da:

–      Fino a 150 anni fa gli States industrialmente non esistevano e politicamente non erano usciti dai loro confini… Il loro galoppo industriale agganciò poi l’industria europea, grazie anche allo sfruttamento intensivo delle grandi risorse di quel nuovo mondo, che però ha portato a bruciare buona parte delle riserve e a conseguenti provvedimenti conservativi nel periodo contemporaneo

–      L’Europa, prima di giungere ad essere un mercato (iper)maturo, viveva di ferro e carbone, le materie prime regine degli ultimi secoli fino a poco tempo fa.

–      L’Europa ha inoltre vissuto e prosperato sullo sfruttamento selvaggio delle colonie (arricchimento dalle ricchezze altrui), e da decenni, finite le “scorte” fisiche e finanziarie di tale secolare discutibile esercizio schiavista, paga oggi con l’arretramento nel contesto mondiale il fatto di non aver più quelle entrate gratuite dalle colonie di quelle materie prime che i paesi europei non hanno e di quelle nuove che abbondano in mercati emergenti e che sono totalmente assenti nel nostro suolo.

 

E il conflitto russoucraino sta dando le avvisaglie di quello che potrebbe essere il dramma industriale dei paesi trasformatori, e non riesco a capire come persone di cultura volutamente ignorino questo fatto, dopo che ormai da ogni angolo e da ogni organizzazione e confederazione arrivano timori certificati  e allarmi insistenti in tal senso: ebbene a queste persone io chiedo come fanno ad essere ottimisti sul futuro, ma non voglio numeretti estratti da statistiche cumulative settoriali fatte da altri, voglio che mi si dica come almeno i più importanti settori industriali italiani che necessitano di alcune di quelle materie prime, ad esempio acciaio per restare nel semplice visto che abbiamo i cantieri fermi, le troveranno, da chi e quando le avranno, in quale quantità e quanto le pagheranno.

Non voglio fare confronti con la Russia come piace a troppi, ma non posso fare a meno di pensare che, a bocce ferme a guerra finita, nasceranno altre aziende russe al posto del gran numero di quelle oggi in default perché saranno le ricchezze naturali del paese a esigerlo e a permetterlo: non è avvenuto forse così nel dopoguerra per paesi più deboli come Germania, Italia, Giappone? Non è avvenuto così per la Cina e non sta avvenendo così per tutte quelle economie emergenti che con malcelato disappunto vediamo proliferare, salite dalla serie C alla B, attorno a noi, discesi dalla A alla B.

 

I drivers dell’economia sono le materie prime: io lo so da 50 anni per esperienza diretta, chi ancora si ostina a non crederci si rassegni, non perché lo dico io ma perché ormai lo hanno detto, oltre alle varie Conf e agli imprenditori, anche gli economisti più caparbi e meno intelligenti.

 

Sento parlare di valore di acquisto dei salari (un paio di giorni fa leggevo che il nostro in questo stato inflattivo pesantissimo ha perso il 3%). Beh, dirò alcune cose banali: tale valore dipende dall’andamento delle economie, che non mostrano in Europa esplosivi miglioramenti, ma piuttosto previsioni di erosioni: e le economie dipendono a loro volta dall’andamento del tessuto industriale e tecnologico, e a sua volta questo è dipendente dalla disponibilità di materie prime, proprie o acquistate da altri a prezzi convenienti, altrimenti le fabbriche stanno ferme e la produzione industriale vale un’emerita fava.

 

Aggiungo che il dato della produzione industriale nel breve dice poco, così come dicono poco le oscillazioni mese su mese.

La produzione industriale, e questo lo sanno anche all’asilo, cammina su due binari: produzione in serie e produzione per commesse. La prima rappresenta lo zoccolo duro che dura nel tempo e che viene esaudita da mano d’opera e approvvigionamenti costanti, la seconda presenta gli isterismi in un tempo definito che determinano le oscillazioni sopra lo zoccolo e che abbisognano di modulazioni di mano d’opera e di materiali: si gioisce quando le commesse ci sono, si piange quando cessano e non vengono sostituite da altre nuove, sì che terminata la breve isteresi degli incassi posticipati i conti vanno in crisi e spesso si può avere per un certo periodo eccedenza di personale.

In buona sostanza i grandi gruppi industriali privati lavorano soprattutto per serie con capacità di ammortizzare i picchi di commesse, le aziende di stato lavorano generalmente su commesse a tempo e quantità.

Scusandomi per l’estrema banalizzazione, l’esempio tipico di produzione per serie è quella dei veicoli o degli elettrodomestici o delle piastrelle di ceramica, con una discreta costanza occupazionale; quello tipico di produzione per commessa è quello delle imprese di costruzioni con variazioni occupazionali sensibili, ma anche delle aziende di stato e non, per prodotti di nicchia su contratti a tempo e quantità (es. Leonardo, Oto Melara).

 

Accenno anche che l’approccio commerciale è totalmente diverso per la totale diversità della clientela cui ci si rivolge, utenza di massa su dati storici e indagini di marketing senza conoscenza individuale del singolo cliente, contro cliente noto e univocamente definito. Nel primo caso per il commerciale si tratta di saper valutare le evoluzioni delle richieste di massa, nel secondo il commerciale deve ricercare e individuare il singolo cliente; tutti e due per dare il giusto input a Finance e Purchasing aziendali, che devono l’una disporre le risorse finanziarie adeguate e l’altro approvvigionare all’interno di detto montante.

E gli strumento corretti di programmazione e controllo, per non incorrere sia in buchi produttivi che in eccedenza di magazzino (il sogno di ogni azienda è il Just in Time perfetto con capitale circolante a zero!) e garantire invece continuità produttiva coerente con le risorse aziendali economiche e umane aono i rolling operativi commerciale e di produzione magari mensili (che sono altra cosa dei forecast periodici, degli update dei budget e gli altri appuntamenti finanziari) in cui i commerciali devono garantire sulle quantità del venduto e del previsto di vendita senza voli di fantasia, perchè su quelle quantità il Purchasing provvederà ad approvvigionare materiali e prodotti per le linee/isole di produzione.

Non entro nei dettagli delle fasi, perché lo scopo mio ultimo è solo l’invito a restare con i piedi per terra e a considerare la nostra “povertà” in materie prime e la grande difficoltà a reperirle, perché in questi momenti oltre al cinismo dei sellers esiste una concorrenza spietata tra i buyers per accaparrarsele, come il punto più critico per la nostra produzione… e sono un forte condizionamento che non potremo superare sventolando bandiere urlando petto in fuori “noi siamo il grande Occidente, la grande Europa, la grande Italia, e gli altri sono tutti coglioni!” come vedevo fare da tantissimi 6 mesi fa, ma da molti meno oggi, perché quei coglioni posseggono le cose che ci servono per lavorare e hanno la facoltà di fornircele o no.

E mi piacerebbe appunto che, con quell’umiltà che manca a noi italiani secondi in presunzione solo ai francesi, si andasse a vedere dove sono le ricchezze della terra senza le quali non si costruisce l’economia e chi le ha.

Ho fatto in altri post riferimento a diversi elementi tra quelli che ho citato all’inizio (ad es. petrolio, gas, acciaio, rame, metalli vari, gas rari, terre naturali,…) con il semplice e unico fine di discuterne con obiettività nello scenario economico globale e nel nostro in particolare, scevri da ogni inquinamento politico (simpatia/antipatia per singoli paesi); altrimenti fintanto che qualcuno continuerà a sostenere che un paese che ha poco o niente valga di più nell’attuale e in prospettiva di un paese che ha molto o tutto, non v’è margine di proficuo confronto dialettico, perché l’accusa e il reato di lesa maestà, se si deve criticare a ragione o esporre evidenti debolezze di un qualunque paese compreso il nostro, non devono esistere in economia.

 

Stimolato da quanto MJ e Leo hanno scritto nel loro ultimo interessante dibattere sulle ultime vicende a margine del conflitto, riprendo una considerazione che avevo fatto all’inizio di questa maledetta guerra:di cui non mi sono mai chiesto, né mi interessa particolarmente sapere, chi sia più forte nel campo militare? chi vincerà? chi ha più e migliori armi? se qualche alleato si schiererà sul campo? etc etc.

L’avevo definita guerra locale di terra e di confine, e per me tale resta, preoccupandomi più degli impatti sulle economie, ma avevo fatto anche cenno ad un eventuale colpo di stato in Russia: bene ripropongo qui il mio pensiero che non è mutato.

Indipendentemente dall’esito del conflitto la Russia, vincente o perdente, resterà nel contesto mondiale, e quindi europeo, in una posizione di rilievo: Germania e Giappone (e magari anche la nostra Italietta fascista) avevano fatto peggio della Russia, eppure sono state accolte a braccia aperte dall’Occiente dei vincitori in quel frangente intelligente ed opportunamente indulgente.

E sarà così anche stavolta! Perché mica saremmo così idioti da lasciare che le grandi ricchezze minerarie ed energetiche della Russia vengano proprio da noi dirottate alla Cina e a qualche paese arabo?

E quel che mi suona strano è che persone di buona cultura si accapiglino sul numero delle cannonate senza tener conto di ciò, o che si illudano che i paesi europei e l’Italia, senza aver fatto la guerra e senza aver mandato un solo soldato in Ucraina, possano dettare regole a una Russia pur sconfitta o ritiratasi.

In quanto all’Ucraina, paese fino all’altro ieri sfruttato sia da Russia che da Europa, resterà un piccolo paese (politicamente più vicino all’EU, o già inseritovi), sia se ancora integro o mutilato di qualche suo territorio.

 

In quanto all’eventualità di un colpo di stato a Mosca, occorrerà vedere chi lo potrebbe fare: non certo i politici della petizione, deputati e consiglieri dei distretti, fino a pochi mesi fa “compromessi” con il governo centrale nel bene e nel male e questo il popolo lo sa e lo ricorda; non una sollevazione popolare che al momento non ha leaders rivoluzionari autorevoli, perché quelli che c’erano sono stati “neutralizzati” in vari modi, eliminazione, suicidio, carcere duro, deportazione in Siberia; certo non un’operazione da film di forze speciali esterne (la Russia non è l’ISIS, né Putin è Bin Laden o anche solo Gheddafi! e comunque sarebbe un’azione anch’essa intollerabile in casa europea): forse lo potrebbe una fronda consistente e occidentalista di oligarchi (ma gli altri?), che comunque pretenderebbero dall’Europa e dagli States “concorso economico” e garanzie di business blindati e profittevoli, nonché l’eliminazione d’ogni sanzione al paese.

E qui mi pongo la domanda di chi potrebbe e vorrebbe investire paritariamente miliardi in queste attività, visto che recentemente l’Europa ha dimostrato di non avere più questa cultura (e probabilmente i soldi).

La conclusione sarebbe comunque quella che ho sempre dichiarato: anche “rinnovata” la Russia sarebbe sempre un’entità di rilievo in Europa e nel mondo.

 

E ho lasciato da parte la Cina presupponendo, come a tanti piacerebbe ma mi sembrerebbe strano ciò accadesse, che se ne restasse fuori dagli eventi europei, giocando a scopone con gli US sul tavolo di Taiwan e lasciando andare Putin da solo incontro al suo destino, qualunque esso possa essere.

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Che significa quest’affermazione:

”Il mondo attuale funziona sempre più in base alla “quantità di possesso” di mezzi e materie prime (in buona parte nuovi e nuove). Tutto il resto (potere di acquisto, valore dei salari, servizi, occupazione, etc…” è conseguenza di questa “quantità di possesso”.

Quindi ne deduco che in Paesi ricchi di materie prime come Russia, Cina, Brasile i salari siano elevatissimi. Eppure l’OCSE non la pensa allo stesso modo. Il salario medio cinese vale la metà del salario medio dei Paesi facenti parte dell’Ocse, così come quello russo.
Chi sta sbagliando tu o l’Ocse?

https://www.oecd-ilibrary.org/sites/210385a1-en/index.html?itemId=/content/component/210385a1-en

”Sento parlare di valore di acquisto dei salari (un paio di giorni fa leggevo che il nostro in questo stato inflattivo pesantissimo ha perso il 3%)”

Dove lo hai letto, precisamente? Perché il consumer spending in Italia è in crescita, così come sono in crescita le vendite al dettaglio.

https://tradingeconomics.com/italy/consumer-spending
In Russia è crollata la spesa dei consumatori, in linea col crollo dei salari.

https://tradingeconomics.com/russia/consumer-spending

” L’Europa ha inoltre vissuto e prosperato sullo sfruttamento selvaggio delle colonie (arricchimento dalle ricchezze altrui), e da decenni, finite le “scorte” fisiche e finanziarie di tale secolare discutibile esercizio schiavista, paga oggi con l’arretramento nel contesto mondiale il fatto di non aver più quelle entrate gratuite dalle colonie di quelle materie prime che i paesi europei non hanno e di quelle nuove che abbondano in mercati emergenti e che sono totalmente assenti nel nostro suolo.”

Ma quale arretramento paga l’Europa precisamente? In che termini? Sotto quale aspetto.

Ma dello schiavismo cinese in Africa non hai nulla da dire?

https://it.gariwo.net/testi-e-contesti/africa/il-lato-violento-del-colonialismo-cinese-in-africa-25204.html

Modifica il 11 giorni fa da MJ23 - JAN PALACH VIVE -.
hilander

Il 3% lo leggi nel Report OCSE delle Prospettive dell’occupazione 2022, e mi è parso strano che ti sia sfuggito, visto che lo hanno commentato il Corriere, il Messaggero, Money, il Fatto Quotidiano, mi pare la Sicilia e altri. A proposito guarda che Trading Statistics lo consulto anche io per i vari paesi ma è ovviamente meno autorevole dei dati OCSE e il mese su mese non è validante a certificare un trend.

E il tuo accenno alla Russia non c’entra una fava con quello che stavo dicendo!

 

Io non sto sbagliando perché non l’ho detto che nei paesi ricchi di materie prime i salari debbano essere altissimi: questo lo hai dedotto erroneamente e lo hai detto tu, anzi magari lo hai voluto dedurre ad arte. Giusto per spiegartelo meglio, se io paese poverissimo scopro un giacimento importante di litio, sono automaticamente un paese ricco di litio, ma non divento ricco in assoluto, semplicemente generalmente avviene che migliorerò la mia crescita e i miei salari in relazione a ciò che avevo prima.

Io ho detto, e lo ripeto in modo che spero ti sia più chiaro che lo sviluppo delle singole economie nazionali, nel mondo attuale, è sempre più legato alla “quantità di possesso di mezzi e materie” specialmente quelle nuove che affiancano e in alcuni casi sostituiscono quelle più tradizionali (e sovente ormai ritenute inquinanti). E su questo trend positivo di sviluppo parla la storia dell’economia contemporanea: se hai dei dubbi rileggi l’evoluzione dei vari ranking per nazioni, per esempio quelli banalissimi di PIL e PPA per non complicare le cose,  degli ultimi 30 anni per valutare gli scatti in avanti di quei paesi che si sono scoperti o che si stanno scoprendo “ricchi del nuovo”, fino a vent’anni fa nelle retrovie dei ranking e oggi appollaiate tra la trentesima e decima posizione.

Penso ad esempio a Indonesia, Cile, Brasile, Messico, India, per non dire della Cina che in 25 anni ha aumentato i salari del 1500%, mantenendoli comunque ancora bassi, ma il cui aumento costituisce oggi un possibile veicolo di inflazione nel mondo (ma questa è un’altra storia per cervelli fini e non per farne oggetto di polemica, e se vuoi ne potremmo parlare): paragonali con la stasi o “l’arretramento” di vecchi paesi europei che puoi rilevare da quei ranking. Siccome lo avevo evidenziato già qualche anno fa, lascio parlare le liste dei vari anni trascorsi fino ad oggi.

Per quanto riguarda l’Italia mi premuro di farti notare che fino a meno di venti anni fa, ce la battevamo con l’UK per il sesto posto mondiale di potenza economica: guarda la posizione dove siamo oggi e motivami che non vi sia stato arretramento.

Non dedurre dalle mie parole, leggi semplicemente quello che ormai dicono tutte le organizzazioni e capirai da solo che il mondo oggi, come sempre e ancor di più, gira su chi” ha, possiede e decide di dare o non dare.

Io da parte mia, avendo vissuto e vivendo in questo clima, non ho bisogno di andare a vedere siti e previsioni per sapere che se non hanno i materiali con cui e su cui lavorare le fabbriche si fermano, i prodotti non escono, non si consumano né si vendono ad altri, il danaro non circola, gli imprenditori gli stipendi non li aumentano anxi licenziano, né d’altra parte servirebbe aumentarli se non hai niente da comprare. Ma mi pare che il concetto di rottura degli approvvigionamenti come origine (non unica per carità) del processo inflattivo e regressivo ti sia indigesto, perché mi pare che tu non concepisca che è dalle attività industriali (il primario è da tanto che non incide in egual misura) che si generano tutti i processi di crescita, e che se l’industria non lavora, tutto il resto si ingessa.

 

Sullo “schiavismo” cinese in Africa, che tu mi riproponi e mi contrapponi al colonialismo europeo schiavista di secoli in Africa (che peraltro avevo citato come fattore economico di una certa situazione europea e non politico) ti sfugge che già ti avevo risposto in altro precedente post, condannandolo senza se e senza ma, in maniera assoluta, al pari di TUTTE le violenze, da qualunque parte vengano e di qualsiasi “dimensione” siano, per avere l’età di averne viste nella realtà e non lette come mi pare sia per te su qualche sito.

A questo punto allora io devo chiederti perché a tua volta non hai commentato quanto io scrissi a suo tempo sulla situazione in Qatar, dove per la costruzione delle strutture dei mondiali, pratiche odiose nei cantieri (imprese qatarine, ma pure “estere”) denunciai la morte di alcune migliaia (sono rimasto a 6mila) per la crudeltà di trattamenti da bestie, turni di lavoro di 12/14 oree il resto chiusi dentro container metallici esposti al sole per mesi e per qualche anno, con 50/55 gradi senza ventilazione all’ordine del giorno. Scrissi anche di questi disperati lavoratori provenienti dal Centrafrica e dai paesi poveri del Sudest asiatico, costretti a portarsi dietro le mogli (non i figli lasciati nei paesi d’origine) per farle lavorare nelle case dei ricchi qatarini, privati della libertà perché i passaporti venivano ovviamente ritirati. Ci sei stato in Qatar prima del Covid a vedere quella situazione? perché non ricordo alcun tuo commento indignato al riguardo: d’altra parte l’importante è sostenere l’innocenza immacolata come prerogativa di noi occidente, e per il resto del mondo tutta merda.

Io mi assumo la responsabilità di parlare di “schiavismo”, sia perché ho fatto in tempo a vederne gli ultimi rantoli e gli effetti deleteri del dopo in qualche paese d’Africa: sei stato in Congo? In Angola? In Costa d’Avorio? In Togo? In Mozambico, nel Corno d’Africa? O lo hai solo letto trent’anni dopo sul divano di casa? Ti sei fatto un giretto nelle Filippine  a farti raccontare, dai figli vecchi di quei padri e nonni che le subirono, le nefandezze dei giapponesi che non avevano niente da invidiare alle pratiche nazifasciste della civile Europa italotedesca? E tanto per pari opportunità io ero già a questo mondo, capace di intendere, a piangere per i caduti d’Ungheria quando la Russia l’invase (è un vizio “sovietico” mai perso, che però fa pari con quello statunitense di stessa matrice di portare la guerra a casa d’altri).

PERO’ LA LETTURA DELLA STORIA VARIA SECONDO LA LINGUA DI CHI LA LEGGE!

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

”A proposito guarda che Trading Statistics lo consulto anche io per i vari paesi ma è ovviamente meno autorevole dei dati OCSE e il mese su mese non è validante a certificare un trend.”

Non è mese su mese è trimestre su trimestre, e sono gli ultimi dati a disposizione. Nel secondo trimestre, quindi al 30/06, con prezzi alle stelle già da qualche mese la spesa dei consumatori è continuata ad aumentare.

”Sento parlare di valore di acquisto dei salari (un paio di giorni fa leggevo che il nostro in questo stato inflattivo pesantissimo ha perso il 3%)”

Verifica i dati prima di scrivere, perché se i salari hanno perso (verbo al passato) il 3% non è possibile che la spesa dei consumatori sia in crescita durante l’anno (dall’1/01 al 30/06).

La R

La Russia c’entra eccome, in quanto ricchissima di materie prime e nonostante ciò ha un Pil per capita e un Human development index, molto più basso rispetto a Polonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, Lituania ecc. e cioè Paesi che sciaguratamente erano sotto la sua influenza e sotto il regime comunista. Quindi, la tua affermazione:

”Tutto il resto (potere di acquisto, valore dei salari, servizi, occupazione, etc…) che concorre al PIL, tanto amato dall’amico MJ, è conseguenza di questa “quantità di possesso”.

è totalmente sballata. Il Pil, il salario, il potere d’acquisto ecc. non dipendono affatto dalle materie prime (se non in piccolissima parte), ma dipendono dallo sviluppo e dal progresso tecnologico, dal capitale umano altamente qualificato o meno, dalle innovazioni, da un sistema finanziario che sappia allocare le risorse verso i progetti più redditizi, dall’apertura dei mercati in senso concorrenziale, da istituzioni funzionanti, dalla certezza del diritto, da una tassazione che non sia opprimente, da un sistema scolastico che sappia formare gli alunni in base alle esigenze dell’economia moderna, da un mercato del lavoro che non sia rigido, da un settore pubblico che sappia fare opera di riqualificazione dei lavoratori le cui competenze non sono più richieste al fine di indirizzarli verso settori dove c’è domanda, ecc. Conosci le riforme Hartz in Germania, dei primi anni 2000? Dopo quelle riforme la Germania ha cominciato a volare.

Tu fai confusione tra potere di mercato dell’industria estrattiva, che indubbiamente esiste e che serve una domanda anelastica e benessere, floridità, solidità di un sistema economico. Tu puoi avere un’industria mineraria sviluppata, ma nulla ciò ci dice rispetto al benessere, alla floridità del sistema economico nel suo complesso.
D’altronde mi pare parlassi in passato di Rusal e Nornickel, come attività ”core” dell’industria russa. Ci sono i bilanci al 30/06. L’utile operativo è migliorato di qualche centinaia di milioni di dollari da parte di una e di un miliardo di dollari da parte dell’altra, se non ricordo male. E cioè, parliamo di noccioline rispetto ad un Paese con 144 milioni di persone e che al secondo trimestre ha fatto registrare un calo del Pil del 4%.

