Il tennis in Paradiso e la Nazionale all’inferno
Per una combinazione metafisica di cui un giorno comprenderemo il senso e l’origine astrale, nello stesso momento in cui la postatomica Nazionale di calcio si avventura in uno sconosciuto mondo apocalittico popolato di esseri primordiali, Parigi ci restituisce tutta la grandeur del nostro tennis arrivato al massimo del suo prestigio. La patria oggi si difende al Roland Garros mica allo Stade de Luxembourg.
Per paradosso, a noi tronfi e rozzi esseri partoriti e cresciuti nel ventre animale del football, ci risultano sconosciuti Favasuli, Chiarodia e Koleosho, ma abbiamo già paraculissima e interessata confidenza con Cobolli, Berrettini e Arnaldi, seconde linee dietro Jannik Sinner. Le prime linee del nostro football addirittura non esistono più, sono state azzerate e rase al suolo a Caporetto. E siamo in attesa di un generale Armando Diaz che ricostruisca l’esercito disfatto.
L’italiano medio nell’intanto corre lesto in soccorso di chi vince e abbandona al suo destino lo sport che ha riempito fino a ieri le nostre vite.
Può essere che davvero sia stata questa la notte del simbolico passaggio del testimone, dalla dimensione nazionalpopolare a quella più raffinata ed evoluta, progressista e colta del tennis e dei gesti bianchi (per dirla alla Gianni Clerici)…
La notte in cui tutti questi termini e aggettivi che abbiamo sempre usato per catalogare le attività umane che più ci coinvolgono vengono messi in un frullatore. Per quelli nati un po’ di anni fa il calcio è sempre stato popolo e massa, il tennis sport snob per nobiluomini e nobildonne, per poi diventare anche un po’ radical chic. Per intenderla proprio alla Tom Wolfe, che malignava come certe categorie della sinistra avessero poi assai cari il portafoglio e uno stile di vita non proprio proletario.
Ma cosa vuoi che quelli della Generazione Z in poi possano intendere di queste rozze categorie dell’anima? La TV e Internet li hanno allevati in un mondo nuovo e già sgrezzato, più pulito e politically correct.
Sarà che perfino io mi sono messo lì a guardare il derby di tennis mentre per Lussemburgo-Italia mi sono limitato ad alzare gli occhi quando il telecronista Rai caricava un po’ la voce. Il golletto spizzato di capoccia di Pio Esposito al Lussemburgo non mi ha destato grandi illusioni ma mi ha fatto piacere soprattutto per il ct Silvio Baldini che umilmente sta lì ad aspettare chissà quale Conte o altri ancora installino in panchina e lo sollevino da un compito che lui stesso ha detto essere troppo gravoso per lui.
La vittoria di Matteo Arnaldi su Matteo Berrettini, sia pure su ritiro per colpa della maledizione degli infortuni, per andare a trovare Flavio Cobolli in semifinale e garantirci così che un italiano sia in finale al Roland Garros, certo è ben più di un clic del telecomando.
È proprio un altro mondo.
Oggi ben più affascinante.
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Leggo ora un dato che non conoscevo, dal Corriere dello Sport:
La Serie A è il 49º campionato al mondo su 50 per percentuale di minuti giocati da U21 selezionabili!!!
È un dato molto peggiore di quanto pensavo, e non credo proprio sia dovuto al fatto che i nostri ragazzi sono COSÌ scarsi.
Ci vorranno molti anni per invertire la tendenza, ahimè.
Reduce da un torneo categoria allievi provinciali, dove la squadra di mio figlio ha preso discrete legnate (non sono un granché, purtroppo)
Ho visto ragazzi di 16/17 anni che giocano in categorie provinciali o al massimo regionali che viaggiano come treni.
Ho visto lanci di 50 metri sui piedi del compagno, che stoppa la palla a mezzo metro.
Per favore, prima di commentare il calcio giovanile basandovi su quello che dicono gli altri, guardate qualche partita, su YouTube o su Tuttocampo si trova parecchio.
Ad esempio io ogni tanto guardo l’under 16 del Venezia, che fa il campionato nazionale, ci gioca un ragazzino che fino a due anni fa era in squadra con mio figlio.
Provate a guardare, considerando l’età dei ragazzi, c’è la tecnica, c’è la velocità, i dribbling e tutto quello che vorremmo dai “grandi”.
Si, c’è tutto, ma “considerando l’età dei ragazzi”.
Sono 15enni bravissimi contro altri 15enni che però non diventano mai 24enni bravissimi contro gli altri 24enni. Perché? Sinceramente non lo so.
Sono bravissimi fino ai 19-20 anni, l’età in cui negli altri paesi i ragazzi vanno a giocare in prima squadra in campionati di livello, dove si allenano e giocano con un’intensità che qui non si vede.
Da noi, come ha già scritto qualcuno, vengono mandati in prestito alla Pergolettese dove giocano, se giocano, a tre all’ora in un campionato di scarsi, e in un paio di anni perdono tutte le qualità che hanno.
Perché? Sinceramente non lo so.
Come ho già scritto, il paradigma secondo me è Casadei, lo ricordo ai mondiali under 20 del 2023, quando in campo era dominante tecnicamente e fisicamente, e aveva già vent’anni, non sedici.
Adesso, a 23 anni, giochicchia nel Torino.
Fosse stato spagnolo probabilmente già a 18 anni sarebbe finito in prima squadra al Barcellona o all’Atletico, e adesso staremmo raccontando un’altra storia.
Mi pare che Spalletti abbia proposto l’introduzione dell’obbligo di schierare un italiano under 20 in ogni squadra. Potrebbe funzionare?
Saluti
Sinceramente? Secondo me no, come ho già scritto il problema è che il nostro campionato è poco allenante.
Se non alzi il livello del campionato la (poca) qualità che ti arriva la perdi per strada.
Non ho però soluzioni in mente per questo problema… si potrebbe cominciare sfruttando meglio i diritti tv, forse
Si scontra contro il libero movimento dei lavoratori europei e la legge Bosmann.
Potrebbero però obbligare le squadre a schierare un tot dalle giovanili, un tot dal vivaio, ci sono formile diverse. Ma quello presuppone una federazione che cerca di fare il suo lavoro e risolvere i problemi, invece di qualche vecchia cariatide romana di buona famiglia che vuole il solo un posto che gli permetta di mantenere lo stile di vita a cui è abituato
Prima di Grecia – Italia
Domani sera a Creta, nella seconda amichevole prevista a giugno, l’Italia di Silvio Baldini incrocia una ben più ostica Grecia, che inizialmente aveva snobbato l’incontro, rifiutando la sfida contro una U21 travestita da nazionale maggiore. Nel Lux l’Italia non ha giocato male, buone prove a sorpresa di Favasuli e Cherubini a dx, di Lipani centrale e di Bartesaghi a sx, ma alcuni giocatori non hanno reso quanto speravamo, mi riferisco a Chiarodia, Ndour e soprattutto Koleosho, poco servito ma anche meno inciso del solito, qualche difficoltà nel saltare l’uomo e nell’incisività del tiro in porta.
Per l’occasione sono previsti cinque cambi rispetto all’undici schierato nel granducato: dovrebbero entrare dietro Fortini, Mané e Ahanor, davanti Fini e Inacio sulle fasce. Conferme invece per Gigio, Pio, Comuzzo e la solita affidabile linea mediana.
Il C.T. greco, il bosniaco Jovanovic, sceglie di schierare un solido 3-4-2-1, tutti giocatori esperti, molti dei nazionali greci militano nei vari campionati europei, solo un paio di giovani (Koulierakis e Safeiris). Degli “italiani” giocherà solo Tsimikas, Douvikas e gli ex Kyriakopoulos e Mandas invece dovrebbero restare in panchina.