A te non piace fare i confronti con la Russia, invece i confronti con la Russia a rigore vanno fatti. Perché l’UE è impegnata in una guerra di sanzioni contro la Russia, in quanto quest’ultima ha invaso uno Stato sovrano. Perché vedi, se parli delle difficoltà europee, senza parlare delle difficoltà russe di grado molto superiore sembra quasi che implicitamente tu voglia intendere: ”maledette sanzioni, l’economia va male per colpa delle sanzioni. Togliamole subito”. Ma l’effetto indiretto ed immediato sarebbe quello di favorire il Paese aggressore che grazie alle sanzioni, agli aiuti, alle armi ecc. perde territori occupati. E tu questo non lo vuoi, dico bene? Ti concentri sui costi delle sanzioni, ma non vedi i benefici.

”Giusto per spiegartelo meglio, se io paese poverissimo scopro un giacimento importante di litio, sono automaticamente un paese ricco di litio, ma non divento ricco in assoluto, semplicemente generalmente avviene che migliorerò la mia crescita e i miei salari in relazione a ciò che avevo prima.”

OK, ma questa frase è totalmente diversa rispetto alla seguente che vado ad incollarti, il significato è diverso, le implicazioni economiche sono diverse:

”Tutto il resto (potere di acquisto, valore dei salari, servizi, occupazione, etc…) che concorre al PIL, tanto amato dall’amico MJ, è conseguenza di questa “quantità di possesso”.

Nella prima affermazione il concetto di PIL, ricchezza, potere d’acquisto lo delimiti e lo circoscrivi al giacimento di litio, nella seconda affermazione, dal possesso di materie prime e mezzi fai discendere una valutazione totale del sistema economico e delle varie grandezze che lo compongono e non è affatto così.

”Penso ad esempio a Indonesia, Cile, Brasile, Messico, India, per non dire della Cina che in 25 anni ha aumentato i salari del 1500%, mantenendoli comunque ancora bassi, ma il cui aumento costituisce oggi un possibile veicolo di inflazione nel mondo (ma questa è un’altra storia per cervelli fini e non per farne oggetto di polemica, e se vuoi ne potremmo parlare): paragonali con la stasi o “l’arretramento” di vecchi paesi europei che puoi rilevare da quei ranking.”

Ma cosa c’entra? Ma come fai a parogonare economie che sono sulla frontiera tecnologica con economie di Paesi in via di sviluppo. E’ ovvio che i Paesi in via di sviluppo facciano registrare tassi di crescita superiore rispetto alle economie sviluppate. Man mano che ti avvicini alla frontiera tecnologica i rendimenti marginali dei fattori di produzione crescono in misura via via inferiore. Poi, nell’ambito dei Paesi che si trovano alla frontiera puoi avere chi ti cresce dell’1-2 e chi ti cresce del 3-4%, sulla base di fattori specifici, ma sicuramente non si possono raggiungere tassi di crescita a 2 cifre. Quei tassi di crescita l’Europa l’Italia li faceva registrare nel dopoguerra.
Non te lo sei mai chiesto perché l’FMI classifica Italie e Uk sotto la voce ”Paesi sviluppati” e Cina, Brasile, Messico sotto la voce ”Paesi in via di sviluppo”? Ecco, questa è la ragione. Non si possono fare confronti tra paesi che sono in due stadi di sviluppo totalmente differenti. Quando cinesi, indiani, brasiliani, ecc. arriveranno a 50-60k dollari annui di PPP ne riparleremo dei loro tassi di crescita.

Non mi ricordo di una tua risposta sul comportamento dei cinesi in Africa.
Non ho letto tuoi post sul Qatar, non leggo tutti i post. Mi pare di averti risposto sulle guerre crimanali degli Usa e sullo schifoso imperialismo europeo.
Mi chiedevo però, in relazione a questo tuo ultimo post, come mai avessi tirato in ballo la colonizzazione europea in Africa che appartiene al passato senza accennare agli atti criminali dei cinesi sempre in Africa, però in epoca attuale.
Visto che parlavi di violenza in Africa mi sarei aspettato anche un accenno a Mugabe, per esempio. Ma evidentemente questo tipo di violenze ti sono sfuggite.

Modifica il 10 giorni fa da MJ23 - JAN PALACH VIVE -.
hilander

Dimenticavo: non ti permetto di dirmi che violenze mi siano sfuggite: molte le ho viste nella realtà e le ho condannate a suo tempo, se tu non eri nato o eri in fasce non posso farci niente.
Io non ne parlo dal divano di casa come fai tu solo per averle lette!

Abbi quindi rispetto per chi, come me i morti e le torture li ha visti veramente, e in Africa da tutte e due le parti amico mio: io c’ero in quei paesi e mi hanno anche sparato contro!
E mi posso permettere di dirti, per aver visto combattenti di entrambe le parti legati nudi ad alberi con i testicoli in bocca o giocare al pallone con una testa mozzata (ci sono le foto) che Mugabe e Mobutu (il primo più odioso del secondo comunque) qualcosa l’hanno imparata da noi e qualcun’altra c’è l’hanno insegnata.
Ma se tu con la tua battuta volevi una volta di più usare Mugabe per assolvere il nostro colonialismo razzista e schiavista, fai pure, liberissimo di farne l’avvocato difensore, per me non è certo un problema, tanto più che presto saremo governati da chi forse potrebbe introdurre, come altra festa nazionale al posto della liberazione, quella della creazione dell’impero d’Italia e d’Abissinia.

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Io mi permetto di dirti tutto quello che voglio.Questo è un Paese libero. E’ Bocca che decide cosa fare passare e cosa no.
Se la cosa ti dà fastidio vedi di regolarti di conseguenza.

L’altra volta dopo avermi definito ultras dinanzi alla mia risposta che si adeguava al tuo tono, e alla tua contro-risposta a cui io non ribattei te ne sei uscito con ”fin quando usi questi toni pacati va più che bene”.
Ma eri stato ad iniziare a sbarellare, non io. Non funziona così amico.

Non rigiro nessuna frittata, e non faccio l’avvocato di nessuno. Sei tu che tiri in ballo le tragedie a senso unico.

hilander

Hai letto male! Vai a rileggere!
Io non ti ho mai dato dell’ultra, avevo parlato di ultras, ma non mi riferivo a te, non ti ho mai ritenuto un ultra, ma se tu ti senti invece tale è affar tuo.
A proposito io non vengo “indottrinato”, piuttosto sono stato io a insegnare su certe dottrine industriali di alto livello…
Ma industria e tecnologia probabilmente non sono il tuo pane.
E in politica non sono legato a nessuno fortunatamente.
Hai ragione è un paese in cui si può mandare affanculo chiunque: mi adeguo!

hilander

Bella esposizione.

Però il 3% lo leggi nel report OCSE, quindi ti pregherei di scrivere all’OCSE, contestando direttamente loro che sono dei coglioni a scrivere certe cose, tanto più che come organizzazione europea non sanno leggere la situazione europea. Ma il Report lo hai letto o no?

Riguardo a quella lista di tutto quello che dici concorra al PIL e che niente dici abbia a che vedere con la disponibilità di materie prime mi fa capire che tu di processi industriali, che nascono praticamente tutti dalla disponibilità di materie prime o semilavorati o finiti di queste (anche le tecnologie hanno bisogno di loro se non lo sai) ne capisca assai poco: vedo che non ti sono bastati per capirlo pochi mesi di rottura di approvvigionamenti che hanno creato un casino d’inflazione.

Allora sai cosa ti suggerisco? Immagina di chiudere gran parte delle aziende manifatturiere (siamo un paese trasformatore), perché scorte di magazzino non ne fa più nessuno in tempo di just in time (lo sai cos’è e come funziona, giusto?), non produrre più neanche un chiodo e dimmi da dove cazzo tiri fuori dopo qualche mese tutte le risorse per nutrire e portare avanti quel “paradiso” che hai descritto così bene, perché da qualche parte devono venir fuori a garantire “continuità”.
Vai a presentare la tua tesi in Confindustria, o meglio vai di cancello in cancello di imprese a dire ai produttori che se non gli arrivano i materiali non si preoccupino e lascino in vacanza pagata le maestranze, e registra le risposte che riceverai.
Poi dopo un annetto di rottura degli approvvigionamenti vai a verificare la situazione di tutti quei bei fattori che hai citato per cui tale rottura e la conseguente sospensione produttiva hai definito ininfluenti: però vallo a dire in piazza a sindacati e maestranze in protesta.

Ma se tu non vedi la banale relazione tra materie, produzione, occupazione e salari è inutile che stia a parlartene.

In quanto alle due aziende russe che citi e che si stanno fondendo in una sola, non è quella l’ottica in cui devi vederla, ma nel danno da loro procurato (più di trenta volte del valore dei materiano non spediti) nella non fornitura a chi doveva trasformare. Ma per saperlo vai a mettere il naso nei conti e nel buco produttivo dei costruttori finali. Non a caso Biden continua a comprare da loro (anzi ha aumentato l’acquisto recentemente.

Un paese emergente che superi in tromba una ventina di paesi industrializzati fino a raggiungere il posto di seconda potenza economica mondiale merita a tutti gli effetti di essere posto a confronto con questi e così chi tra gli emergenti si pone in top ten assoluta. Non è l’FMI, di cui peraltro a Washington mio nipote è un dirigente, oltre che economista certificato, per cui conosco abbastanza bene i meccanismi del Fondo, non è l’FMI che stabilisce con definizioni di schema la classificazione di merito dei paesi, ma lo fanno i mercati primario e secondario finanziario, i volumi di scambi internazionali, i flussi monetari da loro generati, le riserve di cui FMI tiene peraltro gran conto e, al di là delle definizioni schematiche, pone in diretto confronto “industrializzati” ed “emergenti”, e quindi, anche se a te rompe il cazzo, confronta la nostra Italia con Brasile, India e presto Indonesia, non con gli USA e nemmeno con la Cina, entrambe fuori concorso amico mio.
Ma mi pare che anche sull’IMF tu abbia idee tutte personali non troppo chiare, certamente meno chiare delle mie

Circa il discorso sullo schiavismo coloniale, che c’è stato, non hai capito un accidente, perché non hai saputo o voluto leggere quanto avevo scritto come puro e semplice riferimento economico nella evoluzione dei paesi europei, a significare una perdita di loro competitività in certi settori per non avere più quelle risorse che dalle “colonie” venivano. Rileggi e capirai perché il tuo richiamo era fuori luogo, non avendo niente a che vedere con il contesto in cui il riferimento era inserito.
Se poi ti dava fastidio il termine “schiavista”, che magari ritenevi ingiusto per la secolare lodevole opera di civilizzazione portata avanti in Africa dalle nazioni europee con l’unico nobile scopo di favorire lo sviluppo di quei popoli, pur avendo una visione diversa dalla tua, umilmente ti chiedo perdono.

Per il resto, “dopo una certa età, te ne freghi di aver ragione, nè tantomeno di dare spiegazioni.
Te ne vai per la tua strada vivendo di sana rendita in cerca di pacifica tranquillità”

Buon week end

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Io non devo scrivere proprio a nessuno, perché quel rapporto non dice se ha considerato nel calo del salario reale che è una proiezione, ripeto proiezione, i provvedimenti di politica economica attuati dal governo Draghi:

sconto aliquota contributiva a carico del lavoratore dall’1/1 al 31/12 con conseguente aumento del netto in busta. Sconto che verrà ampliato ed aumentato nel corso dell’anno.

6 miliardi di euro, ripeto, 6 miliardi di euro già erogati a dipendenti privati, pubblici, stagionali, disoccupati, ecc.
Mi basta andare a vedere i consumi delle famiglie che sono in aumento.

Li conoscevi questi provvedimenti o per la fregola di venire a drammatizzare la situazione italiana hai letto ”previsto calo del 3%” e ti sei precipitato a scriverlo, tra l’altro coniugando il verbo al passato quando si tratta di proiezione.

Le tue sono chiacchiere. Ciò che dici deve avere un supporto empirico.
Capisci la differenza?

Vai a dare un’occhiata al Brasile, il reddito procapite a parità di potere d’acquisto è stagnante da 10 anni. Il tasso di occupazione (lavoratori impiegati/popolazione in età lavorativa) fa rabbrividire.

Vai a dare un’occhiata in Sudafrica il reddito procapite a parità di potere d’acquisto è fermo, capisci fermo. Lavora il 38% della popolazione.

Ed entrambi sono paesi enormemente ricchi di materie prime.

Vai a vedere la Russia, rispetto ai Paesi dell’Est Europa.

Se non hai tutte quelle cose di cui ti ho parlato le materie prime li estrai con paletta e secchiello.

Io le aziende russe le vedo nell’ottica che avevi adottato tu: aziende ”core”. Non rigirare la frittata come al solito. Dicevi che vendevano allegramente in tutto il mondo, che avrebbero risollevato l’economia russa nel giro di un paio d’anni. Valgono mezzo sputo quelle aziende.

Il secondo posto di economia mondiale lo raggiungono perché sono un miliardo e mezzo di persone. Se vai a vedere il Pil per capita sono molto indietro. Negli ultimi 7-8 anni hanno perso 10 milioni di lavoratori occupati e sono indebitati fino al collo. Il tasso di crescita a due cifre è un lontano ricordo, oramai.

D’altronde io mi vergognerei di parlare in termini trionfalistici di un sistema che utilizza i lavoratori come carne da macello. Evidentemente anche su questo non hai nulla da dire. Mettiamo a lavorare 30 milioni di italiani alle condizioni dei lavoratori cinesi. Vedi come il Pil schizza in alto. Ti hanno indottrinato proprio per bene.

Ho capito benissimo invece. Ogni pretesto è buono per tirare in ballo l’Occidente. Ma le schifezze che combinano gli altri bisogna strappartele con la tenaglia dalla bocca.
Sulle violenze dei cinesi nei confronti di Hong Kong? L’altra volta parlavamo di Cina e Taiwan, anche lì zero. Non hai espresso una parola. Ovvio che i taiwanesi, sovrani dal 1949, non ne vogliano sapere di stare sotto il tacco dispotico di Zhang.

La perdita di competitività avviene quotidianamente in tutti i sistemi economici del mondo. Determinati prodotti, aziende ecc. muoiono e ne nascono altri. Altrimenti ci muoveremmo ancora a dorso di un mulo anziché in aereo.

Modifica il 9 giorni fa da MJ23 - JAN PALACH VIVE -.
hilander

A parte il fatto che di Hong Kong ne ho parlato approfonditamente a suo tempo, per il semplice motivo che vi ho lavorato dal 2005, vi ho costituto una società e da allora mi ci sono recato 3, 4 volte all’anno per periodi discreti, e quindi ne conosco la realtà sociale e lavorativa, così come quella “politica”, ovviamente diversa da Taiwan come ben saprai dalle tue tante letture. Si tratta di una Regione cinese autonoma, con diritto stabilito a suo tempo a mantenere la sua legislatura e la sua moneta ancora per alcuni anni, prima di dovere assumere quelle cinesi centrali.
Si tratta di fatto di una regione cinese che ha, in parte, obiettivi autonomisti cui lil governo centrale si oppone…
E qui lo schiavismo non c’entra un emerito cazzo, perché purtroppo HK è una provincia cinese a tutti gli effetti, mentre Taiwan è considerata tale solo da Pechino, e su quest’ultima cosa sono d’accordo con te.
E infatti il mondo su KH contesta, ed io che ci vivo con frequenza condivido in toto, i metodi repressivi di Pechino della protesta hongkonese, ma non sostiene pretese di sovranità di HK.
Questo ti basti per ora, a meno che tu voglia dopo aver letto qualche articolo dal divano di casa, volermi insegnare, come pretendi di fare su tutti i paesi del pianeta, che peraltro conosco per lavorarci da anni, ma non so se tu ci sia mai stato o parli solo sulla base di “tabelline”, cosa sia HK, come ci si viva, come ci si lavori, quali siano le esatte connessioni tra l’autorità locale, peraltro riconosciuta da Pechino nei limiti di certe funzioni, e quella centrale, come vi si esplichi la giustizia (conosco molto bene i tribunali per “usarli”, come si eserciti l’ordine pubblico e come magari ci piacerebbe venisse esercitato, ma soprattutto tu voglia spiegare a me e ai paesi del mondo intero cosa Pechino DEVE fare su HK,
Ed è tutto su Hong Kong…

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Ma cosa cazzo vuoi che me ne freghi a me di dove lavori? Ma riesci a scrivere un commento senza parlare di te per almeno due righe?

E chi ti ha parlato di schiavitù? Io ho parlato di violenze esercitate dal governo cinese su Hong Kong, nonostante il principio ”Un Paese due sistemi”, che è totalmente saltato. Ed è lo stesso principio che Xi ha proposto più volte a Taiwan, garantendo un alto grado di autonomia. E che Taiwan ha sempre rifiutato.

Ebbene, quando parlavamo di Cina e Taiwan, della repressione cinese ai danni di Hong Kong, che ovviamente produce l’effetto di fare scendere a zero la credibilità della Cina quando parla di ”autonomia garantita” alle regioni speciali, non ne hai mai parlato. Così come non hai mai parlato delle continue violazioni da parte di aerei da guerra cinesi dello spazio aereo di Taiwan. Azioni ampiamente illegittime alla luce dei comunicati congiunti Usa-Cina.

Il tutto si inserisce nel tuo sistematico filone narrativo: sempre pronto a puntare il ditino contro l’Occidente ”imperialista”, ”snob”, ”razzista”, ma ad omettere le schifezze, le violenze, le azioni illegittime che compiono gli altri. E dimmi, la Cina come se le procura le materie prima in Africa, rispettando le leggi oppure agendo con violenza e calpestando sistematicamente i diritti dei lavoratori africani?

La crescita cinese di questi anni, che hai magnificato, non è frutto anche delle condizioni disumane alle quali vengono sottoposti i lavoratori cinesi?

Applichi un doppio standard da fare paura? La tua soglia etica/morale si alza e si abbassa a seconda di quale parte del mondo discuti: Oriente o Occidente.

Non che me ne freghi un cazzo, per carità, tu puoi avere tutte le idee del mondo e sei liberissimo di esprimerle, ma almeno non venire a farmi la lezioncina patetica di chi riesce a spogliarsi degli abiti politici/ideologici quando parla di queste vicende.

E quindi? Esiste una sola forma di conoscenza valida? Si apprende solamente per esperienza diretta? Non ho ben capito. Quando parli della guerra civile tra Mao Zedong e Chiang Kai-shek ne parli perché stavi lì insieme a loro o perché l’hai letta sui libri spaparanzato sul divano o l’hai appresa da altri, comunque.

E sulla base di cosa parli seconda guerra mondiale? Eri a combattere o l’hai studiata sui libri?
Quindi perché io sono siciliano e vivo in Sicilia sono un esperto di mafia più di un altro che magari ha seguito i processi e ha letto le sentenze? Ma che discorsi fai?

hilander

Ehi ragazzo, io di “lezioncine” ne faccio quante ne voglio, per il semplice principio che Fabrizio decide se posso farle o no!
Se non ti piacciono impostazione e contenuto, sei libero di uscire dall’aula.

Leo 62

Ottimo come al solito , quello che qualcuno non riesce a capire è che nelle sua alterne vicende la Guerra Russia-NAto in Ucraina è solo un parte di una Guerra più ampia che si sta giocando su altri tavoli globali. A Samarcanda tra oggi e domani si capiranno molte altre cose dei nuovi equilibri asiatici e globali. e che in questi nuovi equilibri, come ho sentito dire ieri da uno dei più importanti Investment Banker non solo italiani ma anche Europei, l’Europa farà la parte del vaso di coccio… e BNP PAribas e Crédit Agricole non hanno minori preoccupazioni… I capitali stanno migrando in massa verso l’Asia, e quanto ad alleanze ci saranno molte sorprese tra Corea del Sud, India, Arabia Saudita ed anche Giappone. E la Russia, come dici tu, avrà il suo posto.

Tiziano
Modifica il 13 giorni fa da Tiziano
hilander

È semplicemente una delle svariate fesserie che Orsini ha detto!

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Riusciranno gli italioti a capire che la guerra e le sanzioni stanno distruggendo la Russia, il suo futuro e la sua economia? Risciranno a capire che la bilancia commerciale, seppur in avanzo riguarda una piccola frazione del Pil che nulla dice rispetto all’andamento delle altre componenti, dei salari reali, del numero dei fallimenti (aumentati in un anno del 40%)?

Oppure l’adorazione viscerale per l’uomo forte e l’odio belluino contro l’Occidente che li nutre e li garantisce avranno ancora la meglio?

”Sempre più deputati municipali chiedono le dimissioni di Putin. Questa volta i consiglieri di 18 distretti di Mosca, San Pietroburgo e Kolpino hanno firmato una dichiarazione pubblica con tale richiesta. Tutti i deputati municipali della Russia sono chiamati a partecipare alla petizione. 

Il testo della dichiarazione e un link per firmarla sono stati pubblicati dal deputato municipale del distretto di Semenovsky di San Pietroburgo Ksenia Torstrem. Ha osservato che il testo della petizione è conciso e non “scredita” nessuno.