Immagino gli daranno sacco di legnate per fargli capire “come funzionano le cose”
🤔
Ma Moggi chi quello che aveva il cartellino di piu’ di 250 giocatori e 20 allenatori?
Usare Moggi come modello per il calcio del 2026 mi sembra uno dei problemi principali dell’Italia: questa continua sudditanza verso il passato.
Senza nemmeno entrare nelle spinose questioni legali o etiche, Moggi ha avuto successo venti o trent’anni fa. Nel frattempo il mondo, e il calcio, sono cambiati radicalmente.
Hai presente quell’adagio romanesco: ” arridatece er puzzone”? Quella richiesta di una parte del popolaccio romano che già solo dopo qualche anno dalla fine della guerra avrebbe rivoluto Mussolini (er puzzone)?Ecco.
Ma sai le opinioni vanno bene ( quasi) tutte.
Poi ci sono i fatti. E Moggi di fatti ne ha fatti parecchi. Molti nel bene qualcuno nel male.
Un ‘ incompreso insomma, dai come Berlusconi eh?
Direi più come Marotta.
Si, ma tanto tempo fa…
Punto Lazio n. 46
1. Via Romagnoli. Il riferimento non va al noto viale romano in zona Prenestina, dedicato ai tanti braccianti della bassa romagnola trasferiti a Roma in modo coatto per costruire interi nuovi quartieri, ma purtroppo al definitivo trasferimento del nostro alfiere Alessio Romagnoli, grande difensore e grandissimo tifoso laziale, che a suo tempo lasciò il Milan riducendosi lo stipendio, pur di rientrare a militare nella squadra del cuore. L’ipotesi del suo trasferimento in Qatar era già stata sventata a gennaio grazie all’intervento di Sarri, che aveva convinto il suo stopper a restare in squadra, nonostante l’allettante offerta dell’Al Sadd. Ora che il suo mentore ha mollato le ancore, nulla e nessuno poteva trattenere il bravo Alessio dall’accettare il vantaggiosissimo contratto triennale da 6 milioni a stagione, forse l’ultimo della sua onorata carriera; non certo il Presidente, con cui Romagnoli si era già confrontato per il mancato rispetto di un accordo su bonus non riconosciuti, l’offerta di un solo anno di rinnovo non lo ha certamente allettato, la situazione tragicomica in cui versa oggi la Lazio credo lo abbia ulteriormente disamorato. La società non ha mai voluto riconoscere formalmente l’indubbio carisma di Alessio nel guidare i compagni in campo e nello spogliatoio, si è preferito affidare la fascia da capitano a uno Zaccagni piuttosto che al vero leader della squadra. E questa è la triste conseguenza. Buona fortuna, Alessio, a rincontrarci a Formello, appena possibile.
2. CdS senza PEF. In data 28 maggio la Lazio saluta l’avvio della Conferenza dei Servizi preliminare relativa al progetto di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio. Finalmente parte in modo formale l’iter lungo e tortuoso della fase tecnica, che coinvolge un lungo elenco di Enti chiamati a valutare e dare il proprio parere vincolante. Sia chiaro che si tratta solo di esame di aspetti tecnici, la documentazione potrebbe essere ancora incompleta, ma soprattutto nella CdS non si chiede ancora la valutazione del PEF, vale a dire del Piano Economico Finanziario studiato dalla Lazio. Quello sarà valutato al termine di questa fase preliminare da parte degli esperti del Comune di Roma, che tra l’altro dovranno stabilire se la proposta della Lazio di acquisire i diritti di superficie rappresenta una soluzione valida ed accettabile. Insomma, nonostante i proclami del Nostro, ripetuti anche a Parma in un recente convegno, per me siamo ancora a “carissimo amico” o poco più. Data l’età veneranda, non credo che rivedrò i biancocelesti giocare nel loro “nuovo” vecchio Stadio (Nazionale–>Torino–> Flaminio –>???)