Noi, deputati municipali della Russia, crediamo che le azioni del presidente VV Putin danneggino il futuro della Russia e dei suoi cittadini. Chiediamo le dimissioni di Vladimir Putin dalla carica di Presidente della Federazione Russa!

dice la petizione.
La scorsa settimana, il 7 settembre, i deputati del comune di San Pietroburgo “Smolninskoye” hanno  fatto appello alla Duma di Stato chiedendo di accusare Vladimir Putin di alto tradimento e rimuoverlo dal potere a causa delle conseguenze per la Federazione Russa della guerra con Ucraina. La loro dichiarazione afferma che la decisione di entrare in guerra con l’Ucraina ha portato alla morte dell’esercito russo, a problemi nell’economia russa, a un aumento del potenziale militare dell’Ucraina e all’espansione della NATO a est.
Il giorno successivo, sette deputati municipali di San Pietroburgo sono stati convocati alla polizia. Cinque sono stati emessi protocolli in base a un nuovo articolo amministrativo sullo “scredito” dell’esercito russo, due sono stati rilasciati senza protocolli, riporta il quotidiano russo Kommersant . È stato riferito che uno dei deputati, Dmitry Baltrukov, aveva già redatto un protocollo sullo “screditamento dell’esercito” a causa del post del 24 febbraio. Due protocolli amministrativi minacciano un procedimento penale con un nuovo articolo “screditante”, secondo il quale possono essere inviati in una colonia per tre anni.
L’8 settembre, i deputati municipali di Mosca del distretto di Lomonosovsky si sono rivolti a Putin chiedendo le dimissioni. La decisione di protocollo con tale obbligo è pubblicata sul sito web del comune. L’appello afferma che nei paesi con un regolare ricambio di potere, “le persone, in media, vivono meglio e più a lungo rispetto a quelli in cui il leader lascia l’incarico solo con i piedi per primo”. Si nota anche che, a partire dal terzo mandato di Putin, “tutto è andato in qualche modo storto”.
“La retorica che tu e i tuoi subordinati state usando è stata per molto tempo crivellata di intolleranza e aggressività, che alla fine hanno effettivamente riportato il nostro paese nell’era della Guerra Fredda. La Russia ha ricominciato a essere temuta e odiata, abbiamo nuovamente minacciato il mondo intero con armi nucleari “, hanno affermato i deputati nel loro appello.
Hanno esortato Putin a ritirarsi “per il fatto che le tue opinioni, il tuo modello di gestione sono irrimediabilmente obsoleti e ostacolano lo sviluppo della Russia e del suo potenziale umano”.

Leo 62

“Migliaia di persone sono scese nelle strade di Vienna per esprimere il loro rifiuto alla gestione del governo austriaco sia internamente che esternamente.
Come riportato sabato dal quotidiano locale Heute , citando la polizia austriaca, i manifestanti hanno denunciato l’alto costo della vita e le misure del governo come “agenda globalista”. Un’altra protesta, chiamata “marcia dei patrioti” si è svolta anche nel centro di Vienna (capitale).
C’era una forte presenza di sicurezza lungo le rotte dei manifestanti ed entrambi gli eventi si sono svolti senza incidenti.
https://www.youtube.com/watch?v=U5Y3f1bLlJg
I manifestanti hanno accusato il governo austriaco di lasciare il proprio popolo e di lavorare nell’interesse dei “globalisti”, il tema principale era l’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia e la crisi dell’inflazione.
Migliaia di persone protestano anche in Spagna e in altri paesi europei, a causa dell’aumento del costo della vita, aggravato dopo l’inizio dell’operazione russa in Ucraina.
I manifestanti hanno anche chiesto la revoca delle “sanzioni al suicidio”, in un apparente riferimento alle misure punitive imposte alla Russia sulla scia della sua operazione militare in Ucraina. Altri hanno denunciato Stoltenberg, il “guerrafondaio dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO)” e una spinta percepita alla militarizzazione in Europa in generale.
I prezzi della benzina sono aumentati di circa il 20% nei paesi europei dopo l’inizio del conflitto in Ucraina ea causa delle sanzioni imposte alla Russia. In questo contesto, i paesi del sud dell’Unione Europea (UE) hanno chiesto al blocco di adottare politiche energetiche comuni di fronte all’aumento dei prezzi e alla necessità di ridurre la dipendenza dalla Russia.
Sabato, almeno 70.000 persone hanno partecipato a una marcia nella capitale ceca Praga per chiedere al governo di ottenere contratti diretti con i fornitori di gas, inclusa la Russia, al fine di ridurre alle stelle i prezzi dell’energia. Hanno anche chiesto alla Repubblica Ceca di diventare militarmente neutrale e hanno denunciato l’Alleanza Atlantica e l’UE.
A causa delle sanzioni contro la Russia, i prezzi del gas in Germania salgono alle stelle.”

Dipende da che fonti usi MJ… a questo aggiungi che il Germania ci sono state e ci saranno manifestazioni di piazza che si preannunciano abbastanza violente, che in Francia e GB sono stati proclamati e saranno proclamati scioperi e con l’andare dell’inverno la situazione rischia di diventare incontrollabile e che in Svezia hanno vinto i Neo-Nazisti ( ma qui magari potrebbe significare che sono filo-ucraini ). E credo che andranno molto bene anche alle prossime elezioni in Germania.
A proposito di “FUTURO” ed “ECONOMIA”…
Alla fine saranno proprio gli italioti a rimanersene più tranquilli, da bravi pecoroni… ma anche qui io non lo so che succederà durante l’Inverno, sembra sia già dura consigliare di scendere di un grado nel riscaldamento, e ne serviranno almeno tre, quattro… a costi raddoppiati. Magari dopo un po’ come al solito seguiamo l’esempio dei francesi…

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

No Leo, no. Sono situazioni oggettivamente non paragonabili. Se esprimi dissenso contro la guerra in Russia ti becchi anni di carcere o qualcuno che ti ”suicidi”. Se protesti contro il sostegno dell’Occidente in Occidente ti fai più pubblicità e vendi più libri. I russi che protestono o contraddicono il Cremlino lo fanno consapevoli di rischiare la vita o la libertà.

Nell’area Euro hai in’economia di 14 mila miliardi di dollari e gli Stati nazionali hanno già sborsato centinaia di miliardi per attutire gli effetti dell’aumento dei costi dell’energia. E se riescono a mettersi d’accordo emettendo debito comune per far fronte all’aumento dei costi, anche sotto l’aspetto energetico la situazione migliorerà parecchio.

La Russia non ha queste potenzialità economiche. Ed il popolo russo lo sa benissimo:

”Numero record di dichiarazioni di fallimento depositate in Russia tra marzo e aprile”
”Rispetto allo stesso periodo del 2019 pre-pandemia, il numero di domande di fallimento presentate da cittadini e società russi nel marzo-aprile 2022 presso i tribunali arbitrali russi è più che triplicato.”

”Rosstat: 419.000 persone hanno lasciato la Russia dall’inizio dell’annoJean Rofe
06.09.2022
6 settembre 2022
Il numero di russi che si sono recati all’estero nella prima metà del 2022 è il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Leo 62

Vabbeh, staremo a vedere…

hilander

Mentre sullo sfondo europeo c’è questa guerra tira-molla, che seguo ormai distrattamente, in cui ieri il primo andava avanti e il secondo si ritirava, oggi il secondo contrattacca e il primo indietreggia e così via domani e dopodomani in un trantran alternativo ormai quasi di stucchevole routine, che pare interessare sempre meno a chi di fatto, al di là di vuote parole, non pare voler essere partner consistente e decisivo dell’uno o dell’altro, certamente almeno non sul campo, le carte si distribuiscono e si giocano sui tavoli delle economie nazionali, e io lì torno.

 

Il mio maestro, certo un grande nel mondo della negoziazione internazionale, mi insegnò due cose:

–      la prima gettare a mare, dopo però averli letti attentamente, tutti quei testi di economia dottrinale e obsoleta, che mai avrei visto citati o seguiti in alcun board di grandi gruppi, che invadevano le università scritti da professori sempre stati dietro scrivanie ed epigoni di antichi economisti dinosauri che mai erano stati seduti a capo di grandi gruppi gestendone quotidianamente la vita e il destino, e fare invece fede alle testimonianze dirette dei grandi manager contemporanei e alle indicazioni dei mercati, in cui stare immersi costantemente;

–      la seconda non bearsi mai dei propri risultati positivi che devono rappresentare solo un punto di partenza, ma ricercare gli errori che comunque si fanno anche nei percorsi positivi e soprattutto non guardare le pagliuzze degli altri, ma le travi nei nostri occhi.

Ed io così ho sempre fatto, ho insegnato a fare a chi ancor oggi occupa posizioni di rilievo, e anche qui in SR faccio, malgrado sia una cosa sgradita ai più che parlano bene di noi, ignorando volutamente le nostre magagne per porre in evidenza quelle degli altri. E non c’è cosa più deteriore per andare incontro a delusioni.

 

Cominciamo con un po’ di punti e riflessioni, che niente hanno a che spartire con gli obici e i missili che Russia e Ucraina si stanno scambiando nel Donbass.

.

La prima: l’OPEC taglia la produzione del petrolio; da che parte sta l’OPEC? Ovviamente da quella dei paesi che appartengono all’organizzazione, a mio avviso il cartello più potente oggi al mondo, ma dopo, garantitisi i propri interessi, con noi o con Russia e Cina?

Solo agli sprovveduti o ai “ciechi per partito preso” sfugge che la situazione creatasi in Europa con il conflitto in Ucraina piace molto e conviene ai paesi OPEC, che cito in ordine alfabetico con le riserve petrolifere accertate espresse in miliardi di barili: Algeria (12), Angola (10), Arabia Saudita (266), Guinea Equatoriale (1), Emirates (98), Gabon(2), Iran (158), Iraq (143), Kuwait (102), Libia (49), Nigeria (37), Congo Kinshasa (2), Venezuela (301).

E l’avvicinamento delle nazioni arabe alla Russia (anche per il tutoring della Cina che è loro partner investitore consolidato) è lampante.

Giusto per farsi un’idea completa di come stanno gli altri “più interessati” oggi nel mondo al problema petrolio cito ancora: Russia (80, in realtà 102 secondo BP), USA (37, ma 55 secondo BP), Cina (25), India (6), Ucraina (0,4).

In Europa: Norvegia (5, ma per BP 8), UK (2,7), Romania (0,6), Italia (0.6), Danimarca (0,5), Albania (0,2), Spagna (0,2), Germania con Polonia e Francia (0,1): evidentemente i paesi UE non ne hanno neanche per accendere vecchi lumi a petrolio!

 

Tenuto conto che il totale delle riserve mondiali è in cifra tonda 1500 miliardi di barili, o quasi 1700 se si conglobano anche i fanghi bituminosi del Canada, che l’OPEC non considera petrolio, è altrettanto evidente su quale piatto dei due blocchi attuali contrapposti si ponga la stragrande maggioranza dei produttori dell’oro nero: ed è qui che la finanza “amorale” governa sulle politiche e le orienta, e se ne fotte di tutti quei numeretti previsivi che mensilmente ci vengono esibiti dalle piccole statistiche nazionali e che un solo cenno dell’OPEC può cambiare radicalmente.

L’OPEC controlla l’80% delle riserve mondiali di petrolio (e quasi il 40% di quelle di gas naturale). A voi decidere se si tratti di un’associazione benefica pro Europa e pro NATO o di un mostro capace di strozzare, se vuole, l’economia della stragrande maggioranza dei paesi del mondo: ma sul petrolio ci tornerò più avanti quando parlerò del cap per l’EU di cui avrebbero deciso i G7.

 

Un quinto delle riserve mondiali sono in Venezuela, specialmente nella cintura dell’Orinoco (non è un caso se spesso cito questo paese, che conosco benissimo sul versante riserve energetiche e loro siti e che ha pure grandi riserve di gas naturale), e il Venezuela è una nazione di fatto captive politicamente e finanziariamente soprattutto di Cina, e poi di Russia e di qualche arabo, e prima o poi è destino che cadano le sanzioni, che peraltro non funzionano perché il greggio (e derivati) venezuelano viene tranquillamente commercializzato non solo da chi non riconosce le sanzioni, ma anche da chi le pone (gli USA, senza mezze parole).

Si fa effettivamente fatica a trovare paesi filoccidentali e soprattutto filostatunitensi nell’OPEC, anzi non ce ne sono, e gli attriti tra l’amministrazione Biden e i maggiori produttori di petrolio, guarda caso tutti nell’OPEC (ne cito 3 “a caso” Saudi Arabia, Venezuela e Iran che rappresentano il 50% del petrolio del pianeta), hanno portato proprio questi paesi a rafforzare non solo la bilancia impex di Putin, ma a stringere accordi su grandi investimenti comuni, e di questi nessuno ne parla, che significano continuità nel futuro.

Il nessun o scarso rilievo dato dai nostri media (specialmente quelli di massa come le TV) a questa informazione evidenzia il nostro crescente neoprovincialismo (eravamo molto più “universali” negli ultimi anni 50 e primi anni 60!) che si esplica compiutamente nella nostra attuale squallida campagna elettorale, dove tutti i politici e i media “di bandiera” ossequiosi al loro seguito, parlano, sentenziano e promettono come se il resto del mondo tutto d’un colpo dopo le dimissioni di Draghi non esistesse più: in nessun programma elettorale ho letto punti focali, pregni di cambiamento e di proposta su politica estera… che squallida povertà di idee (o consapevolezza di impotenza?).

 

Non ci soccorre l’EU, dove pare essere tornati ai tempi delle contee, dei comuni e dei piccoli interessi di cortile, mentre nel resto del mondo si incrinano e/o si creano alleanze vecchie e nuove, e in nessuna di queste noi abbiamo voce se non per asservirci, con entusiasmo o per ricatto, al volere del più forte del “nostro blocco”. Mai la dizione “Vecchio Continente” fu più appropriato, se ci si riferisce alla debolezza che accompagna la senescenza per legge naturale.

Perché noi in politica estera, che era da De Gasperi (spontaneo omaggio all’uomo da un pensatore di sinistra) in poi per un periodo purtroppo breve una nostra prerogativa di eccellenza e rampa di lancio per successi poteri e progetti industriali, eravamo rispettati e temuti al punto tale che ci fecero saltar per aria Mattei, oggi contiamo zero: e non è colpa del povero Di Maio capitato per caso lì su quello scranno importante del governo per misere convenienze politiche di una scellerata alleanza di partiti.

Allora nel dopoguerra, pur da paese sconfitto, l’Italia rappresentava un ingranaggio ancora importante e imprescindibile nelle alleanze che si costituirono orientate soprattutto a fronteggiare e fare argine al comunismo irrobustito dal successo bellico, non certo per scongiurare nuovi Hitler e nazifascismi: e la dimostrazione sta nel fatto che questi esistono ancora nella nostra Europa e hanno diritto di sedere, con abito diverso o sotto false spoglie, nei parlamenti europei.

E a me non è mai parso strano, fin dagli ultimi anni 50 che tali presenze in fondo piacessero all’alleato d’oltre Atlantico, perché si sa che in politica, così come alla roulette del Casino, il nemico del rosso è il nero.

 

E il taglio OPEC della produzione (unito a quello USA che puzza di tradimento alle promesse di aumento fatte all’Europa, ma lo avevo già scritto) irrobustisce nel breve/medio la posizione di Putin, e in presenza della guerra parlare di lungo mi sembra estremamente cinico nei confronti dell’Ucraina: quindi meno produzione, prezzi più elevati e contemporaneamente razionamento energetico per famiglie e industria, insomma spendere di più per stare più al freddo e per far lavorar meno le aziende.

E in tutto questo continuano a non dirci quanto cazzo paghiamo il gas ai nostri fornitori, magari non lo sanno neanche loro, perché ho il terrore che siano contratti a ordini aperti e prezzi a definire!

Però tra noi ci sono nutritissime schiere di incorreggibili ottimisti felici di pagare i costi delle sanzioni (certo li paga anche Mosca, ma per adesso ne paghiamo più noi), perché tanto, in virtù di queste sanzioni, sono assolutamente sicuri che spaccheremo presto il culo a Putin!

 

Ma voglio restare a quanto si legge e/o si sente in TV, perché ultimamente mi trovo a leggere di argomenti che avevo citato con largo anticipo tempo fa, e quindi adesso li riprendo per diritto di priorità senza che mi si possa tacciare di “copia e incolla”, anzi potrei ironicamente accusare di copia e incolla dai miei commenti qualche noto quotidiano o canale televisivo che solo adesso ne parlano.

Vorrei che si palesassero oggi gli ottimisti di ieri e soprattutto tutti i “pollici versi” avessero il coraggio di esporre loro motivazioni contrarie, visto che i loro pollici versi li  in euro sonanti al supermercato e nelle bollette (anche quando vi sarà il tetto).

E appunto al tetto del prezzo del petrolio mi aggancio.

Quanto approvato dal G7, dopo che gli US hanno fatto anch’essi pressing sui governi contrari e titubanti perché lo si fissasse ( e non per generosità verso chi non ne ha ma perché pensano che sia una sorta di sanzione penalizzante per la Russia, il che è perlomeno da dimostrare e lo stanno dicendo in tanti), dicevo quanto affermato è per ora non più che una dichiarazione di principio, una “raccomandazione” e vediamo qualche punto.

 

Quale che sia la composizione del G7 poca importanza ha, perché in ogni caso le sue decisioni non sono vincolanti occorrendo dapprima l’unanimità dei 27 e comunque continuando a sussistere il libero arbitrio dei governi sui modi dell’applicabilità.

Poi occorrerà fare attenzione alla geografia delle grandi Assicurazioni, cui competerebbe il divieto di assicurare trasferimenti “fuori norma prezzo” di prodotto russo.

Poi ancora le date di applicazione del dispositivo: le due tranches 5 dicembre e 5 febbraio lasciano molti mesi a Gasprom, che dichiara oggi grossi utili e distribuisce dividendi, di rafforzare la sua posizione: ma se ben ricordo secondo certuni non doveva implodere e saltare per aria già da 2 o 3 mesi? nel frattempo da noi Eni che ha perso in borsa malgrado le due acquisizioni in Algeria (quindi per ora la finanza non la premia), Iren, Enel e qualcun altro (anche la SARAS di Moratti) cominciano a mostrare apertamente qualche preoccupazione.

E ancora, cosa faranno Cina, India, i paesi arabi, e tutti quei paesi che all’ONU avevano votato e votano contro le sanzioni alla Russia e che continueranno a pagare “summo cum gaudio” prezzi scontati al loro amico Putin per quantità che prima non acquistavano e che saranno assai probabilmente il loro nuovo standard di acquisto dai russi?

Finora l’unica cosa certa è stato l’incremento sull’export russo di greggio, che compensa e supera largamente i 23,5 miliardi persi dalle banche russe; ed anche su quest’ultimo argomento occorrerebbe fare l’osservazione, da parte di chi lo sa, che la maggior parte del business petrolio/gas viene portato avanti dalle “piccole” banche russe, con profitti attraverso triangolazioni che sfuggono ai controlli ufficiali (o meglio che la banca centrale si lascia volutamente sfuggire: ma è questa una omissione di controllo comune a tante banche centrali, anche se lo negano).

 

Passiamo ora, tra le tante crisi di prodotti, a quella relativa alla produzione di fertilizzanti -e anche questo lo avevo detto con una discreta riscossione di pollici versi-, fortemente penalizzata dalla crisi delle materie prime relative non solo per via dei costi del gas per il funzionamento delle aziende energivore che producono i concimi, ma pure perché il gas stesso ha la duplice veste di esserne materia prima.

L’agroalimentare europeo ha già subito una conseguente forte contrazione delle produzioni e un incremento sensibile della dipendenza da fertilizzanti esteri a prezzi quasi doppi da paesi che guarda caso “non ci piacciono”… e gli economisti non ci rompano il fringuello con astruse teorie per giustificare e difendere le cazzate distribuite a piene mani al volgo e all’inclita 6 mesi fa, perché, oltre all’insostenibile diretto prezzo del gas, il rialzo dei prezzi dell’agroalimentare è la prima causa dell’inflazione avvertita ogni giorno dalle famiglie incazzate e frustrate (la povertà oggi è ben oltre quei 5 milioni di cui si riempiva la bocca l’ISTAT) e della decrescita economica per l’impatto di aumento di importazioni a prezzi elevati, e questo ce lo ha detto l’ultima bilancia impex con uno squilibrio negativo, cui non eravamo avvezzi.

 

Restando ai fertilizzanti l’alternativa al consolidarsi di perdite strutturali per i produttori è la chiusura periodica di siti produttivi: leggevo appunto di Yara International, colosso di fertilizzanti minerali, che ha fermato lo stabilimento francese a marzo, quello italiano di Ferrara a luglio e annuncia stop anche nei siti in Benelux. Il Sole24ore un paio di giorni fa ha citato anche l’impatto su altri produttori europei primari; il polacco Azoty ha sospeso il 90% della produzione di ammoniaca, il lituano Achema ha chiuso il suo impianto, il tedesco BASF ha annunciato che chiuderà il proprio se la fornitura di gas resterà sotto il 50%.

E alle condizioni attuali di prezzi gas e costi aziendali alle aziende conviene più importare che produrre, e i dazi elevati sul prodotto import (guarda caso in massima parte russo) uniti alle sanzioni sono un’altra mannaia sul collo delle industrie europee, ma sempre meno delle perdite da produzione. 

Per un taglio produttivo del 20/25% in Europa parliamo di taglio di alcuni milioni di tonnellate di ammoniaca: per inciso avevo parlato tempo fa di essere a conoscenza di grandi quantità di urea russa in porti brasiliani, disponibili per chi li avesse voluti.

Però, guarda ancora caso, al contrario la produzione turca è notevolmente aumentata, per l’incremento di disponibilità di gas e ammoniaca.

Chiedo a qualcuno di voi quale giustificabile realpolitik c’è nel farci pagare per far crescere l’economia turca; oppure è semplicemente il pagamento della parcella di Erdogan per la sua prestazione di mediazione diplomatica?

 

E a proposito di realpolitik, che per molti, me compreso, “depenalizza” azioni anche odiose altrimenti ingiustificabili se non per il fatto che ci procurano vantaggi che altrimenti in maniera corretta non otterremmo, avevo facilmente previsto, e qui scritto a chiare lettere quando l’Africa ci chiese di aprire sotto il controllo EU un canale “umanitario” che consentisse consegne di agroalimentari e fertilizzanti russi ai suoi paesi a rischio di VERA carestia, che si sarebbe creato semplicemente un canale di commercio oscuro.

Ed è ciò che è puntualmente avvenuto, con l’Europa, che avrebbe dovuto garantire la correttezza delle operazioni e che invece ha “giocato sporco”, con la Turchia compiacente arricchitasi attraverso questa pratica. Da quella rotta verso l’Africa l’Europa ha stornato la quasi totalità di merci, portando grano ai paesi europei e non a quei paesi dove si muore di fame e di denutrizione.

E mi piace ribadire con forza che questo giocare sporco a spese di chi già per qualche secolo l’Europa aveva già sfruttato e affamato è uno squallifo crimine.

Aspetto con ansia che qualcuno mi sostenga che sia realpolitik anche questa indegnità di rubare il pane a  chi ne ha bisogno e diritto e che nessuna colpa ha di questa sporca guerra europea intrisa di ipocrisie, opportunismi, sotterfugi, falsità da ambo le parti.

Congratulazioni, abbiamo fornito a Putin una ragione per tagliarci il grano oltre che il gas!

 

E intanto altri paesi, che non ci piacciono, continuano ad aiutare quelle terre povere (non certo disinteressatamente, ma almeno lo fanno): e poi dovremmo aspettarci che l’Africa un domani e in una guerra, che sia finanziaria o militare, si schieri a fianco dell’occidente.

Quando la nostra ostinata presunzione vorrà capire il mutamento delle relazioni internazionali e il perché?

 

Fui sbeffeggiato da chi non voleva interpretare il valore di certe materie prime vitali per il futuro e non voleva andare a vedere oltre certi numeretti per immergersi nella supply chaine in cui questi numeretti generano numeroni, quando parlavo in particolare delle terre rare e di cosa avrebbe comportato nell’industria globale l’irrigidimento di chi ne ha il monopolio estrattivo/produttivo e la facoltà di fornire o rifiutare il prodotto a proprio piacimento.

 Ebbene qualche mese dopo lo dicono oggi praticamente tutti i media specializzati.

Le terre rare vengono per oltre il 95% dalla Cina, in grandissima parte dalla Inner Mongolia. Conosco quella provincia abbastanza bene: sono stato ospite nel campus della University Technology qualche anno fa e sono stato condotto in giro per la provincia alla ricerca appunto di alcuni materiali minerari. L’Inner Mongolia è una provincia ricca di carbone, industria chimica, industria mineraria, marmi e pietre da costruzioni, “wind power” industry, industria delle batterie, terre rare, rame, zinco… ricordo importanti accordi con i giapponesi in veste di investitori (ma non sono novità i fidanzamenti tra aziende cinesi e giapponesi nei settori dove i cinesi sono più forti)

La produzione di terre rare è inquinante, ma a noi sta bene così che l’inquinamento avvenga in Cina e noi si possa comprare da loro il prodotto finito.

La Mongolia è legata a doppio filo a Mosca: le ferrovie russo-cinesi sono il veicolo per l’export mongolo in Cina più che raddoppiato e per l’import e petrolio da Mosca.

Ma l’Europa ha snobbato questo paese quando con investimenti non particolarmente onerosi avrebbe potuto avere qualche beneficio oggi proprio in materia di transizione e riconversione energetica (eolico e solare) e di elettrificazione dei trasporti. Ma tant’è.

 

Finisco con una riflessione su una frase di Prodi, altro giovane rampante di 83 anni, in una recente intervista, che mi ha lasciato perplesso. Io leggo le dichiarazioni di tutti indipendentemente dalla collocazione politica, perché credo che sia corretto e soprattutto utile ascoltare tutti, senza il fine unico di contestarli a priori per partito preso.

Avevo già fatto riferimento all’intervista del vecchio Kissinger, non tanto per condividerla ma semplicemente per riportare sul tavolo delle nostre discussioni alcune posizioni di chi, al di là dell’età, di diplomazia e di politica americana e internazionale se ne intendeva e tuttora se ne intende: è nel DNA ebraico intendersi di politica, finanza, economia anche a 99 anni se si è ancora vivi (e delle capacità di questo “ceppo” ne ho prove dirette per sapere di teste canute in ruoli strategici, palesi o celati, in banche, istituti, organizzazioni, gruppi finanziari, soprattutto in Nordamerica).

Il professor Prodi enuncia una serie di sue considerazioni abbastanza ovvie e già espresse da altri né individua alcun toccasana risolutivi per l’Europa e per l’Italia che non mi paiono di particolare interesse riproporre, perché già dibattuti o in dibattito aperto tra noi.

 

Ne ho estratto invece una frase al cui interno fissa una definizione che pongo in grassetto. “se il centrodestra dovesse raggiungere i suoi obiettivi, questo porterebbe a una DEMOCRAZIA meno LIBERALE”.

Non mi ha colpito il senso della frase –d’altra parte Prodi è un uomo di centrosinistra- perché la considero una di quelle frasi “double face”; se Berlusconi, che è certamente più liberale di Prodi, avesse dichiarato “se il centrosinistra dovesse raggiungere i suoi obiettivi, questo porterebbe a una democrazia meno liberale” sarebbe ugualmente credibile e forse anche di più.

Mi espongo al massacro e dico che quello che stona è proprio l’affermazione “democrazia MENO liberale”, perché presuppone che oggi l’Italia sia una “democrazia LIBERALE”.

Orbene, MJ23 (scusa se ti tiro in ballo amico mio, ma non è per contestarti), che mi pare sia più liberale (e in tale dottrina più preparato e lo penso sinceramente) di Berlusconi, mi chiedeva a maggio 2021 perché secondo me l’Italia non fosse e non potesse essere un paese liberale, ed io gli rispondevo quali a parer mio fossero state e ancora fossero le ragioni che lo impedivano.

Il fatto che Prodi, uomo di sinistra ancorché edulcorata, mi stia dicendo che quindi noi siamo oggi una “democrazia liberale”, siccome non me ne sono accorto pur tornando a rileggere gli ultimi anni chiedo a voi, amici della SR, di fornirmi qualche esempio di liberalismo e/o di liberismo democratico italiano, che certamente , vista la mia abitudine alla distrazione, mi sarà sfuggito. 

Maxx

…e mò chi glielo dice allo zar?!?!?

Bob Aka Utente11880

Ma gli inglesi non hanno un tavolino più grande a cui far sedere il loro re ? È un peccato iniziare un regno con una smorfia … “che Elisabetta non avrebbe mai fatto ” …
Quando leggo che Carlo non deve preoccuparsi del confronto con la madre, non ci credo.
In una monarchia nella quale il monarcanon soloo non governa ma non deve neppure fare trapelare il proprio pensiero, il giudizio sul re o la regina non può essere politico, ma, mi immagino, basato sulla sua levatura morale, il rapporto con la nazione, la dedizione e sopratutto il carisma.
Ed essere re dopo una figura eccezionale e iconica come Elisabetta è veramente difficile per tutti, Carlo III incluso, che quanto a carisma regale mi pare molto indietro rispetto alla madre..

PS noto che non si fa cenno del legale touche della neo premier Truss e la sua stretta di mano ..

Bob Aka Utente11880

Lethal touch

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Minchia, Vladimiru u nostru. Iu pi mpicchiari e arristò mpicchiatu

OCKHAM

Dedicato a Leo 62:

Leo 62

A Mussorgskij si risponde con Mussorgskij…. Atto Polacco e Finale.

OCKHAM

Atto quarto. finale scena prima. Parla il folle in Cristo (l’Innocente) = Jurodivyj = Volodymir Zelens’kyj??

Lejtes’, lejtes’
slëzy gor’kie,
plač’, plac’ duša
pravoslavnaja.
Skoro vrag pridët
i nastanet t’ma,
temen’ tëmnaja,
neprogljadnaja.
Gore, gore Rusi,
plač plač
russkij ljud,
golodnyj ljud!

Sgorgate, sgorgate,
lacrime amare,
piangi, piangi, anima
ortodossa!
Presto arriverà il nemico
e scenderanno le tenebre,
tenebre oscure,
impenetrabili.
Sventura, sventura sulla Russia!
Piangi, piangi,
popolo russo,
popolo affamato!

OCKHAM

Opera incompleta, il vero finale dev’essere ancora musicato ;).

Leo 62

Tu lo sai vero, che fine fece poi il Falso Dimitrij che era stato appoggiato dai Polacchi?… io non so se le cose si stanno mettendo tanto bene per VZ… ( ultime due lettere dell’alfabeto non a caso… la FINE… 😉 🙂 ).

OCKHAM

Io non faccio il tifo per gli uni o gli altri. So che l’invasione di uno stato sovrano è stata decisa da Putin e che la continuazione di questa guerra sta danneggiando tutti gli europei e nessuno potrà uscirne vincente. Credo che non ci sarà neppure un altro Mussorgsky a musicare questa tragedia, voluta da un ambizioso, folle autocrate che sogna il ritorno del passato impero e la sua incoronazione come nuovo zar. Dovrebbe fare la fine di Boris.

Leo 62

Un altro Mus’orgskij non ci sarà mai più, ma l’idea che in questa storia ci sia stato un folle autocrate nostalgico dell’imperialismo è semplicemente ridicola e non tiene conto dell’imperialismo occidentale che ha provocato tutto, e che evidentemente ti sta bene, e quindi direi che tu fai il tifo esplicito per una parte… quanto a Putin se fa la fine di Boris a me può anche andare bene, la Russia sopravviverà, basta che il cocainomane nazista fa quella di Dimitrij… e che il sistema colonialista anglo-americano, oramai apertamente filo-nazista, sia alla fine distrutto.

Modifica il 12 giorni fa da Leo 62
OCKHAM

Le tue, come al solito, sono illazioni infondate, pro domo-tua. Torna a rileggere Schopenhauer sull’argomentare non per la verità ma per avere ragione. Caro mio, come ho qui espresso altre volte, io ce l’ho contro tutte le forme di imperialismo (anche contro quella che qualcuno vorrebbe instaurare qui sul bloooog 😉 . Saluti.

Modifica il 12 giorni fa da OCKHAM
Leo 62

Sinceramente non mi pare che l”argomentare sia il tuo punto forte, né che tu sia sufficientemente informato per parlarne. Semplicemente ti sta bene l’imperialismo americano…

OCKHAM

Ricambio sinceramente i complimenti.

OCKHAM

Dedicato a Leo62:
Mussorgsky – BORIS GODUNOV: “Kak vo gorode bylo vo Kazane (By THE WALLS OF KAZAN) con Boris Christoff – You Tube –
Non sono riuscito, non so per quale motivo,a trasferire il link copiato.

Tiziano

I masochismi degli altri (per non dire follia)

Modifica il 20 giorni fa da Tiziano
OCKHAM

Per favore mi può spiegare come si fa a trasferire qui un link di You Tube regolarmente copiato? Ho anche cliccato,come facevo tempo fa con esito positivo, sull’appposito simbolo ma sullo spazio per il commento non vengono evidenziati nè il link, neppure se riscritto da me e non trasferito in copia, nè il brano. Grazie.

Tiziano

Ti consiglio il metodo più semplice: copia e incolla l’indirizzo intero del link del video youtube su una riga di testo apposita.
Ti allego poco sotto un’immagine come esempio.
PS: non farti ingannare dai bug dell’editor del sito. Dopo la pubblicazione il video potrebbe sparire dalla tua visualizzazione ma è solo un errore temporaneo. Basta ricaricare la pagina per rivederlo pubblicato.

Schermata 2022-09-08 alle 16.58.27.png
Modifica il 18 giorni fa da Tiziano
OCKHAM

Grazie tante. Ho provato a trascrivere interamente il link (con il copia incolla il link non mi usciva) e come vedi, l’esito è stato positivo.

luigi.iannelli

Dopo Artemis I anche il conto alla rovescia di Artemis II è stato interrotto. A questo punto va rivalutato Binotto perché una macchina di F1 è molto più complicata. Anche stavolta si sono rotti un paio di raccordi made in USA, quelli scadenti che su Amazon costano sei volte più di quelli made in PRC che, fra l’altro, non si rompono mai.
Ormai, visto che non devono andare su Marte, farebbero una figura migliore se spegnessero tutti ‘sti riflettori mediatici visto che i borsisti delle scuole medie cinesi – durante le pause merenda, riciclando i rottami delle missioni americane fallite – hanno realizzato una stazione spaziale che funziona meglio di un orologio svizzero fatto però a Wuhan.
Il nuovo lancio di Artemis III è stato rinviato al 5 settembre mentre il Movimento di Liberazione dei Manichini, nato in questi giorni proprio a Cape Canaveral, sta protestando per lo stress psicofisico a cui sono sottoposti i manichini che sono a bordo. In fondo anch’essi hanno un’anima. Gli americani, non so.

Modifica il 23 giorni fa da luigi.iannelli
hilander

Escalation “questione Taiwan”.

 

Biden presenterà al Congresso la proposta di vendita di un altro miliardo di armi a Taiwan.

 

Xi accusa ciò come dichiarata violazione degli accordi (3 o più in successione fino a tempi recenti se non sbaglio) sulla riduzione graduale di vendita di armi a Taiwan e chiede la cessazione della vendita di armamenti da US a Taiwan. L’incremento di vendita di armi viene ritenuto un esplicito sostegno alla pretesa di indipendenza di Taiwan, dopo le dichiarazioni della Pelosi in merito, in aperto contrasto alla dichiarazione del governo USA di NON voler sostenere l’indipendenza di Taiwan (a me, opinione personale, pare che al contrario gli USA la sostengano e propugnino fortemente: e allora lo dicano, escano dall’equivoco e si schierino ufficialmente a favore invece di nascondersi dietro un dito!)

 

E’ comunque evidente su queste basi la non volontà di entrambi i paesi ad una negoziazione e la fine ormai palese di risoluzione pacifica della questione Taiwan. US e China sono muro contro muro e il desiderio di scontro violento è lampante su entrambi i fronti.

Quello che i nostri media non dicono, ma risulta da dichiarazioni “interne” cinesi (e anche qui non capisco perché si ometta di informare correttamente la gente, perché basta leggere qualche giornale cinese o guardare qualche loro emittente per rilevarle), è che le armi per arrivare a Taiwan devono esservi trasportate e che la Cina sta pensando se “impedire” che vi arrivino o farle arrivare per avere una scusa, per loro valida, di poter attaccare.

Già la Cina ha fatto sapere che considera ogni intensificarsi di navi statunitensi nello stretto come una provocazione ulteriore.

La guerra nucleare della Baia dei Porci fu evitata per un pelo e per l’intervento di due leaders che posero fine al gioco pericoloso dei loro rispettivi falchi militari e dei servizi segreti: qui a Taiwan parrebbe che siano invece proprio i leaders a spingere per un confronto in armi, e per favore non mi si dica che gli States non lo vogliono, ma questo lo si sapeva fin dall’invasione in Ucraina e quell’insistere da parte nostra occidentale di continuare a paragonarla alla situazione di Taiwan.

 

Faccio solo un richiamo su quello che la Cina da sempre pone alla base della sua pretesa di ritenere Taiwan una sua provincia, anche se ritengo che tutti voi lo sappiate, pur se nessuno lo ha mai citato e che è stato il motivo principale per cui la stragrande maggioranza dei paesi ONU (180 su 193, e tra questi gli USA) non ha riconosciuto Taiwan rifugiandosi vilmente nello “status quo”.

Intanto si parla sempre di Taiwan pensando solo all’isola di Formosa, mentre in realtà si deve parlare di tutto l’arcipelago dello stretto con alcune isole oggi appartenenti a Taiwan e altre alla Cina continentale (Fujian).

Il caos di fatto lo hanno creato gli alleati vincitori a fine seconda guerra mondiale, e questo lo avevo già detto perché è storia chiara, poi ognuno può commentarla come vuole, ma non può che leggerla così.

Gli alleati stabilirono che l’arcipelago di Formosa sottratto al Giappone veniva restituito alla Cina come parte territorialmente integrante di essa, quindi un’unica Cina (continentale più arcipelago di Formosa) con un unico governo, che ovviamente risiedeva a Pechino e il cui presidente era Chiang Kai Shek: quello che gli alleati non avevano previsto (e fu un grave errore storico-politico, perché era già prevedibile la galoppata vincente di Mao) è che nel breve volgere di un battito di ciglia, la guerra civile arrise a Mao, il governo cadde e fu costituito un nuovo governo della Repubblica Cinese.

Nel frattempo gli USA aiutarono Chiang Kai Shek a fuggire nell’isola di Formosa, e da qui comincia il problema, perché il nuovo governo, pur accettando obtorto collo la presenza del “nemico” Chiang a Taipei, ha sempre ritenuto che il territorio Cina comprendesse anche Formosa e le altre isole, così come era stato stabilito a fine guerra: insomma per loro era stato solo un “cambio di governo politico”, ma il popolo e il territorio era sempre quello e niente era cambiato e doveva cambiare, per cui Taiwan, che era una provincia della Cina, è e resta una provincia cinese a tutti gli effetti, oggi “ribelle”, ma sopportata per opportunismo politico in vista di una riunificazione futura.

 

Questa posizione della Cina è nota da sempre, praticamente nessuno l’ha mai contestata, anzi è tacitamente accettata da quasi tutti i paesi del mondo, probabilmente non perché la ritengano legittima, ma perché quasi tutti hanno a casa propria province in qualche modo “irredente” o con aspirazioni “indipendentiste”, ma il pilatismo imperante nel consesso mondiale trovò comodo lo “status quo”, senza mai rigettare la posizione cinese di Taiwan provincia della RPC e lasciando a Taiwan il compito esclusivo, se l’avesse voluto, di lottare per la sua indipendenza.

 

Bene, oggi per lo meno si è chiarita una cosa: Xi ha voluto ricordare a tutti che la Cina è una sola con l’arcipelago di Formosa, che da tutti (dico “tutti”, perché dopo una guerra chi vince è “tutti” e detta regole e leggi) le era stato assegnato; Biden risponde che se Truman glielo aveva assegnato lui oggi non è d’accordo ed è pronto a sostenerlo con le armi: perfetto, aspettiamo di vedere chi ha il pugno da ko.

Quello che pensiamo noi su questo non ha alcun valore, vale solo per le nostre discussioni: quello che pensa l’Italia vale esattamente un duecentesimo di quello che pensa il mondo, cioè praticamente un’emerita fava: per il resto ogni opinione è sostenibile o insostenibile in egual misura, malgrado gli sforzi che si tenta di fare per avallare le proprie posizioni. Del resto il mondo è assolutamente diviso sulla questione Taiwan ed un emisfero vede Satana nell’altro, e quindi è perlomeno idiota parlare di propagande quando si confrontano due posizioni ambedue sostenibili: è invece bassa propaganda rigettare per principio l’altra in nome della nostra.

 

Peraltro oggi, se ce n’era bisogno, si stanno finalmente chiarendo le posizioni di alcuni paesi, di cui alcuni nutrivano dubbi da quale parte stessero.

E’ lampante ormai che US e Cina non possano arretrare da una guerra dopo essersi mostrati al mondo mentre affilano le loro lame, perché gli States non possono pensare di poter sostenere Taiwan solo con l’invio di armi come hanno fatto con l’Ucraina, perché Biden può pure dare a Taiwan tutte le armi che vuole, ammesso che logisticamente ci riesca, ma se non interverrà direttamente con navi, aerei e uomini “figli di mamma”, la Cina spazzerà via la resistenza di Taiwan in breve, occuperà tutto l’arcipelago e farà quel che ha fatto in Tibet (non so quanti qui lo sappiano).

Imporrà una migrazione di una ventina di milioni di cinesi continentali, affiderà loro i posti di potere, i gangli del business, sostituendo di fatto la popolazione taiwanese con il ceppo cinese continentale, e in questo troverà l’appoggio felice dell’opposizione attuale taiwanese KMT, cui garantirà posizioni di potere e di rilievo nella provincia, e di buona parte degli industriali e imprenditori di Taiwan, cui garantirà incremento di business.

 

La forzatura, per me inopportuna nei tempi e nel modo, degli US su Taiwan ha ottenuto anche l’effetto meno auspicato per noi europei, cioè quello che Xi, che finora aveva in qualche modo mitigato l’azione di Putin impedendogli i bombardamenti a tappeto che avrebbe voluto fare, lasciasse Putin libero di intensificare l’azione militare e si sganciasse da ogni eventuale azione diplomatica futura nel conflitto d’Ucraina… ma magari era anche questo quello che Biden voleva, per fare incazzare ancora più l’Europa contro la Cina, anche se non ce n’era bisogno vista la “vocazione razzista” di alcuni europei.

E comunque l’effetto Taiwan sul conflitto in Europa si è visto, se oggi, nella Russia meridionale dietro l’uscio di Casa Europa, sono iniziate le esercitazioni militari congiunte di Russia, Cina, India, Tagikistan e Bielorussia (ci mancano solo NordCorea e Iran per completare il quadro).

Allora che faremo noi? Esercitazioni US/EU nell’Egeo o in Polonia (in Germania non credo proprio)? Le esercitazioni costano tanto e noi in questo momento abbiamo proprio tanti soldi da spendere e tanta voglia di mostrare i nostri (fiacchi) muscoli.

 

E intanto Nomura (che anche il mio amico MJ23 consulta e cita) conferma la recessione tecnica ufficiale degli USA e annuncia la stagflazione dell’Eurozona anche grazie alla Cina principale partner commerciale europeo che ridurrà la domanda di export europeo e agli USA, che avevano promesso un aumento di 15 miliardi di metri cubi di petrolio alla Ursula e invece hanno deciso addirittura di ridurre l’export dello stesso.

E intanto quel volpino di Biden continua a comprare più di un miliardo al mese da Putin per non “interrompere il commercio globale”: che cazzo, almeno uno che la pensa come me sulla continuità degli approvvigionamenti!!!!

E nel frattempo anche quel diavolo di Putin riesce a perdere meno del previsto al punto da far rimangiare alla banca centrale russa la previsione di un calo del PIL2022 pronosticato ad aprile del -10%. E glielo dice proprio l’americanissima JPMorgan, che lo accredita di -3,5%.

 

Boooh, pare che le cose non stiano andando come avevamo previsto pasteggiando a champagne a inizio conflitto. Cerchiamo di essere più prudenti nelle previsioni quando partirà il primo missile sul Pacifico.

Tiziano

la stessa JPMorgan ad Aprile non aveva previsto il crollo del Pil russo del 35% nel III trimestre? Che ci fanno con i numeri questi?
Comunque ho letto che le stime della banca centrale russa prevedono una contrazione tra -4% e il -6%.
Insomma, non è l’apocalisse ma nemmeno una passeggiata.

Modifica il 27 giorni fa da Tiziano
hilander

Io diffido sempre delle proiezioni specie in momenti di turbolenza, in cui i dati di consuntivo da cui si parte forniscono scarti abnormi rispetto al coefficiente angolare del trend “normale” storico.

Le.cito per dovere e per curiosità, ma non a caso, se devo fare fede a un parametro per un qualsiasi investimento in un paese vado a guardare il PMI, che mi dà la situazione di ordini e servizi (manufacturing e non manufacturing).

Dato che tutti però amano sciacquarsi la bocca con il PIL, volevo semplicemente fare notare come questo ti fotta se decidi di fare affidamento su di lui.