3. Dalla pagella nella brace. Qualche giornale sportivo, emulandomi, ha provato a dare il pagellone finale ai giocatori della nostra rosa al termine del campionato appena trascorso. Vi riporto qui appresso le valutazioni in ordine crescente del voto meritato per l’insieme delle prestazioni offerte. Si parte dai 5 Senza Voto (Furlanetto, Hysaj, Belahyane, Ratkov e Przyborek) fino ai 4 di Dia e Dele-Bashiru, ai 4,5 di Lazzari, Tavares e Maldini, ai 5 di Pellegrini, Rovella, Isaksen, Cancellieri e Zaccagni, ai 5,5 di Patric e Basic, ai 6 di Marusic e Cataldi, ai 6,5 di Provedel, Gila, Provstgaard, Taylor e Noslin, al 7 di Romagnoli, al 7,5 di Motta e infine al 8 pieno di Pedro. Si può anche non condividere qualche singolo giudizio, ma globalmente il quadro fotografa con crudezza la realtà del rendimento offerto dalla nostra squadra; oltre la metà dei giocatori schierati ha offerto prestazioni scarse, alcuni poi gravemente insufficienti. Il giudizio salva invece le prestazioni del nostro tecnico, Sarri ha meritato un 7 pieno, che riconosce gli sforzi sostenuti dal Comandante in condizioni di lavoro estremamente stressanti.
4. Tutti a San Pedro. Pedro Eliezer Rodríguez Ledesma, il nostro “matusa”, lascia la nostra maglia con qualche rimpianto, ma con la convinzione di avere fatto il proprio dovere fino all’ultimo giorno, gol col Pisa incluso. Le brillanti prove del canario (attenzione, proto, non canaro, ma originario delle isole Canarie) sono partite dalla Masia, la cantera del Barça, squadra in cui ha militato per ben dieci stagioni, collezionando scudetti, Coppe del Rey, vittorie con la maglia blaugrana e con quella delle “furie rosse”, in nazionale ha vinto un Mondiale, un Europeo e una Confederations Cup, ben 65 partite in maglia rossa e 17 reti. Lasciò la Spagna per la Londra del Chelsea, cinque anni in Premier dove incrociò il Comandante, poi dopo un anno di purgatorio tra i giallorossi (in era Covid), arriva infine a Formello per altri cinque anni gloriosi, chiusi nuovamente sotto la guida di Sarri. Un totale, tra campionati e coppe, di 900 partite e 215 gol, scusate se è poco. Anche se non siamo riusciti a trattenerlo presso di noi con un incarico in società, forse il destino ci farà rincontrare, perchè sono stati cinque anni indimenticabili. Buena suerte, canario…
5. Le Ville Romane. Roma è sempre stata rinomata, in Italia e nel mondo, per la bellezza delle sue magnifiche Ville, a partire dalla più famosa di tutte, Villa Borghese, a noi laziali particolarmente cara, perchè in essa si trova il più volte menzionato Parco dei Daini, il primo mitico terreno di gioco della nostra L azio, dal 1905 al 1913, (per inciso proprio lì il sottoscritto da bambino ha tirato i primi calci). Ai non romani vorrei ricordare anche Villa Ada, già Villa Savoia, Villa Doria Pamphili, Villa Sciarra, Villa Celimontana, la famigerata Villa Torlonia e altre più piccole e meno famose, ma tutte meritevoli di una visita, se non altro per passare una giornata nel verde per una salutare passeggiata e magari un gustoso picnic. Ma non è di queste ville che vi volevo parlare, ma di quelle che oggi sono in ballottaggio per diventare il nuovo riferimento sanitario della Lazio. I biancocelesti, abbandonata la storica casa di cura Paideia, referenza che risaliva ai tempi dei mitici dr. Ziaco e Lovati jr, si erano rivolti alla clinica Villa Mafalda, con risultati molto deludenti, messi ancor più in evidenza dai tanti guai fisici lamentati nel campionato appena terminato. Ed ecco la svolta: il Presidente ha deciso di cambiare Villa, basta con Villa Mafalda, scartata Villa Stuart, dove si appoggiano sia la Roma che il Napoli, oggi in pole position ci sono Villa Claudia e Villa San Pietro, cliniche bennote a Roma. Gira voce però che Lotito pretenderebbe che gli specialisti ortopedici e fisiatri coinvolti nell’operazione si dichiarassero disponibili a fornire le proprie prestazioni a titolo pressochè gratuito, già remunerati a sufficienza dal prestigio derivante dalla scelta in loro favore operata dalla S.S. Lazio. Chi si beccherà la ciliegina stavolta?
6. Mondiali senza Aquile. Nessun aquilotto ci rappresenterà nei prossimi campionati mondiali, delle 48 squadre nazionali che parteciperanno ai CA-ME-US nessun giocatore della Lazio è stato convocato. Tavares non è stato chiamato dal Portogallo, nè Gigot dalla Francia, lo stesso per gli spagnoli Pedro, Patric e il pur validissimo Gila, così pure per gli olandesi Taylor e Noslin e per i danesi Eriksen e Provstgaard. Bocciati anche gli slavi, niente convocazione per l’albanese Hysaj, il montenegrino Marusic, il croato Basic, il serbo Ratkov, non parliamo neppure del polacco Przyborek. Anche i rappresentanti africani non hanno avuto fortuna, mancata convocazione anche per il marocchino Belahyane, il nigeriano Dele-Bashiru e il senegalese Dia. Sorvolo sulla nazionale italica, assente dal mondiale per propri demeriti, ma comunque credo che, anche in caso di qualificazione, difficilmente i nostri ragazzi avrebbero avuto la gioia di rappresentarci, parlo dei vari Provedel, Motta e Furlanetto tra i pali, Lazzari, Romagnoli e Pellegrini in difesa, Cataldi e Rovella in mediana e Maldini e Cancellieri in attacco, forse il solo Zaccagni avrebbe avuto qualche minima chance.
Peccato per il mio paesano che se ne va, quante insufficenze tra i giocatori , il futuro si presenta , se così mi posso esprimere , problematico .
Ciao Ghiro. Diciamo che, allo stato attuale, la prossima stagione partirà con aspettative ulteriormente ridotte rispetto alla precedente, in cui avevamo già toccato il fondo da questo punto di vista. Premesso che non credo Gattuso riesca a concludere la stagione (e non oso pensare a quale ectoplasma Lotito potrebbe riesumare per la sua eventuale sostituzione) direi che siamo messi davvero male. Dato che bisogna essere realistici, sono dell’opinione che riuscire a replicare il piazzamento finale del campionato appena concluso sarebbe tanta roba. Il che è tutto dire, ovviamente.
Certo che il fatto che la nona della Serie A non abbia neanche un giocatore in un mondiale a 48 squadre… la Lazio sarà pure una provinciale, ma la Serie A sulla carta dovrebbe sempre essere uno dei campionati Big 5
È il quarto, alla pari con la
Ligue.
Gli altri tre, altra roba.
Caro Ghiro .. è sempre un piacere aggiornarsi sulla Lazio leggendo i tuoi ‘dispacci’: se fosse all’altezza dei quali la società probabilmente non si troverebbe nelle condizioni in cui versa.
Mi associo agli auguri per Alessio Romagnoli, giocatore di bella tecnica e dalla rispettabilissima carriera (magari ne fiorissero di più di giocatori del genere).