Non ricordo onestamente un -35% di PIL22 russo pronosticato: perché in realtà ad aprile l’IMF fissava la proiezione di -8,5% di PIL 22 russo e di -35% di PIL 22 ucraino.
Sempre ad aprile il presidente della banca centrale russa in un’intervista ipotizzava un calo del PIL 22 russo intorno al -10%, salvo come vedi aver ritarato oggi la sua previsione a una forbice da -4 a -6, con la JPMorgan addirittura a -3,5.
Aspetto ora con curiosità il prossimo Outlook Update dell’IMF sul balletto di questi PIL.

Con altri che già si sbilanciano a parlare di PIL russo nuovamente in campo positivo solo dal 2025, quel ch’io credo sia ragionevole fare sia di attendere l’esito di questo cazzo di guerra, non credi?

Tiziano

“Con altri che già si sbilanciano a parlare di PIL russo nuovamente in campo positivo solo dal 2025, quel ch’io credo sia ragionevole fare sia di attendere l’esito di questo cazzo di guerra, non credi?”

Sono d’accordissimo con te Hilander.
Sulla previsione del -35 %: era riferita al secondo trimestre e non al terzo come ho scritto erroneamente. Per il 2022 prevedevano un -7%, valore non lontanissimo da quello più pessimista della banca centrale russa.
https://finanza.lastampa.it/News/2022/03/04/russia-jp-morgan-prevede-crollo-pil-del-35percento-nel-2022-atteso-7percento/MTlfMjAyMi0wMy0wNF9UTEI

Modifica il 26 giorni fa da Tiziano
Anche i conservatori nel loro piccolo si incazzano

Torno a buttare un occhio qui dopo tanto tempo e vedo che non è cambiato molto.

Visto che si è parlato di Kissinger colgo l’occasione per riportare uno stralcio di una sua lunga intervista a tutto campo, a proposito della guerra in Ucraina:

“auspico che a breve, se i Paesi della Nato si metteranno d’accordo su un possibile esito finale, si possa iniziare a vedere dove possa portare un eventuale negoziato. In ogni caso, non si dovrà concedere nulla alla Russia di quanto ha conquistato in Ucraina. Ho suggerito, e la mia proposta è stata accolta, che i russi tornino al confine precedente allo scoppio del conflitto, il che significa che la Russia prima di un cessate il fuoco dovrebbe rinunciare al 15-20 per cento del territorio ucraino conquistato. […] Da un certo punto di vista, Mosca ha già perso la guerra, è importante capirlo. L’ha persa nel senso che la vecchia idea che la Russia potesse semplicemente mettersi in marcia in Europa e penetrare ovunque volesse, beh, è finita, perché non è stata nemmeno in grado di sconfiggere l’Ucraina e tanto meno potrebbe prevalere sulla Nato.”

Domanda per los tres amigos (de Putin): alla luce di questi pensieri “uno come Kissinger a 99 anni è lucido” (cit.), o ha finalmente raggiunto lo stadio di Venerato Maestro (cit.)? Perché ho visto che lo invocavano a sostegno del loro punto di vista, forse non essendo del mestiere non lo avevano capito bene…

Mi pare che come al solito tu non abbia capito il senso “diplomatico” di quanto affermato da Kissinger, che è un abile tentativo di dare una posizione sostenibile alla NATO rivoltando la frittata. In realtà la Russia non ha mai pensato di aggredire l’Europa, ha pensato solo di evitare che l’Ucraina diventasse la tana anti-russa della NATO alle porte di casa, e questo gli è riuscito alla perfezione. Va da sé che sanno benissimo che per convincere la Russia ad abbandonare la Crimea o il Donbass dovranno attaccarla, e qui sarà un problema, visto che a Settembre in Europa si aprirà un crisi economica gravissima su più fronti, che c’è un problema inflazione grave anche negli Usa, come ammesso dal Presidente della FED e che il tentativo di usare le sanzioni per far saltare la Russia o creare un regime changing è clamorosamente fallita, per il semplice fatto che i due terzi del mondo non hanno aderito e fanno affari con la Russia o si schierano dalla sua parte, anche se questo non ce lo spiegano bene. L’Occidente deve necessariamente tenere quella posizione, altrimenti riconoscerebbe la sconfitta, la Russia da parte sua non ha fretta e sta prendendo l’Ucraina e tutto l’Occidente per stanchezza, ma il vero tavolo di conflitto oramai è chiaro a chi è in grado di capirlo non è più l’Ucraina, ma è un riposizionamento globale di molti paesi che oramai non riconoscono più l’autorità dell’anglosfera ( e meno male aggiungo io ) all’interno di una contrapposizione tra USA da una parte e Cina a Russia dall’altra in cui L’Europa fa oramai la parte della vittima designata. Gli USA lavorano per destabilizzare l’avversario russo-cinese all’interno in vari modi e lo stesso stanno facendo gli altri, il clima da guerra civile che c’è negli USA è attizzato da anni dall’esterno e se Biden prenderà una bella mazzata alle elezioni di Mid-Term la situazione diventerà ancora più calda. L’Ucraina,come dissi sin dall’inizio, è solo un dettaglio di un confronto globale molto più delicato che è in atto e gran parte del quale si svolge all’interno degli USA. La posizione suggerita da Kissinger è solo quella più logica a livello diplomatico.

Bob Aka Utente11880

Certo che imporre sanzioni a 360° al tuo principale fornitore di risorse energetiche e stupirsi che il suddetto chiuda i rubinetti e venda altrove mettendoti velocemente in ginocchio, è abbastanza singolare.

Leo 62

Quando dicevo che siamo in mano agli imbecilli intendevo una cosa del genere, ma mi era stato risposto che “l’establishment di politica estera di paesi con tradizioni secolari in materia” sapeva quello che stava facendo… in realtà l’establishment di cui sopra era caduto da tempo in mano a gente che stava lì per obbedire agli ordini che arrivavano da Washington… che nel frattempo si rifornisce proprio dalla Russia, e magari alla fine farà un accordo globale con loro, visto che tanto alla lunga non conviene a nessuno tirarla.
Almeno sappiamo chi dovremo ringraziare a quel punto…

Tiziano

“In realtà la Russia non ha mai pensato di aggredire l’Europa, ha pensato solo di evitare che l’Ucraina diventasse la tana anti-russa della NATO alle porte di casa”

Boh, adesso di “tane” Nato i russi se ne trovano due in più nel giardino di casa (la ratifica è una formalità) e l’ucraina è diventata un protettorato americano armato fino ai denti.
Per non parlare della Polonia che sta tirando su la più grande armata corazzata europea per mano yankee.
Davvero, well done mister Putin!

Modifica il 29 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Se ti riferisci a Finlandia e Svezia quello non è il giardino di casa, al limite è il quartiere vicino e quello dopo, e poi tutti e due i paesi si sono sbrigati a precisare che non hanno intenzione di mettersi sistemi missilistici in casa, quelli che invece i Russi si sarebbero trovati in Ucraina. Sul fatto che gli Ucro-Nazi siano un protettorato americano non ci sono dubbi e meno male che lo ammetti pure tu, ma più che armati fino ai denti a me paiono distrutti fino alle gengive ( stiamo ancora aspettando la liberazione di Kherson ) e non so mica se questo inverno lo passano. Al momento i Russi che non hanno fretta, hanno proposto agli americani di deporre loro Zelensky per uscirne e far chiedere l’armistizio al governo successivo, e mi sembra un proposta sensata. Quanto alla Polonia se pensa di attaccare la Russia al posto degli USA e quindi di sostituire l’Ucraina nella funzione di carne di cannone pro NATO è la benvenuta… che i polacchi fossero un po’ coglioni lo abbiamo sempre saputo.
Al prossimo G20 sarà invece evidente come il mondo occidentale sia quello che pensava di andare a suonare ed invece è stato suonato, secondo me Putin non crede sul serio ai suoi occhi, soprattutto a quello che stanno combinando gli europei.

Modifica il 28 giorni fa da Leo 62
luigi.iannelli

secondo me Putin non crede sul serio ai suoi occhi, soprattutto a quello che stanno combinando gli europei

Secondo me, ancor più di Putin è Biden a non credere che i suoi coloni europei potessero andare ben oltre le sue stesse aspettative. Come eseguire i suoi ordini ben prima ben prima che li dia.
Un po’ come la Meloni che non riesce a credere che il paese le stia consegnando le chiavi. A dirla tutta penso che stia anche riflettendo sull’opportunità o meno di diventare premier. Non so quanta gloria si ricavi dall’essere a capo di un tale branco di pecore.

Tiziano

Non ho problemi ad ammetterlo perché semplicemente non sono la cheerleader di nessuno dei leader dei paesei in conflitto e soprattutto non cerco di prevedere il futuro mischiandolo con i miei desideri.
Resto ai fatti: l’Europa ora è più vicina alla Nato, armata e ostile alla Russia di quanto lo fosse prima dell’invasione.
Se questo è un bene per Putin (che come tutti i leader in gioco, in primis cerca di preservare le sue chiappe e il suo potere) lo giudicherò a fatti compiuti.

PS: a vedere pure l’utlimo pacchetto di aiuti, gli americani non hanno (come da inizio conflitto) nessuna intenzione di far sfondare gli ucraini a danno dei russi.
questo significa che pure questa guerra è segnata dal profitto e le intenzioni di “vittoria” non sembrano una priorità.

Modifica il 28 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Quando si parla di confronti geo-strategici, come in questo caso in realtà si parla di partite a scacchi. Letture ridicole come quelle che ho letto qua dentro sul fatto che si trattasse di una paese libero attaccato da un tiranno, danno solo modo di individuare chi dovrebbe astenersi dal parlare di cose troppo complicate. Chi sa di cosa parla è invece come il giocatore di scacchi che prevede le successive dieci mosse, chi venti, chi tutta la partita, capisce quando uno bluffa e quando uno aspetta il finale di partita, che da tempo non si sta più giocando in Ucraina, ma in tutto il mondo, ed in parte anche da noi dove Draghi non è caduto per caso. Quindi non si tratta di Europa ostile, ma di governi europei ostili, Macron oramai è azzoppato e non so quanto durerà, dopo di lui Melenchon che la vede in maniera diversa, di Draghi abbiamo detto, BoJO non c’è più ed al prossimo giro, dopo un breve periodo della finto-Tatcher, andranno i laburisti, lo stesso Scholz io mica lo so quanto dura… la NATO come ho detto tre mesi fa avrebbe finito con la sua azione per spaccare l’Europa, al limite si può discutere se questo fosse il disegno o se sono degli idioti.
PS: tu confondi gli americani con Biden, che ha motivi personali per sostenere gli ucraini, tra tre mesi Biden sarà un mezzo presidente e non deciderà più nulla, e soprattutto qualcuno gli imputerà tanti soldi buttati al cesso.

Modifica il 27 giorni fa da Leo 62
Tiziano

Non serve Bobby Fischer per prevedere voci più o meno discordanti in europa (sai la novità), altro affare è pronosticare uno scollamento dei singoli governi dall’alleanza atlantica.
Al momento assistiamo all’esatto contrario, vedi ad esempio la Germania che dopo l’invasione dell’ucraina ha approvato con una maggioranza schiacciante (593 a favore, 80 contrari e 7 astenuti) un fondo di 100 miliardi destinato ad acquisti in armi nei prossimi quattro anni (con fruscio di mani Usa in sottofondo).

Modifica il 27 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Il problema è che la partita vera si sta giocando dappertutto tranne che in Europa. I Russi se la giocano direttamente con gli USA, a noi ci considerano i pagliacci che siamo e utilizzando il gas per far saltare uno ad uno tutti i governi filo-americani.
Il fondo di acquisti di armi approvato per la Germania poi serve per il riarmo tedesco, quello di cui ad esempio i polacchi sono poco contenti…( e pure i baltici ) tu sei sicuro che dopo il prossimo inverno, che sarà drammatico, in Germania rimarrà questa maggioranza? io mica tanto… ed immagino una bella crescita dei partiti di destra… destra più riarmo, una cosa del genere c’era stata in funzione anti-russa giusto 100 anni fa… non so se conosci Vico, era delle parti tue…

hilander

Mi fa piacere che ce ne sia un altro che la pensa come me: l’ho sempre detto fin dal primo giorno e fioccavano i pollici versi!

“che pure questa guerra è segnata dal profitto e le intenzioni di “vittoria” non sembrano una priorità”

Aggiungo che pure Erdogan ha auspicato il ritorno della Crimea sotto il controllo Ucraino.
Dichiarazione pesante (passata un po’ in sordina sui media) e a dir poco sbilanciata per uno come lui abituato a giocare su più tavoli.

Modifica il 30 giorni fa da Tiziano
Leo 62

Più che altro quella dichiarazione è la dimostrazione che è uno capacissimo a giocare su più tavoli…

Leo 62

Nel frattempo va talmente tutto bene madama la marchesa in Europa e soprattutto in Italia,e gli indicatori sono talmente tutti in crescita, che i fondi speculativi scommettono contro la tenuta economica dell’Italia, il PIL con il taglio del gas russo per 12 mesi si contrarrebbe del 4% e poi sempre di più fino al 5% allungandosi i tempi. In Francia ed in Inghilterra Settembre sarà il mese degli scioperi di massa, a partire da quello fiscale, la Germania è sull’orlo della tragedia economica e se la Russia chiude i rubinetti sarà peggio del 1929.
Più che Europa potremmo ribattezzarci Tafazzia.
Nel frattempo il Pil russo previsto in calo fino al 10% cala del 3.5%… per arrivare a questo è bastato vendere gas e petrolio ad altri ( soprattutto Cina ed India ) e chiuderlo progressivamente a noi devastando il nostro di PIL… e nel frattempo, mentre le nostre palle sono strette nelle mani russe, il tanto sbandierato isolamento internazionale della Russia è diventato una specie di pia illusione.
Essere degli incapaci va bene, ma qui i leader europei sono andati decisamente oltre… che poi l’avessero deciso da soli… ci hanno portato a questo punto limitandosi ad obbedire ad un vecchio rincoglionito che non sa nemmeno quello che dice.

Tiziano

Un bel pezzo di Paolo Mossetti su quello che rappresentano per l’occidente (più che per la Russia) Dugin & figlia.
Personalmente mi limito a registrare che questo attentato ha prodotto, rossobruni a parte, lacrime e cordoglio nei circoli fascisti e nazisti di mezza europa (dove spesso facevano capolino).

https://www.esquire.com/it/news/attualita/a40952722/ora-la-guerra-e-entrata-in-casa-di-aleksandr-dugin-e-ne-uscira-diversa/?fbclid=IwAR2W_XwmJIbT6Bu4JI9RL07ZuyYBx5xJl74pDv5jBsGsTAMVhXQf-lA3NEU

Modifica il 1 mese fa da Tiziano
hilander

Se nel conflitto in Ucraina si distinguono chiaramente i ruoli di un assalitore e di un assalito, nella questione Taiwan, che è ben più spinosa ed ha un grado di “contagio bellico” ben superiore alla guerra europea, è assai più difficile assegnare i giusti ruoli agli attori se ci si astiene dalle proprie convinzioni politiche, cosa ardua per la più parte di noi: però non ci può esimere dal mostrare tutte le carte in tavola se si vuole fare un dibattito equilibrato e non un comizio di parte.

 

Da parte mia non sostengo le ragioni della Cina, perché contrariamente agli “storici e agli avvocati della SR”, malgrado conosca la Cina da oltre 30 anni per aver accompagnato prima le molte JVs del Gruppo nel paese, non mi ritengo all’altezza di sparare affermazioni su diritti o meno, allineandomi a quello che gli stati del mondo non sono riusciti a definire proprio giuridicamente.

Ciò detto, ho sempre espresso la mia semplice opinione che gli US avrebbero dovuto astenersi dallo spostare nel Pacifico la crisi (perché non ve n’era bisogno in quanto non c’era alcuna attuale avvisaglia che la Cina volesse intervenire per cambiare la situazione in essere) attraverso AZIONI in qualche modo provocatorie atte a scatenare REAZIONI con l’obiettivo che queste possano essere “eccessive” (cit.) per giustificare interventi armati.

 

Leggevo uno degli ultimi post di MJ23 in cui cita il Taiwan Relations Act, che è uno degli accordi che caratterizzano la “questione Taiwan”, ma che non rappresenta il documento che santifica il sacro diritto degli USA a poter far ciò che vogliono con Taiwan., in quanto gli USA hanno preso anche altri impegni formali che nel contesto internazionale non possono essere ignorati.

Conosco ovviamente l’ART, del quale, pur senza citarlo, avevo richiamato qualche passo. Però non si può fare aggio solo su di esso per fare affermazioni lapidarie di diritto. Fosse così semplice non saremmo a questo punto.

Poiché ritengo, detto senza alcuna ironia, che MJ23 non abbia omesso volutamente di citare almeno alcuni della pletora di comunicati e documenti che popolano la questione taiwanese, forse per voler solo limitarsi a confermare il pieno diritto degli States a relazioni commerciali e culturali con Taipei (cosa che avevo esplicitato fin dal mio primo post), mi permetto di ampliare per completezza di conoscenza il quadro degli accordi, ART compreso, citandoli in una breve cronologia (parziale, ognuno potrà ampliarla con le opportune ricerche).

 

Giusto come punto di partenza parto dalla Dichiarazione di Postdam (Truman, Churchill and Chiang Kai Shek nel 26 luglio 1945), di interessantissima lettura, che stabiliva la resa senza condizioni del Giappone e ne anticipava la totale e rapida distruzione in caso di resistenza (evidentemente le atomiche del 6 e 9 agosto 1945 su città e civili erano già nei piani di Truman).

 

A guerra finita, l’arcipelago di Formosa tornò alla Cina continentale: la data ufficiale del ritorno fu il 25/10/1945 e il governo della ROC di Chiang Kai Shek fissò quella data come festa nazionale con il nome di “Giorno della ripresa di possesso”, festa celebrata a Taiwan ogni anno fino al 2000.

Il governo della ROC fu troppo ottimista, perché in breve perse la guerra civile contro i comunisti di Mao Tze Dong, anche e soprattutto perché gli States non intervennero militarmente per soccorrere “l’alleato” Chiang: in realtà gli USA sostennero che l’alleato contro il Giappone era stata la Cina (e non l’uomo Chiang) e riconobbero che anche i comunisti di Mao avevano combattuto; poi Mao era diventato troppo forte e aveva compattato attorno a sé il subcontinente asiatico ed era meglio non stuzzicarlo, tenuto conto che si era appena usciti da una guerra disastrosa. Quindi Chiang aveva dovuto riparare in tutta fretta (ma con ricchezze e “regali di riconoscenza” in abbondanza) a Formosa con un paio di milioni di cinesi per evitare purghe ed esecuzioni sommarie (i conti in sospeso erano tanti).

Bisogna ancora ricordare che quando agli americani era apparso chiaro che Chiang Kai Shek era sulla via della disfatta e che Mao era il vincente pericoloso per il suo comunismo estremo e non intaccabile tentarono una mediazione tra i due, ovviamente fallita perché improponibile per diversi e noti motivi.

E da qui si può dire che inizi dal 1949 la storia moderna di Taiwan.

 

Mao vincitore aveva proclamato la Repubblica Popolare Cinese (RPC), e si preparava ad inviare l’Esercito Popolare di Liberazione a Formosa all’alba del 1950, quando, scoppiata la guerra di Corea, la Flotta USA occupò il canale e il mare a settentrione e quindi Truman bloccò di fatto (ottimo risultato senza combattere, perché Mao non aveva la minima intenzione di farsi massacrare) sia l’invasione che soprattutto il predominio comunista in Asia in un’area e un passaggio marino strategici per i commerci.

Saltiamo al 1971: nel ventennio intercorso (i più vecchi lo ricordano) le non relazioni tra USA e la RPC lasciarono le cose immutate, in una sorta di status quo che andava bene a tutti, viste le tensioni tra USA e URSS e l’esigenza di non destabilizzare un equilibrio precario.

 

Nel 1971, l’anno del disgelo con la Cina, con la risoluzione 2578 le Nazioni Unite (con gli USA) trasferiva il riconoscimento di “unica Cina” dalla ROC alla RPC. L’adesione degli USA era una chiara decisione di geopolitica, per i sempre presenti problemi in Indocina (le spese per i sostegni logistici pesano) e soprattutto per l’occasione di riavvicinarsi alla Cina che nel frattempo aveva esasperato la rottura con la comunista “eretica” URSS (nemico dichiarato USA).

 

E immediatamente nel febbraio 1972 USA e RPC partorirono il Comunicato di Shanghai, in cui gli States riconoscevano e sottoscrivevano che “tutti i cinesi sulle due sponde dell stretto di Taiwan propugnano l’esistenza di una sola Cina”.

 

Altro comunicato congiunto USA/RPC è quello del dicembre 1978 in cui dal 1° gennaio 1979 Washington “riconosce il governo RPC come il solo governo legale della Cina. In questo contesto, il popolo degli Stati Uniti manterrà relazioni culturali, commerciali e altri rapporti non ufficiali con il popolo di Taiwan” (sul significato che si parli di popoli e non di governiho scritto altrove, ma è banalmente intuitivo.

 

Carter, per mantenere un ruolo importante nelle relazioni con Taiwan, anche se non più ufficiali, e per rispondere ai mugugni del Congresso che voleva sia riallacciare i rapporti con la RPC che mantenere quelli privilegiati con Taiwan (insomma la botte piena e la moglie ubriaca), concepì l’ART, Atto delle Relazioni con Taiwan, che appunto diceva che gli US avrebbero lasciato a Taiwan i mezzi di difesa necessari a “permettere a Taiwan di disporre di una sufficiente capacità di AUTODIFESA” etc etc, come correttamente riporta MJ23.

Per completare correttamente l’informazione, bisogna però aggiungere che nel comunicato congiunto USA/RPC il governo americano sanciva che “non s’intende seguire una politica a lungo termine di riarmo di Taiwan”, e inoltre dichiara che “non si ha alcuna intenzione di violare la sovranità e integrità territoriale della RPC, né di interferire nei suoi affari interni, né di seguire la politica delle DUE CINE o della UNA CINA UNA TAIWAN”. Della ambiguità e indefinibilità di questo secondo statement, che sta alla base della questione taiwanese, ognuno di voi penso si renda conto della duplice interpretazione che se ne può dare, per cui è stato universalmente accettato lo status quo in mancanza di un “de jure”.