Comincia adesso il periodo peggiore per il tifoso di calcio italiano: il mercato estivo, quando i media vanno a caccia di clic con nomi di potenziali acquisti che inesorabilmente non si avverano. La realtà sarà il solito cannibalismo tra squadre italiane e il giro di valzer* dei soliti giocatori per qualche motivo bloccati in Italia, o acquisti dall’estero di infortunati cronici o gente ormai improponibile all’estero per motivi etici (Greenwood)
“Iraola prossimo allenatore del Milan”
“Iraola allenatore del Liverpool”
“Glasner prossimo allenatore del Milan”
“Glasner sta trattando con squadre di Premier”
“Allison promesso alla Juve”
“Vicario prossimo portiere Juve”
“Juve cerca di soffiare Maignan al Milan”
“Goretzka …”
…e via deludendo
* un’antica danza dell’impero asburgico
Mettici pure che ci saranno di nuovo i mondiali senza l’Italia e la frittata è fatta…
Non volevo infierire 😆
non c’è modo migliore per iniziare una giornata che fare due risate e devo dire che stamani di risate ne ho fatto a crepapelle, prima risata , Marotta ” prima la Champions e poi vado in pensione ” , seconda risata ” Newcastle e Manchester City chiamano ma palestra vuole solo l’Inter ” quando vuole fare ridere la gazza non la batte nessuno altro che il mitico ” cuore ” remember ?
“ride bene chi ride ultimo” ti dice niente? Magari lo farai lo stesso tu o magari no…
Magari Marotta non ha fretta di andare in pensione, ci hai pensato?
Ma solo gli italiani hanno problemi fisici a Parigi ? dopo Sinner e Berrettini adesso anche Arnaldi (+Bolelli che però ha avuto un infortunio di gioco).
Sinner che crolla sul più bello. Berrettini non guarisce mai del tutto. Misterioso virus x Arnaldi: non è che i nostri, spinti anche dalla massa di supporters dell’ultima ondata e le ore di copertura dei canali televisivi sportivi (vedi Sky-Now), stanno tirando troppo la corda ? o non sono correttamente preparati ? Stamattina su Repubblica intervista a Agassi che se la prende con lo staff di Sinner.
All’intervista di Agassi si sta dando un po’ troppo rilievo, mi pare
Berrettini non so…Sinner è schioppato per la stanchezza…
Arnaldi un banale virus
Ma cosa hai messo nel caffé?
Una polverina bianca che sembrava zucchero
🎶Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria. Se lo mangi o lo respiri, ti dà subito l’allegria!🎶
Saluti
Complemento la discussione sullo stato della nazionale maggiore rispetto ai risultati delle nazionali giovanili.
Le nazionali giovanili hanno tanti talenti, ed è dimostrato dai risultati per cui siamo sempre tra le migliori nazionali, almeno a livello europeo (ai mondiali, ultimamente arrivano in fondo Argentina, Nigeria, Marocco).
Però questi giovani non arrivano ai grandi palcoscenici, tranne poche eccezioni. Anzi, hanno più spazio all’estero che non in Italia.
Per me, la ragione principale è che le squadre italiane non gli danno spazio, preferendo imbottire le rose di giocatori stranieri mediocri. E la causa principale di questa scelta (finanziariamente rispettabile) è che i giocatori italiani, appena si affacciano alla serie A, pretendono contratti esagerati per l’impatto effettivo. Questo perché gli agenti sanno che per le loro tasche conta la legge dei grandi numeri: se hanno 20 giocatori in portafoglio e strappano un contratto milionario per 1, gli va meglio che fare contratti giusti per tutti e 20, anche se questa seconda opzione può dare maggiori opportunità ai 20 giovani.
Un giocatore giovane, per raggiungere il potenziale, ha bisogno di giocare e di fare errori da cui imparare. Le squadre in Italia non hanno tempo e spazio per far fare esperienza (ed errori) ai giovani.
Un esempio: Palma, giovane italo-tedesco di 18 anni in forza all’Udinese. Ha giocato alcune partite e dimostrato un alto potenziale ma anche tanta inesperienza. Ha giocato contro la Juve e Yildiz lo ha ridicolizzato e ha fatto un rigore e vari errori. Da quel momento non ha più giocato.
Premessa:non seguo il calcio giovanile e seguo ormai poco il calcio dei grandi (di età).
Qualche tempo fa in occasione di un assolutamente casuale contemporaneo ritorno nel piccolo luogo di origine dove ovviamente “ci si conosce tutti ” ho avuto l’occasione di scambiare due parole con un notissimo campione mondiale 2007.
Lui sostiene che il problema sia il fatto che non si insegna più (e non si lascia sviluppare) la tecnica calcistica in favore della tattica calcistica.
Forse è per questo che i giovani italiani già smaliziati vincono ma i grandi (di età) poveri tecnicamente perdono.
Io resto convinto che il motivo sia quello, almeno in parte. Altrimenti non si spiegherebbero i fallimenti all’estero di Immobile e Raspadori, per esempio (entrambi non hanno visto il campo e gli spagnoli li hanno rispediti a casa schifati dopo pochi mesi). O Kean. Tra quelli che stanno facendo bene, Calafiori non ha giocato la finale di CL, Chiesa giocava poco o niente, e Tonali è da un po’ che tenta la fuga da Newcastle ma non sembra avere mercato.
Stai parlando in quasi tutti i casi di giocatori che sono andati all’estero già “formati”, dopo anni di campionato italiano.
Kean non mi pare che abbia fatto male al psg, 41 partite con 16 gol è un buon risultato per un ragazzo così giovane. Poi, chiaro che al osg resti solo se sei un top player assoluto.
Tonali mercato ne ha, ma costa parecchio
Penso che siamo arrivati a un punto di stallo.
In sostanza ci sono due teorie:
Per quanto mi riguarda possiamo tranquillamente fermarci qui: dubito che uno riuscirà a convincere l’altro, e in ogni caso è difficile capire quale sia la realtà osservandola soltanto dall’esterno.
Le due “teorie” che menzioni sono solo le due facce della stessa moneta.
Entrambe le cose succedono, spesso in misura diversa per ogni giovane promessa individuata.
Con una modifica: la miopia non esiste solo in Italia, ma nel nostro paese gli schemi finanziari imposti dalla Lega e dalla Federazione (e la mancanza di controlli) fanno sì che certe pratiche siano più frequenti.
Mah, io onestamente non vedo le due cose totalmente esclusive. Sicuramente la penso come l’ex calciatore, e cipralex. Anche perchè non è solo nel calcio che va così, ma anche in altri settori educativi. C’è un enfasi nell’uniformare, nell’omogenizzare, nel cercare di soddisfare criteri ministeriali o parametri nel breve termine, e poca enfasi nella sostanza a lunga scadenza. La fantasia ed il talento individuale sono poco valorizzati, si predilige chi sa fare il compito bene e nei tempi previsti.
Però non significa che l’esagerato costo dei giocatori italiani non abbia un impatto, e che proprio per quello si chiuda una porta aggiuntiva. E che il chiudere la porta a 22 anni precluda una maturazione successiva.
Gioca anche un ruolo la fame. La fame nei giovani italiani non è molto diffusa, questo lo posso assicurare. Giustamente si vogliono “conciliare” le cose, lavoro, famiglia, divertimento, ma se sei in un ambito competitivo il conciliare non serve molto. Se vuoi essere al top in un campo, devi lasciare andare il resto, in genere. Salvo eccezioni.
Rispondo a entrambi – @commentanonimo ed @Expo2
Ma se sono vere entrambe le cose, il problema più grosso rimane sempre quello della pessima formazione dei calciatori. Perché se risolviamo solo il problema degli schemi finanziari , l’effetto sarebbe meno giocatori scarsi stranieri e più giocatori scarsi italiani, ma sempre scarsi restano. Mentre se formassimo i giocatori meglio, sarebbero più appetibili all’estero
Riguardo all’appetibilità dei giocatori italiani all’estero, ripeto una statistica che ho riportato sotto.