 

Per quanto riguarda la vendita di armi c’era l’impegno sottoscritto da Washington a diminuire la vendita di armi a Taiwan rispetto ai volumi del momento, senza però stabilire alcuna data di cessazione, accordo che non fu rispettato e che portò un paio di anni fa a sanzioni verso qualche azienda statunitense.

 

Nel frattempo Washington aveva immediatamente trasferito il “riconoscimento diplomatico” (che ha un suo valore, checché ne dica qualcuno che non so quanti rapporti abbia avuto con le sedi diplomatiche per comprenderne l’importanza in atti ufficiali e l’intermediazione in contratti internazionali) da Taipei a Beijing, con atto formale del trasferimento dell’ambasciata in ossequio al riconoscimento di un unico governo legale cinese.

 

Il problema attuale è che Xi ritiene che sia in questo ambito (cioè il comunicato di Shanghai del 72, quelli 78/79 delle regole dell’avvio delle relazioni diplomatiche, quello dell’82 sulla limitazione del riarmo a Taiwan, l’ART nella sua interezza e non solo nella parte citata in altro post) che sussistessero e debbano sussistere in toto le fondamenta delle relazioni tra USA e RPC e Taiwan. Partendo dal fatto che è innegabile per onestà intellettuale ritenere che tutte le decisioni bilaterali abbiano perlomeno lo stesso valore, è fuorviante citarne solo una e presentarla come l’unica valida: e questo è un fatto riconosciuto nel contesto mondiale delle nazioni, la cui competenza, conoscenza e importanza penso si sia tutti d’accordo nel ritenerle superiori alle certezze e “lapidarie” affermazioni che nascono nella nostra SR.

L’ART del 1979 che abbiamo citato regola appunto le relazioni “non ufficiali ma ufficiose” tra USA e Taiwan non esistendo relazioni diplomatiche (e infatti i governi US non hanno mai sostenuto e preteso finora che esistessero, proprio perché da loro stessi sottoscritto da oltre 40 anni), e vi si legge che “la decisione USA di stabilire relazioni diplomatiche con la RPC si basa sulla prospettiva di una determinazione pacifica del futuro di Taiwan” etc etc come cita MJ23.

 

E’ per me evidente in questo iter l’ambiguità USA di aver voluto dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, pensando di aver di fatto piantato due solidi paletti: il primo contro una occupazione militare armata di Taiwan da parte della Cina, il secondo contro una unilaterale proclamazione di indipendenza di Taiwan, e tutto questo è sintetizzato nel concetto di determinazione pacifica.

Il primo problema che io vedo è che gli USA di allora non avevano previsto che proprio gli USA di oggi avrebbero spinto per la rottura degli accordi stabiliti tra le due potenze 

Il secondo problema che io vedo è che anche i rapporti di forza tra le due potenze sono cambiati: se nel momento in cui si stipulavano gli accordi Mao non si sognava lontanamente di opporsi alle condizioni statunitensi conscio della sua grande inferiorità militare e di avere ai suoi confini un altro nemico pericolosissimo nella fortissima URSS dell’epoca, oggi Xi si ritiene in grado non solo di non accettare alcun arretramento rispetto allo status quo ma di poter “competere” sui mari e sui cieli del Pacifico per mantenerlo se non addirittura per mutarlo a proprio favore, con la sponda di una Russia oggi diventata sua alleata, che non vede l’ora di un conflitto transpacifico USA-Cina..

E mentre le nazioni del mondo giustamente si preoccupano, noi che non abbiamo un cazzo da fare spariamo saccenti sentenze indiscutibili dai nostri poveri lidi, invece di pensare a questa situazione radicalmente cambiata!

 

L’ambiguità manifesta, che gli USA di allora si potevano permettere, è confermata in alcune “rassicurazioni private” (6 per l’esattezza che per brevità ometto, ma ognuno può andarsele a cercare) di Reagan a Taiwan, proprio mentre Reagan stipulava con la RPC il terzo comunicato congiunto sulla riduzione della vendita delle armi: con queste rassicurazioni “private” mitigava e in parte contraddiceva il contenuto del comunicato “pubblico” che stava scrivendo con la Cina.

Insomma anche il più cieco lettore può vedere che l’ART. i comunicati, le raccomandazioni evidenziano una serie di contraddizioni di partenza, volendo gli States contemporaneamente garantirsi la necessaria ripresa delle relazioni e possibili collaborazioni con una Cina vincente in Asia e non perdere i canali preferenziali con Taiwan.

 

Ma non sono mica solo USA e Cina che possono decidere: esistono poi anche i contatti tra Taiwan e la Cina continentale, ad esempio il Consensus 1992 di HongKong (un’unica Cina) e pure tutta l’attività dal 1990 al 2007 del Consiglio per l’Unificazione Nazionale (creato proprio dalla ROC taiwanese, non dalla RPC di Beijing) per l’integrazione tra le due sponde, di cui lascio ai volonterosi eventuale ricerca, lettura e deduzioni.

Ad ulteriore conferma che parlare di liceità secondo il diritto internazionale sia perlomeno discutibile, aggiungerò anche che il KMT, il partito Kuomintang, l’orgoglio del nazionalismo di Chiang Kai shek, oggi diventato partito di opposizione nel “parlamento” taiwanese, propugna ancora il principio di unica Cina del Consensus 1982.

Non c’è quindi il consenso universale della popolazione (e chi l’ha scritto non so da dove l’abbia tirato fuori), non tutti i taiwanesi anelano all’indipendenza e affermare che c’è unanimità ideologica e politica a Taiwan è un falso, quando è presente nell’isola (o arcipelago che dir si voglia) una forte opposizione parlamentare e un partito che parla ancora di riunificazione e che è sostenuto, soprattutto  finanziariamente, da molte delle grandi aziende (non vi sembri strano) taiwanesi, che vedono più di buon occhio mantenere e rafforzare il cordone ombelicale commerciale con la Cina continentale che i nuovi rapporti commerciali con gli USA. E su questo accetto contestazioni solo da chi abbia rapporti importanti con Taiwan e non letture mediatiche o vacanze occasionali a Taipei. A prevenirle, faccio notare che se questo attuale governo sta cavalcando nuovamente l’onda dell’indipendenza sul “bronco” statunitense, quello precedente flirtava con Beijing firmando un Trattato bilaterale sulla cooperazione commerciale e nuovi obiettivi di incremento.

 

Tutti i documenti citati, ed altri, sono rintracciabili e consultabili: io mi sono limitato a citarli, ma se poi qualcuno, in barba all’evidenza, mi continuerà a sostenere che quello degli USA è un diritto all’escalation a prescindere, perché quelli sono comunisti e per giunta gialli, la discussione finisce prima di cominciare.  

 

Io non entro nel merito di chi voglia cambiare concretamente da ora lo status quo di Taiwan: probabilmente a questo punto lo vogliono tutti e due e altrettanto probabilmente è troppo tardi per tutti e due fare marcia indietro adesso dopo avere smosso le acque.

Quello che mi preoccupa e secondo me dovrebbe preoccupare anche il mio amico MJ23 è il timore, che non credo infondato, che prima o poi la Cina possa ritenere le azioni diplomatiche statunitensi, e quindi ufficiali, non solo improprie, ma una palese trasgressione degli accordi sopracitati tra USA e Cina, non si senta più legata a tali accordi, abbandoni l’idea della riunificazione pacifica e colpisca per prima, perché ho la vaga sensazione che l’alleanza atlantica non sia pronta a fronteggiare l’esplosione di un conflitto transpacifico e l’immancabile riflusso sull’Europa con l’inasprimento, che ci sarà, della guerra d’Ucraina.

Poi se il tifo delle due compagini vorrà che queste si scontrino in un’epica finale di campionato mondiale, io non andrò allo stadio ad assistere al cimento: se lo godano gli ultras!

Anche i conservatori nel loro piccolo si incazzano

Guarda che la Pelosi ha fatto il viaggio contro il parere dell’amministrazione, per forzare la mano e per suoi motivi di politica interna, la Casa Bianca in questo momento tutto voleva salvo che una escalation con la Cina. E questo i cinesi lo sapevano benissimo quindi hanno preso a pretesto la visita per una escalation voluta da loro per fare un passo in più verso l’annessione di Taiwan. Quindi la mossa aggressiva è stata quella del governo cinese, gli americani sono “solo” stati pasticcioni (e una potenza mondiale non dovrebbe esserlo mai ma questo è un limite delle democrazie specie quando l’esecutivo è debole). Comunque i cinesi potrebbero aver calcolato male e messo in moto un riarmo di Taiwan e una determinazione degli USA che potrebbe costare loro molto care, staremo a vedere.

Modifica il 30 giorni fa da Anche i conservatori nel loro piccolo si incazzano
hilander

Forse non mi hai letto bene fin dai primi post.
Primo: guarda che ho detto da subito che la Pelosi aveva agito contro il parere di Biden e con il partito diviso sulla sua chiamiamola disobbedienza (sottolineavo che a mio parere se oggi un presidente degli Stati Uniti può essere bypassato così facilmente, questo non è certo un segnale di forza, specialmente in questo momento).
Secondo: avevo ugualmente detto che la Cina non aspettava altro che un pretesto, ma avevo aggiunto, e questa è ancora la mia opinione, che gli USA (non interessa chi, perché la Pelosi non è sola e chi vive negli States o ha contatti diretti e frequenti con qualche autorità lo sa) hanno voluto dare questo pretesto volutamente, e la reazione cinese eccessiva era appunto quello che si augurava una certa corrente democratica.
Se hai qualche conoscenza che conti a Washington è esattamente quello che ti sentirai rispondere se poni la domanda.

Ma è intuibile: i legami commerciali e industriali tra le due sponde sono molto forti (penso che tu lo sappia, anzi ti aggiungo che c’è pure un certo legame politico: e chi non sa queste cose è inutile che parli di Taiwan) e sono diventate sempre più solide partnerships, spesso azionariati misti, per effetto dei governi taiwanesi precedenti, che avevano spinto per un rinsaldare e incrementare dette relazioni, mentre gli USA sono importantissimi “clienti”, ma appunto clienti… e questo flirt cresciuto tra le due Cine agli USA non piace ed è normale e strategicamente giusto che non piaccia.
Il problema è che la questione Taiwan o resta “status quo ad libitum”, o perlomeno ancora a lungo, ovvero lo si spezza solo in maniera violenta (guerra finanziaria e se questa non basta guerra armata).

La scelta l’hanno fatta gli USA, non è un problema, prima o poi qualcuno la doveva fare, e non è un problema di capire chi sia il più forte e mettersi a fare il tifo. ma di capire a che livello vorranno portare lo scontro… vedi c’è poi chi vive di finanza e fa business con ambo le parti in quelle attività in cui Cina e USA vanno a braccetto, per cui alla fine è quasi una invariante per loro chi vincerà.

Abbi pazienza ma poi etichettare come innocenti “pasticcioni” gli americani o anche solo quegli americani che hanno messo in moto questo processo, beh mi pare estremamente superficiale: la Pelosi e molti altri si offenderebbero se tu glielo dicessi, perché è un disegno di architettura politica che hanno pensato quando hanno iniziato il giro turistico.
Ci si può misurare (MJ23 ed io lo facciamo spesso)su tutto, ma sulla questione Taiwan, che è più spinosa di quella Ucraina, non basta avere un’opinione, bisogna che sia supportata da dati oggettivi e se possibile da conoscenza diretta di alcuni di questi.
E non ci sono stati pasticcioni, ma persone di potere in perfetto stato mentale che hanno agito con chiari e definiti propositi, poi ognuno di noi può dire che hanno fatto una cazzata o un’azione geniale.
Ma non posso condividere che questi personaggi siano degli sprovveduti “pasticcioni”.
Io ad esempio non definisco il fatto nè cazzala, nè genialità, ma semplicemente un’azione di cui io e gran parte del mondo non sentivamo assolutamente il bisogno, ma che, come ho detto sopra, prima o poi qualcuno avrebbe probabilmente fatto.

Buona serata

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Amico, secondo me tu davvero prendi sul serio-sul serio-sul serio le discussioni su un blog, tanto da rimuginarci per giorni interi, prepararti commenti chilometrici ecc. Secondo me ti manca la necessaria consistenza, ma va bene così, visto che continui a provocare, ma sempre in maniera molto sottile.
D’altronde l’avevi scritto tu giorni addietro, se non sbaglio, che avresti voluto sfidarmi o roba simile.

”Da parte mia non sostengo le ragioni della Cina, perché contrariamente agli “storici e agli avvocati della SR”, malgrado conosca la Cina da oltre 30 anni per aver accompagnato prima le molte JVs del Gruppo nel paese, non mi ritengo all’altezza di sparare affermazioni su diritti o meno”

”Ad ulteriore conferma che parlare di liceità secondo il diritto internazionale sia perlomeno discutibile,”

Amico, non ho ben capito una cosa: sei un avvocato oppure no? Da un lato scrivi che non ti senti di sparare affermazioni su diritti o meno, dall’altro scrivi che parlare di liceità del diritto internazionale sia discutibile. In base a cosa affermi che sia discutibile parlare di liceità di diritto internazionale se poco sopra avevi scritto che non ti ritieni all’altezza di sparare affermazioni sui diritti?

Prima affrontiamo questa questione.

Poi andiamo al resto:

”Nessuno dovrebbe sottovalutare la forte determinazione, la ferma volontà e la potente capacità del governo e del popolo cinese di difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale e ottenere la riunificazione nazionale”, ha aggiunto Xie.”

Dunque, per la Repubblica Popolare Cinese la visita USA viola la sovranità della Cina.
I cinesi parlano di ”violazione di sovranità.” Il concetto di ”sovranità” ha dei precisi connotati giuridici sanciti dalla Convenzione di Montevideo che codifica norme di diritto consuetudinario che possono essere derogate solo da norme di pari rango. Da notare che la sovranità vale erga omnes. Il Partito Comunista Cinese sta dicendo, sostanzialmente: su Taiwan comandiamo noi. E’ un messaggio rivolto non solo agli Usa, ma a tutto il mondo.
In base a quale autorità, conferitagli da quale norma stabiliscono ciò?

Andiamo al rapporto USA-CINA-TAIWAN, nello specifico.

Taiwan Relation ACT

”Dichiara che la pace e la stabilità nell’area sono negli interessi politici, di sicurezza ed economici degli Stati Uniti e sono questioni di interesse internazionale. Afferma che la decisione degli Stati Uniti di stabilire relazioni diplomatiche con la Repubblica popolare cinese si basa sull’aspettativa che il futuro di Taiwan sarà determinato con mezzi pacifici e che qualsiasi sforzo per determinare il futuro di Taiwan con mezzi diversi da quelli pacifici, anche mediante boicottaggi o embarghi è considerata una minaccia per la pace e la sicurezza dell’area del Pacifico occidentale e di grave preoccupazione per gli Stati Uniti. Afferma che gli Stati Uniti forniranno a Taiwan armi di carattere difensivo e manterranno la capacità degli Stati Uniti di resistere a qualsiasi ricorso alla forza o ad altre forme di coercizione che metterebbero a repentaglio la sicurezza, o il sistema sociale o economico, del popolo di Taiwan.”

Viene stabilito che la relazione con la Repubblica Popolare Cinese si basa sull’aspettativa che il futuro di Taiwan sarà determinato con mezzi pacifici.

Ora ti chiedo:

”non rappresenta il documento che santifica il sacro diritto degli USA a poter far ciò che vogliono con Taiwan., in quanto gli USA hanno preso anche altri impegni formali che nel contesto internazionale non possono essere ignorati.”

In quale impegno formale è scritto che Xi Jinping può agire anche con la forza nei confronti di Taiwan? Perché vedi è Xi che da anni dichiara che non esclude di ricorrere alla forza nei confronti di Taiwan.
A proposito ma tu cosa ne pensi? Sarebbe legittimo da parte di Xi usare la forza nei confronti di Taiwan?

Prima di accusare gli altri di fare gli ultrà con un atteggiamento paternalistico che molto spesso sfocia nel patetico verifica l’equilibrio della tua posizione. Ammanti le tue posizioni di equilibrio quando in realtà ti limiti a fare il megafono della propaganda cinese.

Modifica il 1 mese fa da MJ23 - JAN PALACH VIVE -.
hilander

Ti do solo una risposta: non solo non sarebbe legittimo, ma sarebbe semplicemente criminale annettere Taiwan con la forza, così come è stato criminale sganciare la seconda atomica il 9 agosto 1945.

Poi siccome la butti sul personale, per la tua frase di merda
“ quando in realtà ti limiti a fare il megafono della propaganda cinese”,
prima ti dico che non faccio propaganda per nessuno, poi non ti ricambio con la stessa accusa di essere la grancassa della propaganda americana e avrei la tentazione di mandarti a sederti sulla tazza del cesso, ma non lo faccio limitandomi ad offrirti tutti i fogli dei comunicati USA/Cina/Taiwan per quando ti capiterà di andarci…
Ti auguro una buona nottata

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

In nessuno dei documenti che hai citato si fa riferimento alla sovranità della Repubblica Popolare cinese su Taiwan, né tantomeno gli si attribuisce il potere di agire con la forza.

I tre comunicati USA-Cina stabiliscono un’altra cosa: sì il principio di una sola Cina ecc. (come fa il Consensus del ’92 ma senza accordo in relazione alla sovranità) ma subito dopo indicano in maniera esplicita che le relazioni devono svilupparsi in maniera pacifica.

E se ci rifletti un momentino è ovvio che sia così, in quanto i) gli USA non hanno nessuna autorità per attribuire ”sovranità”; ii) l’attributo della sovranità appartiene ad uno Stato che la esercità su un determinato territorio nei confronti di un popolo. Da ciò sorge il potere di utilizzare la forza per imporre il rispetto delle proprie regole. E’ solamente l’autorità di Taiwan legittimata ad utilizzare la forza nell’ambito dei suoi confini, non certo Xi Jinping, nonostante lo dichiari da anni.

E’ come se gli americani gli avessero detto: attenzione, riprendiamo le relazioni, vi assicuriamo il posto all’Onu, riconosciamo una sola Cina, ecc. ecc. ma il mio riconoscimento ha un limite e questo limite è rappresentato dall’impossibilità di utilizzare la forza nelle relazioni con Taiwan. Si tratta di un espediente messo su per riprendere i rapporti con la Cina in funzione antisovietica.

Allo stesso tempo cosa fanno mediante il Taiwan Relations Act? Dicono ai tawainesi: guardate che i rapporti con voi continuano, continueremo a fornirvi le armi ecc. e i nostri rapporti con la Repubblica Popolare cinese proseguiranno a condizione che i rapporti tra di voi proseguano in maniera pacifica. Disincentivano sia i cinesi ad attaccare militarmente, sia i taiwanesi a dichiarare formalmente l’indipendenza.

Quando il Partito Comunista cinese dice che la visita della Pelosi viola la sovranità della Cina sa benissimo di dire un falso. E’ più che altro una presa di posizione per mantenere l’immagine all’interno, in vista del Congresso, dei problemi causati dal Covid, dalla bolla immobiliare. Come lo sa benissimo la comunità internazionale.

Su Taiwan comanda un’autorità, che non è il Partito Comunista cinese, eletta dai taiwanesi, la stessa autorità impone leggi al popolo insediato stabilmente e le fa rispettare in un determinato ambito territoriale (questi tre elementi identificano uno Stato), c’è un esercito, i taiwanesi viaggiano in giro per il mondo con un passaporto emesso dalle autorità taiwanesi con scritto ”Taiwan Repubblic of China”, non c’è scritto ”Repubblica Popolare Cinese”. Insomma, non credo che ci sia un modo più vasto per manifestare sovranità.

Certamente le relazioni diplomatiche ufficiali con altri Stati sono diminuite, ma ciò è frutto di quello che avvenne nel 1971 e del sempre maggiore potere economico, diplomatico acquisito dai cinesi nel corso del tempo. Ma il riconoscimento o meno di altri Stati non ha efficacia costitutiva.

Anzi, ti di diro di più. Sulla risoluzione 2758 esistono forti dubbi di legittimità, in quanto la questione venne trattata come un avvicendamento di delegati di un Paese avvenuto a seguito di cambiamenti rivoluzionari del loro governo. Il principio dell’avvicendamento dei delegati è valido quando un governo si sostituisce ad un altro su tutto il territorio dello Stato e non solo su una parte di esso. Alla questione si dovevano applicare le regole riguardanti il ”distacco” di una parte di Stato dall’altro, ammettendo all’interno delle Nazioni Unite la Repubblica Popolare Cinese ma conservando il seggio spettante alla Repubblica di Cina. Se ti interessa vedi  CONFORTI,  Le Nazioni Unite, CEDAM, Padova 1986

hilander

Finché discuti in questi termini pacati mi sta molto bene.

Nel mio post non sostenevo e non sostengo la sovranità della RPC su Taiwan.
Ho voluto semplicemente ampliare la conoscenza di una serie di accordi tra RPC e USA riguardo a Taiwan, altri che l’ART, che è solo una faccia delle 6 del cubo Formosa: e mi è parso giusto riportare qualche passo delle altre sugli impegni che le parti si erano assunte e che fino a prova contraria valgono ancora.

Non v’è alcun punto in nessun accordo in cui si parli di sovranità di Pechino su Taipei, nè che Taiwan possa essere annessa con la forza, ma neppure peraltro uno in cui si parli di Taiwan come di uno “stato costituito”, anzi si esclude che USA e Taiwan possano avere relazioni diplomatiche ufficiali:
Senza queste basi nè USA nè RPC avrebbero firmato alcun accordo.

In quanto alle bellicose dichiarazioni di Biden e Xi di far ricorso alle armi per risolvere la questione Taiwan mi fanno dire due cose: prima, ci sono due coglioni che credono di essere i padroni del mondo e di poter decidere da soli il destino delle nazioni (e a questo “vizietto colonialista” sembra che i potenti della terra non vogliano mai rinunciare) ; seconda, che le. dichiarazioni mediatiche contano come un comizio politico finché non si disconoscono accordi tra i partiti e si fa cadere un governo ( e Dio non voglia, perché questo “governo status quo” potrebbe farsi cadere solo con le armi).

Io non ritengo che, come mi è parso tu intenda, l’ART, anzi una sola parte dell’ART, sia l’unico documento validante e predominante sugli altri comunicati e accordi.
Ritengo invece, e l’ho sottolineato, che vi siano contraddizioni e ambiguità, le più ad arte costruite da entrambe le parti, in tutti questi documenti, ART compreso, e che occorra conoscerle e metterle sul tavolo con onestà, prima di schierarsi, per chi vuole farlo, di qua o di là.

Capisco che la mia posizione sia di difficile digestione per quanti non riescono a spogliarsi dell’abito politico e dell’acrimonia che la politica per sua natura genera.
Io personalmente riesco a farlo: ci hanno fatto studiare la sfera terrestre geograficamente sempre come due emisferi Nord e Sud tagliati latitudinalmente dall’Equatore: io è molto tempo che considero che la terra sia due emisferi tagliati longitudinalmente all’altezza del meridiano linea del cambiamento di data nel bel mezzo del Pacifico.
Questi due emisferi parlano un linguaggio politico (anzi più sfumature politiche di due ceppi primari) diverso e opposto, ma che hanno in comune una sola cosa che li governa entrambi, alla faccia di tutti i leaders che sbraitano e accampanò diritti senza ritenere di avere doveri: e questa entità è la finanza, quell’alta finanza madre in cui, credimi, le figlie finanza gialla e finanza yankee si baciano in bocca da oltre 30 anni.

Puoi credermi o no, ma negli USA non è il presidente l’ente che ha più potere, ma i Federali (il presidente firma, ma sono loro che decidono quello che il presidente deve firmare in finanza ed economia: provare ad avere rapporti finanziari con gli States per crederci), così come in Cina i “mandarini” hanno ancora un potere tale da aver “convinto” gli ultimi due presidenti a immetterli direttamente nel consesso governativo.
E federali e mandarini hanno un ottimo feeling fondato su interessi comuni non a molti noti.
Ma questa è un’altra storia e più non voglio annoiare

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

”Io non ritengo che, come mi è parso tu intenda, l’ART, anzi una sola parte dell’ART, sia l’unico documento validante e predominante sugli altri comunicati e accordi.”

No, ho citato il Taiwan Relation Act come base giuridica che ha legittimato la visita della Pelosi. La Pelosi, con le sue dichiarazioni, non ha violato i 3 comunicati congiunti USA-Cina, si è recata a Taiwan ribadendo l’appoggio USA in risposta alle dichiarazioni di Xi Jinping di qualche giorno prima: ”Chi scherza col fuoco si brucia”. Queste sì assolutamente illegittime, sia per mancanza di sovranità da parte della Repubblica Popolare Cinese su Taiwan, sia perché contrarie ai comunicati congiunti USA-Cina.

hilander

Scusa, io non parlerei di “legittimazione”, mi sembra un po’ azzardato, perché la visita “ufficiale” della Pelosi, che è una rappresentante del governo, ha contravvenuto di fatto anch’essa al comunicato, che prevede solo possano esservi “relazioni commerciali, culturali e altre NON UFFICIALI tra il popolo USA e il popolo taiwanesi”… e sia la visita a rappresentanti di governo taiwanesi che il discorso della Pelosi, rappresentante del governo USA sono stati atti UFFICIALI e non avevano alcun contenuto commerciale, nè culturale, ma esclusivamente politico.
In quanto alla dichiarazione di Xi, di alcuni giorni fa, vorrei ricordarti il discorso precedente di Biden a maggio: a parte che con questo andare a vedere chi ha cominciato prima a fare dichiarazioni del cazzo risaliremmo alle Calende greche, e se si è ipocritamente arrivati a fare dello status quo quasi un “Istituto” è la prova dell’impotenza ad andare oltre.

Scusami o tu non vuoi leggere tutto oppure continui a ritenere trasgressiva ogni dichiarazione (bada bene, parole anche minacciose ma non fatti) cinese, mentre ritieni innocenti e giustificati atti e dichiarazioni degli USA.
Per carità assolutamente lecite posizione e opinione, cui io contrappongo la mia per la quale io vedo solo due emeriti coglioni che a questo punto vogliono uno scontro duro, che sarà inizialmente una guerra COMERCIALE pesante, di cui pagheremo lo scotto, come se non bastasse quanto già ci costa l’ostinazione di volere la continuità della guerra in Ucraina.

Quello che mi preoccupa (non per me ma per quelli che sono legati a un solo carro e dipendono dagli effetti che verranno), perché la temo come una possibile continuazione logica della deriva che hanno preso gli eventi, è che chi, tra Cina e USA dovesse accorgersi di cominciare a perdere lo scontro commerciale, spari il primo missile per cercare di partire in vantaggio almeno con le supposte.
Io conosco a sufficienza (alcuni dicono bene) entrambi i due paesi per la presenza in loco e per i rapporti passati presenti e futuri “incrociati” e specialmente alcuni ambienti critici centrali in questi possibili scenari, che una volta messi al sicuro le centinaia di trilioni “indivisibili” non faranno niente per impedire che i loro compatrioti giochino la loro rovinosa guerra… e non è un romanzo di fantafinanza e di fantaguerra, perché in ognuno dei due paesi c’è chi non disdegnerebbe che fossero molti in meno a spartirsi i “benefits di una guerra” (ci sono anche quelli, e penso che tu li conosca, solo che sono per pochi) e che al contempo i titoli di altri paesi “in pace” si apprezzassero facendo guadagnare chi in USA e in Cina e anche altri soggetti “previdenti” avessero appunto accumulato tali obbligazioni e altri strumenti finanziari: e tra questi, amico mio, ci sono anche i governi, o meglio organizzazioni governative o parti di questi US e cinesi, ma rischio di annoiare oltre il lecito, se vado avanti.

Però ti sento tranquillo, assolutamente convinto del trend dello scontro e del suo esito finale, e posso solo dirti beato te!

Io personalmente ho già cercato da molto tempo di essere tra i soggetti “previdenti” e quindi aspetto alla finestra, una finestra sicura possibilmente.

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

”Scusami o tu non vuoi leggere tutto oppure continui a ritenere trasgressiva ogni dichiarazione (bada bene, parole anche minacciose ma non fatti) cinese, mentre ritieni innocenti e giustificati atti e dichiarazioni degli USA.”

No, non è questo il punto. Innanzitutto chiariamo che ci stiamo muovendo su un filo sottilissimo derivante da accordi ingarbugliati, contraddittori, nati in una situazione internazionale totalmente differente da quella odierna. Però io differenzio le rispettive posizioni che, a mio parere, assumono una gradazione diversa. Non metto sullo stesso piano le dichiarazioni bellicose di Xi Jinping che vanno avanti da anni e non solo dall’altro ieri, e la visita della Pelosi. Da anni Xi Jinping ha assunto una postura aggressiva rispetto a Taiwan, parlando di sovranità, di ricorso all’uso delle armi ecc. Queste dichiarazioni si pongono totalmente al di fuori di quello che è l’alveo nell’ambito del quale sono sorte e proseguite le relazioni tra questi 3 Paesi.
La visita della Pelosi, che si muove in ossequio ad una legge degli Stati Uniti, è diretta conseguenza delle dichiarazioni di Xi. Era da 25 anni, ripeto, 25 anni che un funzionario Usa non si recava a Taiwan.

I cinesi perdono la legittimità ad invocare il rispetto delle dichiarazioni congiunte in base alle quali si riconosce il principio di una sola Cina ma nelle quali si tiene ben presente che le relazioni devono mantenersi su un piano pacifico nel momento in cui iniziano a violare lo spirito, la ratio di quei trattati. Anche perchè sanno benissimo che la posizione degli USA incontra precisi limiti che scaturiscono dal TRA.

Vero è che con la visita la Pelosi infrange la condizione secondo la quale esiste una sola Cina ecc.ecc. vero è che visti i tempi che viviamo avrebbe potuto rinviare la visita oppure scegliere un canale diverso attraverso il quale esprimere sostegno a Taiwan, ma è anche vero che nel Taiwan Relation Act si fa riferimento esplicito a delle relazioni che continueranno con la Repubblica Popolare Cinese finchè questa manterrà rapporti pacifici con Taiwan. Ora, dinanzi ad un atteggiamento cinese che negli anni è cambiato gli USA scelgono di adeguarsi, andando a manifestare la loro vicinanza ai taiawanesi ed il sostegno per la loro democrazia.

Perchè vedi, se gli USA non fanno nulla, non si muovono il rischio è quello di creare nei cinesi un incentivo nel proseguire sulla strada che hanno intrapreso. Se tu intraprendi un comportamento rischioso (perché magari nel tempo sei diventato più forte, più grosso) e per il quale deovresti sostenere dei costi perché hai violato una norma e quei costi non li sostieni sorge un incentivo a proseguire in quei comportamenti.
Cioè, dal mio punto di vista non è affatto certo che la visita della Pelosi abbia avvicinato un potenziale conflitto di qualsiasi natura in misura superiore rispetto ad un’eventuale inerzia.

Vedi, io ritengo che se l’Europa si fosse mossa in tempo nei confronti di Putin 8 anni fa, impoendendo allora le sanzioni che sta imponendo oggi a questo punto non ci saremmo arrivati.

Tiziano

Da quello che ho letto, un eventuale conflitto vedrebbe gli americani sfavoriti dato che in zona hanno solo tre portaerei e per spostare le flotte necessarie ci vogliono mesi.
Ragion per cui la superiorità navale, dottrinale e tecnologica degli usa sarebbe di molto ridimensionata in una guerra nel tinello cinese.
Credo proprio che i primi ad attaccare dovrebbero essere i cinesi con tutti i pro e i contro (reazioni di condanna della comunità internazionale, eventuali sanzioni, etc., etc.).

Modifica il 1 mese fa da Tiziano
hilander

Ci dicono che gli stoccaggi dalla Libia sono il doppio di quelli della Russia!
Allora, visto che a chi produce e ha il prodotto i costi di produzione non sono raddoppiati, perché noi paghiamo oggi e pagheremo domani così tanto?
Siccome sono un povero vecchio ingenuo pongo 3 stupide opzioni di risposta:
1) sono i libici, gli algerini, i nigeriani da cui andiamo a comprare dei profittatori?
2) sono i nostri approvvigionatori nazionali degli emeriti cazzoni in fatto di purchasing
3) vi sono dei piccoli ladruncoli nel nostro mondo politico che fanno la cresta sugli acquisti?
4) paghiamo provvigioni occulte e/o palesi a più o meno strani intermediari, anche politici e famosi, come è accaduto o si è tentato di fare in passato in altri settori?
5) siamo invece noi, popolo ignorante, a non capire i meccanismi dei traffici energetici?
6) o è un mix di tutto quanto sopra?

E allora mi chiedo e vi chiedo, perché non ci hanno mai detto i prezzi e la loro composizione di quello che comprano da quei paesi? E soprattutto perché non glielo abbiamo mai chiesto con un minimo di “energia”?
A me il prezzo cosiddetto “ufficiale” dell’Aja o di altri listini non dice niente: è un paravento dietro cui nascondersi e da cui trarre giustificazioni.
E qui posso fare la voce grossa: in tanti anni io e i miei colleghi (parenti o concorrenti)che avevamo i “volumi di acquisto”, la massa critica, non abbiamo mai pagato l’acciaio o l’alluminio ai prezzi dei listini di London o di altri mercati.

Non è che dietro le sanzioni si nascondano oggi altre magagne?

A proposito di sanzioni mi si dice che il 5 settembre si stia preparando in Francia una manifestazione contro le “sanzioni boomerang”: se sarà confermato credo che ne vedremo delle belle, perché i cugini d’oltralpe queste cose le sanno organizzare perbene.

Leo 62

Per primi si incazzeranno i francesi, poi i tedeschi, poi gli inglesi ( che in realtà hanno già organizzato uno sciopero che non si vedeva da trent’anni da quelle parti… )… che nella UE e in UK sia pieno di coglioni o di gente in malafede ( a proposito di magagne ) è risaputo, ma a quanto pare non è che si possa sempre fare finta di niente. Poi forse ci incazzeremo anche noi… forse… comunque tutto previsto e prevedibile sin da quattro mesi fa.
E tutto questo per sostenere un governo di ladri di corrotti e di nazisti appoggiato dagli americani…

Modifica il 1 mese fa da Leo 62
Il mattino ha loro in Bocca

…mi “butto” e quoto la 6) con l’aggiunta delle <altre magagne>, ma tolgo la 5) perchè penso che non spetti al popolo di farlo ma a chi ne è demandato. Il popolo, tutt’al più può valutarne le conseguenze e, magari, incazzarsi.
E dici bene pure sulla Francia.

Tiziano

Questo è il documentario (sottotitolato in italiano) ” Legami Spezzati” di Andrey Loshak che parla della frattura avvenuta nella società Russa all’indomani dell’invasione dell’Ucraina e del clima di violenza propagandistica che si respira da quelle parti (a proposito di regimi).
Tra i tanti fatti di cronaca, quello recente di Viktor Galdobin è tra i più drammatici.
Viktor era un motociclista di Rostv ed è stato ammazzato per le sue opinioni sulla guerra in diretta su Instagram mentre gli assassini gridavano «Gloria all’Ucraina?! Frocio, vaff…, ti piace l’Ucraina?! Prendi, c…!».

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luigi.iannelli

comment image

Ogni specie ha un modo proprio di raccontare la gaussiana della vita. Le foglie, ad esempio, narrano la propria coi colori che virano dal verde al giallo fino al rosso. Gran parte del lavoro lo fa la clorofilla e, in parte, il carotene. Guardandolo e considerando l’affinità dei colori, stamattina mi chiedevo se anche il semaforo ha a che fare con clorofilla e carotene. Forse no, ma il solo pensarlo me lo ha fatto detestare un po’ meno. Pur non avendo nulla contro di essi, gli preferisco le rotonde perché, da un lato, smussano gli spigoli e dall’altro cancellano gli incroci.

Leo 62

Dato che da qualche parte ho letto che “Continua la crescita economica sia in Italia che all’interno della zona Euro”, forse sarebbe il caso di sottolineare che l’inflazione nella’Area Euro è passata in un anno dal 2.5% al 8.9 %. Le previsioni solo un mese fa parlavano del 7.5% ed erano preoccupanti, figuriamoci queste. Chiaramente è un effetto della crescita della bolletta energetica e conseguenza delle sanzioni inflitte alla Russia., che oltre a continuare a venderci gas e petrolio ci prende pure per le palle facendo crescere il prezzo. Poiché anche la crescita economica, al di là di dati di puro rimbalzo, è un chimera, e ce ne accorgeremo a Settembre, la condizione di stagflazione dell’area europea è un dato di fatto con cui dovremo fare i conti. Con le conseguenze sociali pesantissime che ci aspettano. Ma troveremo sempre qualche Candide che ci verrà a dire che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che la Juventus vincerà lo scudetto… dal che non si capisce quale delle due previsioni renda altamente improbabile l’altra 🙂 🙂

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Ipotizziamo che tu sia un lavoratore dipendente e che la BCE, la Banca Mondiale o chi vuoi tu preveda per l’anno in corso un tasso d’inflazione al 5% ed una determinata crescita del Pil. Ipotizziamo anche che tu abbia un buon potere negoziale. Come ti comperterai? Chiederai un aumento di stipendio al tuo datore di lavoro o lascerai che le tue entrate vengano erose dall’inflazione?

Leo 62

Un lavoratore dipendente con un buon potere negoziale temo che stia diventando sempre più una chimera, come pure non farsi erodere le entrate dall’inflazione nel caso uno non sia un libero professionista, ma anche lì ad un certo punto ti scontri con quello che gli altri sono disposti a darti, soprattutto in una fase in cui l’inflazione cresce su base mensile. Peraltro se uno chiede aumenti di stipendio in fase inflattiva di fatto contribuisce alla crescita dell’inflazione, farebbe meglio a comprimere i consumi dei beni non necessari.

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Era un’ipotesi Leo. Negli Usa i salari stanno aumentando così come in Germania, Uk, Francia ecc. Comunque, bravo. Nel momento in cui gli agenti economici utilizzano le informazioni a disposizione (nel mio esempio: inflazione al 5%), rivedranno le loro scelte: chiederanno aumenti ed eventualmente li otterranno (se il mercato del lavoro è vicino alla piena occupazione; se sono per l’azienda risorse preziose ecc.) Magari perderanno qualcosa in termini reali, nel senso che l’aumento dello stipendio sarà inferiore all’aumento dell’inflazione. Ora, nel momento in cui otterranno gli aumenti l’inflazione non sarà più al 5%, ma risulterà più elevata. La previsione economica ha cambiato la realtà che intendeva prevedere.
Per questo motivo fare valutazioni economiche sulla base delle previsioni è abbastanza inutile. Nessuno aveva previsto la crisi dei subprime, e mi pare che nessuno avesse previsto la crisi dei debiti in Europa.

Prendi la Cina, il governo aveva previsto crescita al 5,5%. Nel frattempo ci sono state chiusure per il Covid, aggravamento della crisi immobiliare, fuga di capitali, marcato calo sia delle borse sia del valore degli immobili.

Come si comporteranno i cinesi? Continueranno a consumare in base alle previsioni del governo oppure aumentaranno il tasso di risparmio a scapito dei consumi per recuperare la ricchezza che hanno perduto in seguito al calo immobiliare e borsistico? Sono innumerevoli le grandezze che impattano e non si possono prevedere. Per esempio, Goldman Sachs per la Cina prevede adesso il 3%, Nomura 2,8%.

Già a fine 2021 l’area euro faceva registrare un numero di occupati e un Pil più elevati rispetto al pre-pandemia. L’economia europea nel 2022 continua a crescere, vedremo cosa succederà in autunno. Il rimbalzo c’è già stato.

L’unico rimbalzo che vedo all’orizzonte è quello dei giocatori milanisti il 9 ottobre e sarà prodotto dai calci in culo che vi daremo a San Siro, come abbiamo sempre fatto. Se giochiamo con Pogba, Di Maria e Paredes a centrocampo non avete nessuna possibilità di vittoria.

Mi ricordo uno storico 1-6 nel ’97. Se passi da San Siro magari trovi ancora Baresi e Maldini in mezzo al campo che cercano Zidane e Vieri.

Comunque, voglio farti i complimenti per una volta. Visto che hai smesso di menzionare ”crisi del dollaro”, ”dedollarizzazione”, ”crollo della classe media in Europa”, ”avanzi commerciali russi che avrebbero garantito la crescita” e corbellerie simili. Prima di rispondermi, vai a vedere come sta andando il dollaro nei confronti dello yuan, della rupia ecc. Vai a vedere il conto finanziario ed il conto capitale della bilancia dei pagamenti cinese e quello della bilancia dei pagamenti Usa. Vedi da dove scappano i capitali e dove si rifugiano. Altro che crisi del dollaro.

Carto, ti sono rimaste da sbandierare l’inflazione che aumenta ed una possibile recessione e vai sbandierandole. Eri partito facendo serve and volley e ti sei ridotto a giocare a 3 metri dietro la linea di fondo. Eri partito facendo pressing a tutto campo mentre adesso difendi sulla linea dell’area piccola. Senza considerare il teatro di guerra Leo, le basi russe in Crimea stanno saltando come pop corn.
Sei indietro di due set e di un break nel terzo, buona partita.

Leo 62

Ma non c’è bisogno che rivai al ’97 @Mj basta che torni al 2021 ed ai calci in culo che ancora rimbombano per il 3-0 con rigore sbagliato che vi abbiamo dato a casa vostra in uno scontro diretto, oppure le 4 pere in casa dell’anno prima. Oppure i 16 punti di distacco che vi abbiamo mollato l’anno scorso. Se tu pensi che il 9 Ottobre ne uscirete vivi con un mezzo giocatore come Paredes, un ex come Pogba, ammesso che sia in grado di scendere in campo e Il povero di Maria a cantare nel deserto stai fresco, la vostra difesa fa cagare a centrocampo siamo due volte più forti e sulle fasce vi asfaltiamo, soprattutto a sinistra. Ma tu sogna pure.
Nella realtà sto 6-1 6-1 con l’80% di prime e il break non lo fai nemmeno se ti ammazzi, gli ucraini sono passati al terrorismo, che è la via prima della sconfitta definitiva, quando non hai più uno stato degno di questo nome, gli USA sono sull’orlo della Guerra Civile, il dollaro non è più la moneta di riferimento degli scambi mondiali e l’Europa sta per saltare per aria, non solo economicamente, non lo faccio notare più di tanto solo perché non c’è altro da dire… ma devo dire che avere te dall’altra parte è sempre divertente, mi piace vincere facile…

Viva2pa

Da juventino ti rispondo: quelli ci prendono a sonori calci in culo. Specialmente a centrocampo e sulle fasce
lascia perdere quei 2, son venuti a d allenarsi x il mondiale e tra un acciacchino e un infortunio politico vedranno il campo Si e no dieci volte. L’unica è sperare in un qualche nostro giovanotto, ma acciughina i giovanotti li vede domenica il fumo negli occhi. Meglio un usato sicuro alla Paredes (che comunque verrebbe a fare preparazione per il mondiale, quindi anche per lui dieci partite)
quelli a differenza dei nostri corrono

MJ23 - JAN PALACH VIVE -.

Ma questo mondiale c’è solo per gli juventini? Hai visto la partita contro il Sassuolo? Ti sembra che Di Maria si sia allenato o abbia corso come un pazzo durante tutto il match? E Kostic?
Per quanto riguarda Pogba e Paredes l’importante è che facciano correre la palla, come diceva Platini.

Viva2pa

Vista fino al 25esimo del pt
Poi gli occhi sanguinavano troppo e sono uscito a farmi un bicchiere…sbagliando a Quanto pare, visto il tre a zero
DOmani vediamo, se riusciamo a strappare un punticino alla corazzata doriana o a sculare come direbbe bomba un golletto
No, non ci credo per nulla in questa squadra costruita male e gestita peggio. Poi quello fa pure Le battutine e ora oltre Che avere difficoltà a guardarlo mi riesce difficile anche ascoltarlo. Penserà di essere simpatico forse…

luigi.iannelli

NEW YORK – A 16 anni è stata dichiarata “non abbastanza matura” per abortire, ma “abbastanza matura” per diventare madre. E’ la controversa decisione di una Corte d’appello della Florida sul caso di una minorenne senza genitori, che aveva chiesto di poter interrompere la gravidanza, arrivata alla decima settimana. [la Repubblica]

Eh sì, quando ci mettiamo a fare i distinguo sulle civiltà, cara la mia fallace Oriana, e poi il medioevo continua ad essere non un periodo databile come storico, ma solo un ricorrente momento del pensiero che, soprattutto, non ha nulla a che vedere con la geografia.

Tiziano

Iannelli non c’è bisogno che vai fino in Florida per scovare storie drammatiche sul tema dell’aborto.
Mi duole ricordarti che vivi nella regione con più ginecologi obiettori di coscienza d’Italia (quasi il 90%).

Modifica il 1 mese fa da Tiziano
luigi.iannelli

Appunto , la geografia, ancor più della storia, non fa sconti a nessuno e se qualcuno ritiene di nascondere dietro le proprie cosiddette democrazie le porcherie con le quali deve fare ogni giorno i conti, è bene che ogni tanto riconsideri la realtà prima di mettersi a fare quelle classifiche di civiltà con le quali pensa di rappresentarsi meglio degli altri.
Perché la Florida? E perché no?
Hai presente l’escalation dei sei personaggi in cerca d’autore che finalmente trovano il coraggio di raccontarsela tutta e decidono di svuotare il sacco dalla sudditanza, dalla retorica, dal finto rispetto e narrano la storia non per come appare, ma per come intimamente essa è ovvero un quadro di miseria intellettuale ovvero quel miscuglio di opportunismo, finto perbenismo di facciata e d’ipocrisia? Quando anche il linguaggio si rifiuta di fare sconti. Quando cadono le maschere e non ci sono più le pasticche di ferodo che tenevano il carro in equilibrio giù per la discesa e viene fuori quella ragnatela di miseria nella quale l’equilibrio, per quanto precario e solo apparente, era governato dal ciascuno per sé.
Ecco, oggi e finalmente, a differenza di Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, l’ipocrisia del finto perbenismo, della retorica e di una sudditanza sempre più messa in discussione non solo verso gli USA ma, soprattutto, verso quell’apparato trasversale che è la Nato, comincia a fare acqua come un colabrodo e piscia da tutte le parti. Proprio come succede nei sei personaggi in cerca d’autore e caduto il sipario che mostrava ben altra realtà, come fa il vento quando spazza via le nuvole, viene fuori l’altra realtà. Quella in cui la marionetta decide di animarsi e, smettendo di recitare, decide di utilizzare il palcoscenico facendo il contrario di quanto avviene in questa nostra realtà. Lo fa senza più veli e sovrastrutture ipocrite, fittizie e di pura convenienza dialettica ed intellettuale. Senza copione e usando il linguaggio più diretto ed immediato. Quella in cui le nostre ipocrisie assumono la leggerezza degli stronzi che vengono a galla quando l’età diventa un limite perché a 93 anni puoi essere un modello di riferimento fino a che dici quello che il convento ti concede di dire oppure a 99 anni da grande statista diventi un coglione perché dici quello che il convento non gradisce. Vale per Kissinger come per Montaigner e di tanti altri. E’ lo strano destino dei premi Nobel.
Quel senza veli in cui il maiale mostra la difficoltà della sua economia interna, del suo debito che, considerata la ricchezza del territorio, appare stratosferico e mette a nudo la cecità dei suoi pazzeschi investimenti militari ai quali si contrappone, ed era ora, il malumore e l’insofferenza popolare che ha espresso due presidenti di una tale levatura che fanno diventare giganti persino un Di Maio o un Brunetta e questo la dice lunga su quanto quel paese sia davvero giunto alla frutta. Un paese la cui credibilità internazionale evidenzia quanto la sua politica estera sia stata ed è latrina (cit.) ed ora, affannosamente e disperatamente, cercano di recuperare amicizie o, meglio, mere complicità approfittando soprattutto di alleati che sono messi perfino peggio, visto che per sbloccare quattro navi di pop corn sono ricorsi alla geometria del rispetto mettendosi ad angolo retto con Erdogan. Erdogan!!! L’occidente ringrazia! Quell’occidente Europa che, visto che va così di moda il termine, pur essendo totalmente dipendente in campo energetico non ha “negoziato” una mazza, ma ha fatto da armata Brancaleone ed oggi, oltre ad avere gli stessi problemi di ieri in termini di solidità politica e sociale, si ritrova con problemi ancor più gravi in termini d’investimenti, di dipendenza energetica, di costi produttivi, d’inflazione e di povertà galoppante. 
Perché la Florida, Tiziano?
Perché, come nei sei personaggi in cerca d’autore, piaccia o no, essa è ulteriore icona di una realtà che non vogliamo vedere. Potrei chiamarla cecità, ma sarebbe come tirare in ballo le scie chimiche, il covid e la guerra per creare un alibi all’imbuto d’imbecillità nel quale ci siamo imbarcati, senza il minimo sindacale di una valutazione di costo/beneficio, e ne andiamo perfino fieri.

Tiziano

Dall’aborto alla Nato passando per Montaigner, Pirandello e Di Maio.
Sarà a causa di un limite mio ma mi sfugge il filo logico che lega questa mischia francesca.

Ps: i movimenti Provita (di questo stavamo parlando, no?) oltre che dagli stati uniti sono finanziati dalla russia, dove l’aborto è sotto attacco da anni, vedi l’operato ideologico della moglie di Medvedev.
Qua a Verona abbiamo avuto un convegno sponsorizzato dagli oligarchi russi qualche tempo fa.

Modifica il 1 mese fa da Tiziano
mario rossi

E neppure con la sintassi.

hilander

La solita raccolta di considerazioni.

 

Prima considerazione

 

Ricorre “l’anniversario” di quando il prode Biden abbandonò l’Emirato islamico dell’Afghanistan nelle mani di quei talebani che se ben ricordo non furono estranei a “qualcosa” in un certo 11 settembre 2001: fu quel ritiro un atto “eroicamente” umiliante acclamato in tutto il mondo e festeggiato gioiosamente dal popolo afgano che vide issare la bandiera talebana a Kabul proprio l’11 settembre dell’anno scorso, ma era solo una coincidenza di date!

Questo primo anniversario è giusto oggi ricordarlo come una delle pagine più alte e memorabili nella storia degli States e dell’occidente tutto.

Mi unisco quindi al plauso universale senza bisogno di altre parole!

 

Seconda considerazione

 

Non c’era bisogno che il vecchio Kissinger mi dicesse dal Wall Street Journal che gli US cerchino la guerra con Russia e Cina: questo lo pensavo già il giorno dopo l’invasione dell’Ucraina, ma non volevo crederci, perché non volevo ammettere che presidente e Congresso degli States fossero diventati così irresponsabili, masochisti e forse suicidi.

Non c’era bisogno che il vecchio Kissinger mi dicesse che gli States non dovrebbero proporre elementi di tensione, ma creare opzioni diplomatiche: ma essendo oggi la diplomazia americana un’autentica latrina quali alternative potrebbe concepire e proporre, visto che non se ne è vista una in questi mesi di guerra? Chi di voi crede il contrario me le elenchi.

L’equivoco di fondo da cui tutte le nazioni dovrebbero uscire, ma in particolare oggi in questo momento gli US, è quello di essere focalizzati sulla condanna a priori di chi non è della nostra idea: e questo è un cazzo di vizio diffusissimo anche tra i pochi frequentatori della SR, dove la “negoziazione sulle idee” tra i blogger è pura utopia.

Se Kissinger vede nel governo della sua nazione una crescente “perdita di equilibrio”, a me pare che gli US, dopo aver incassato risultati poco brillanti in altri confronti con i gialli, si sentano quasi a quell’ultima spiaggia in cui riaffermare una supremazia mondiale ampiamente compromessa se non persa, e che puntino a che le tensioni con Russia e Cina, anzi con Cina e Russia, crescano.

 

Nel frattempo Putin e Kim Jong Un stanno ampliando le loro relazioni bilaterali per consolidare la “sicurezza e la stabilità” del Northeast asiatico: dove la parola “sicurezza” sta come resiliente opposizione a Giappone e SudCorea, e “stabilità” sta come mantenimento dello status quo taiwanese verso la graduale riunificazione cinese se ci sarà pace, e appoggio anche militare contro interventi esterni se ci sarà invasione da Beijing, e quindi guerra. E chi non ha paura di questo o lo sottovaluta (sottovalutare è un altro brutto vizio della nostra presunzione occidentale) è pazzo o incosciente.

 

Ma certo ora gli storici della SR diranno che Henry Kissinger è oggi solo un vecchio imbecille rincoglionito, o che coglione lo era già da giovane.

 

Ebbene magari hanno ragione, e allora io dico: che infine gli US creino ‘sto benedetto incidente! In realtà già ci stanno provando in tutti i modi (e in questo io la penso come Kissinger), anche con la nuova “due giorni” di una delegazione del Congresso atterrata a Taiwan per parlare di rapporti bilaterali con focus centrale la “sicurezza territoriale”: per adesso il primo risultato della delegazione statunitense è stato che, dopo che Beijing aveva annunciato la fine delle esercitazioni militari, le ha immediatamente riaperte sia attraversando con le navi la linea ideale mediana del canale sia sorvolando il cielo interno dell’isola.

Siccome sono certo che ci sono coloro che in cuor loro si augurano, pur non ammettendolo, che finalmente i bianchi yankies, dotati di armi devastanti, annientino quel paio di miliardi, un po’ meno, di gialli e di siberiani armati di forconi e asce a doppio taglio, ebbene che Biden dia loro la soddisfazione di godere e scateni le sue truppe verso la ricca Asia contro quella Cina (assistita da Russia e NorthernKorea), preda ben più facile di quella Corea e di quel Vietnam così agevolmente battute in passato.

Io, che già ho visto da dentro un paio di piccole guerre, vivrò da fuori anche questa grande guerra, assistendo a quest’altra epica invasione dei cowboys magari non dall’Italia che non mi parrà molto sicura, ma da qualche isoletta lontana e “ignorabile” da ogni interesse bellico, se l’età me lo consentirà, e vedrò come andrà a finire.

 

Nel frattempo EU e US tentano una patetica mossa per allentare il rapporto rinsaldatosi tra Russia e Iran, cercando di riesumare dalla settennale bara il vecchio accordo sul nucleare con l’Iran, come se dell’Iran, paese notoriamente filostatunitense, il vecchio generale possa poi fidarsi ad occhi chiusi. E’ oltretutto un passo di acclarata debolezza occidentale, che per paura del blocco energia russo tende la mano alla Repubblica Islamica (presidenziale e teocratica, beh può essere anche una ispirazione futura per il nuovo governo sovranista italiota se come pare verrà a breve) per una danza cheek to cheek con la guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei, che il Vecchio Continente fino a ieri considerava l’infido figuro che apriva la strada del Caspio ai traffici russi e cui oggi offre la veste candida e assolutoria di potenziale alleato fidato, con la stessa estrema coerenza usata per tutta la “campagna ucraina”: faccio fatica a considerarla realpolitik, quanto piuttosto “sbracamento”.

Però non sono io l’incoerente, perché nel quadro della finanza amorale (non immorale sia chiaro) per me l’ayatollah è sempre stato il presidente veramente plenipotenziario, uno dei pochissimi, di un paese importante che era, è e potrà essere uno degli aghi delle varie bilance su cui si stanno pesando i destini futuri del nostro pianeta… E poi ditemi, Reza Pahlavi, ricevuto e omaggiato da tutto l’occidente, era forse quell’illuminato shah generoso verso il suo popolo da questo così amato e difeso? 

 

Comunque a questo punto opto veramente a che gli US la piantino con questo stillicidio di piccoli provocatori giochini, che rendono i mercati isterici (e il primo ad esserlo sta diventando il loro, non lo dico io ma lo leggo nei documenti della Federal Reserve) e ci danneggiano maledettamente: si decidano, se vogliono lo scontro, perché sono certi di vincerlo, tirino fuori palle e missili e aprano il wargame su tutti i fronti.

In Europa sul fronte orientale e nel Mediterraneo, e qui Biden si aspetta un entusiastico correre alle armi di tutti i nostri ragazzi, sufficiente a fronteggiare la Russia, senza che lui debba inviarvi un solo soldato.

Sul fronte delle coste asiatiche del Pacifico, di cui tutto si sa degli opposti schieramenti (a parte la Corea del Nord, attore nuclearmente misterioso).

Sul fronte interno, sul suo territorio, a casa propria, perché il conflitto sarà una manna per le organizzazioni terroristiche, che non solo i talebani, ma pure una parte importante dei paesi della Lega Araba, neutrale all’apparenza, manovrerà direttamente da NewYork, Los Angeles, San Francisco e magari Washington (domandina: ci sarà anche l’Iran tra i manovratori occulti?).

E riguardo ai confinanti, gli States si sentiranno così sicuri da non dover rinforzare le difese sulle proprie coste del Golfo con i cubani lì di fronte ancora incazzati per la politica ostile restaurata da Trump che Biden non ha minimamente mutato?

E tutti quei paesi latinoamericani, snobbati dagli ultimi supermen yankies, divenuti chi per convinzione chi per reazione “comunisti”, di quello strano comunismo opportunista su cui la Cina ha fatto colà aggio per il suo proselitismo economico-politico, paesi che resteranno neutrali alla finestra, perché non hanno alcun interesse a schierarsi apertamente per aver scoperto recentemente di essere ricchi e detentori di tanta di quella materia prima che manca all’occidente tecnologico: paesi che cominciano a fottersene delle grandi potenze e stringono alleanze economiche tra di loro superando anche vecchie ruggini di confine, che non interverranno se le cose si dovessero mettere male per gli States, ma sorrideranno a Cina e Russia, che li hanno sostenuti e li sostengono dall’inizio dell’ostracismo statunitense nei loro confronti, se a gialli e siberiani dovessero arridere gli eventi.

Io ho visitato alcuni di questi paesi, ho conosciuto e conosco alcuni politici e imprenditori e se per una volta ne parlo dal lettino della spiaggia, questo non cambia quanto io so degli “umori” a quelle latitudini/longitudini, cui mi legano attualmente speranze di business ben più stimolanti di quanto qui si possa fare.

Quello che temevo da più di vent’anni e che agitavo come avviso ai naviganti (sulla SR addirittura assai superficialmente scambiato per atteggiamento filocinese) era quel verificarsi di un arretramento degli Stati Uniti nel mondo industriale e commerciale, che c’è stato, che ha comportato un indebolimento nel contesto globale della finanza, e che di fatto ha inciso e incide su un ridimensionamento del potere e della forza in ambito mondiale: è la semplice logica della più elementare catena di cause ed effetti.

 

Se il bipolarismo US/URSS e poi US/Russia aveva garantito un equilibrio gestibile in qualche modo, nel frattempo vi era stata un’evoluzione “parallela” di cui presuntuosamente gli US non hanno voluto captare il segnale, che Corea e Vietnam avevano dato in tempo, di un dragone uscito sì vestito di stracci dalla guerra civile, ma in grado di ribaltare due conflitti che avevano fino a quel momento un andamento americano vincente.

La Russia lo aveva invece captato e, superata quella storica ostilità della diversa visione comunista che divideva i due paesi e li faceva avversari, con una certa rapidità il dopo-Mao portò al solido sodalizio antistatunitense e al rafforzamento graduale del polo antiliberista mondiale, ma non per questo antieuropeo, sia perché l’Europa non è liberista sia perché Mosca fino a ieri si sentiva europea.

Quasi tutti voi non sarete d’accordo, ma gli States hanno perso e stanno perdendo diverse battaglie con la Cina sui tavoli del Casinò di finanza e commercio, e proprio nel nuovo atteggiamento aggressivo degli US (ma contradditorio rispetto a quello di un mese fa in cui si chiedeva a XI di collaborare per la continuità degli approvvigionamenti agli States) vedo –mia semplice opinione- il tentativo rischioso di voler sedersi al Casinò al blackjack militare, quel gioco in cui gli Stati Uniti si ritengono superiori e forse lo sono ancora, ma di cui non so quanto abbiano valutato la vastità e il numero dei tavoli su cui dovranno distribuirsi a giocare.

 

Sun-Tzu: chi era costui che parlava della guerra come di un’arte? Era un signore del periodo “primavera”, qualche secolo a.C. , che sosteneva che lo Stato si fonda sulla “strategia” e che esistono cinque “elementi concreti” che la esplicitano e dalla cui interazione dipendono successo o disfatta:

–      La via (il TAO)

–      Le condizioni atmosferiche

–      Il terreno

–      Il comandante

–      La tattica propriamente detta

La strategia è la via del paradosso, la legge dello “sforzo inverso”, l’esempio?. In acqua chi tenti di immergersi galleggia mentre chi tenti di stare a galla va a fondo: decodificando se si vuole brillare non ci si ponga in primo piano, se si vuole la vittoria non si dia battaglia.

 

In fondo la guerra finora fredda tra USA e Cina è come una trattativa finale giunta all’ultima battaglia dopo che si sono spese e calate tutte le carte negoziali in battaglie precedenti: ora il mio credo sui campi di scontro commerciali in tanti decenni è stato appunto quello di cercare di vincere le battaglie senza combatterle e mi piacerebbe che così fosse anche tra le due superpotenze, con in più una terza, non a fare da cuscinetto ammortizzatore tra le due, ma a rinforzare una delle due parti.

Ma se proprio vorranno combatterla, vedo gli US più penalizzati perché dovranno prepararsi a combattere in tanti luoghi, e Sun-Tzu diceva “se il nemico si prepara a combattere in tanti luoghi, noi potremo impegnare pochi uomini sull’effettivo campo di battaglia”.

La Cina combatterà in casa sua, perché Formosa in fondo è casa sua da sempre e le soluzioni di continuità erano invasioni e/o occupazioni transitorie, r lo farà con sforzi logistici trascurabili rispetto a quelli che dovranno fare gli States per portare la resistenza armata a Taiwan, perché l’invasione a ondate successive di un paio di milioni di uomini non si fronteggia con i missili, ma con uomini: la guerra missilistica nucleare transpacifica (che credo non faranno perchè annienterebbe entrambi i paesi) non risolverebbe comunque la supremazia dell’uno o dell’altra, perché poi un territorio per essere tenuto deve essere occupato da uomini non da obici, e anche qui mi pare che le difficoltà sarebbero più americane che cinesi, anche perché nel frattempo di taiwanesi non ne sarebbe sopravvissuto neanche uno.

 

Ebbene in realtà non mi appassiona per niente ipotizzare guerre; ne ho già viste un paio, magari piccole, ma dei morti non si contano il numero né si valuta il colore della pelle come fanno i media per decidere se sono importanti, e farei volentieri a meno di vederne una troppo grande perché la si possa sopportare.

E’ per questo che mi irrita questo rifiuto statunitense alla negoziazione diplomatica cui non si sono MAI offerti, questa ricerca della rissa, anche questo modo sistematico di provocare che non incontra peraltro unanime condivisione in patria e persino nello stesso partito, ma soprattutto mi preoccupa la sensazione sia che ormai questi States di un partito democratico allo sbando si  siano spinti avanti a un punto tale che sia difficile per loro fare un passo indietro, sia che la Cina abbia risposto platealmente facendo intendere che sarebbe armata la risposta anche a ulteriori ingerenze diplomatiche.

 

Ma abbandono l’argomento guerra e ritorno nel campo che più mi piace.

 

Terza considerazione

 

Chi ha rapporti con la finanza statunitense e con il mercato obbligazionario americano (sia primario che secondario) sa perfettamente che il transito palese o criptato attraverso il Treasury e la Federal Reserve è ineludibile.

Per i movimenti finanziari rilevanti (proviamo a darne la dimensione in decine, centinaia di miliardi) niente si riesce a fare se nelle operazioni non entrano in gioco i Federali e i loro servers, per cui per chi fa e vive di finanza la connessione con essi è perpetua e non può prescindere dalla necessità di seguire passo passo i loro comunicati, ricerche, documenti, decisioni, nonché di contatti ed accordi diretti o indiretti. Vi sono massi inamovibili nei processi cui si vuole accedere, che solo l’approvazione e spesso il sostegno e la compartecipazione dei Federali consentono di rimuovere.

 

Allora proprio utilizzando una ricerca FedReserve parliamo di debito privato US, perché poco tempo fa si parlava qui della situazione dei mutui (il mutuo è debito privato) e della crisi edilizia cinesi, che secondo alcuni dovrebbero essere la bomba da far deflagrare la Cina intera, con sommo gaudio di quanti vorrebbero che il mondo fosse governato da Sua Santità il Presidente degli Stati Uniti.

Ebbene io allora confermai l’esistenza di questo grosso problema, che non era di ieri come parevano lasciare intendere i commenti, ma aggiunsi anche quello che era stato omesso di dire, ossia i provvedimenti che il governo cinese aveva già da tempo (un paio d’anni) intrapreso per assorbire il “non finito e l’invenduto” in un quadro di quella che noi definiremmo “edilizia popolare”, con l’intervento dello stato a garantire sia l’assorbimento e la distribuzione delle abitazioni, sia la sopravvivenza di Evergrande, il cui fallimento il governo cinese non può permettersi.

Mi è parso strano come la stessa rapidità di puntualizzare la indiscutibile criticità dei mutui cinesi, peraltro in misura parziale, forse perché ripresa da articoli di giornali, non sia poi stata usata per la situazione creatasi negli US, ma ci ha pensato la Federal Reserve Bank a ristabilire la pari opportunità mettendo nero su bianco ciò che rappresenta una fonte di seria preoccupazione sui mercati americani. Il riferimento di partenza è il dato attuale del debito privato, di cui i mutui rappresentano oltre il 70%, che supera di quasi il 30% i dati del 2008, quelli per intenderci che fecero partire dai mutui subprime quella crisi che pare troppi abbiano  dimenticato e/o derubricato come modesto problema ampiamente superato: ricordo qui l’entusiasmo di alcuni fans di Trump, sul vecchio Bloooog di Repubblica, che esaltavano i mirabolanti risultati che avevano riportato nel giro di qualche mese la finanza USA a trionfare nelle Borse, grazie alle lungimiranti decisioni del cowboy: aspetto ancora che coloro me lo confermino oggi, ma già so che ci saranno già pronte a giustificazione della frenata il Covid e la “guerra in Ucraina”, buone per tutto.

Io però non le ho mai evocate, ma nessuno qui ci ha mai fatto caso, perché se incidono nelle economie del quotidiano delle famiglie e nell’immediato delle decisioni dei governi, lo fanno molto meno nel medio/lungo termine del mondo finanz