Transfermarkt indica 53 italiani che giocano in campionati stranieri. Di questi, 30 hanno meno di 23 anni.
Questo indica che all’estero sono più propensi a dare opportunità a giovani promesse, anche se poi non manterrano il potenziale.
La teoria dei procuratori è interessante, ma non mi convince: perché sarebbe così solo in Italia? Lo stesso calcolo si applicherebbe ovunque
Sono andato a vedere un po’ di dati,e in quanto a vittorie non sfiguriamo; non siamo le migliori in assoluto ma siamo nel gruppo delle migliori. Però attenzione già arrivata alla U21 smettiamo di vincere. Qui le coppe vinte dal 2015 e per un paio di squadre quanti ne giocano all’estero
U17
FR: 1 giocatore all’estero, 2 coppa europee
ES: 1 all’estero; 1 coppa europea
IT: 0 all’estero; 1 coppa europea
DE: 1 coppa del mondo, 2 coppa europee
EN: 1 coppa del mondo
PT: 1 coppa del mondo, 2 coppa europee
NL: 2 coppe europee
U19
FR: 8 all’estero (1 all’Udinese), 1 coppa europea
ES: 4 all’estero: 3 coppe europee
IT: 4 all’estero, 1 coppa europea
(complimenti ad Andrea Natali che è andato al Barca a 12 anni, anche se non l’hanno tenuto)
DE: —
EN: 1 coppa europea
PT:1 coppa europea
NL: 1 coppa del mondo
U21:
FR: 10 all’estero, nessuna coppa
ES: 8 all’estero; 1 coppa europea
IT: 0 all’estero, nessuna coppa
DE: 2 coppe europee
EN: 2 coppe europee
PT: —
NL: —
Si vede già che i giovani italiani vanno molto meno all’estero dei loro coetanei in Francia e Spagna. E non sono stato lì a contare, ma le U17 di quei due paesi ne hanno molti di più che giocano nelle “grandi” del loro campationato. Arrivati al livello U21 gli italiani giocano quasi tutti in squadrette come “Juve Stabia” o “Pergolettese” e via dicendo. Gli unici due che giocano in “grandi” sono uno all’Inter l’altro all’Atalanta.
Insomma sembra che i giovani calciatori italiani non abbiano né spazio in casa né cerchino fortuna all’estero (o lo fanno ma non hanno mercato?)
Per me devono avere delle carenze, altrimenti non si spiegherebbe perché nessuno li vuole. Gli osservatori sono andati a scovarsi Kvaratskhelia nelle giovanili della Tsibilisi, vuoi che non trovino non dico il nuovo Baggio, ma almeno il nuovo Dario Hubner a Modena o Cagliari?
O forse gli italiani hanno la nomea di quelli che non sono facilmente esportabili, parlano male l’inglese, soffrono sempre di nostalgia (come successe anche a Sarri o Immobile), aggiungi la burocrazia italiana e gli osservatori internazionali si dicono “sti cazzi”…
Il punto è la differenza tra valore potenziale e valore effettivo.
Un giovane ha un valore effettivo relativamente basso, ma può mostrare segnali di un potenziale enorme. Chi può vedere il potenziale sono gli allenatori ed osservatori dedicati alle giovanili. Gli scout delle serie principali non perdono tempo ad andare a vedere i campionati minori o giovanili.
Se i giovani non hanno spazio nelle squadre che hanno una visibilità di primo o secondo livello (cioè non le Juve Stabia o Pergolettese), nessuno li nota. Magari qualche eccezione che viene vista nei tornei tipo Viareggio o Champions U21, ma il resto non emerge, a meno che non venga schierata nelle prime squadre o almeno nelle U23.
I giovani vanno all’estero quando l’alternativa è Pergolettese, quindi meglio Paris FC (vedi Coppola). Ma sono il 10% di quelli buoni di U17 in su.
Gli agenti e procuratori contano perché quando un Coppola inizia ad emergere, vanno subito a battere cassa per avere un contratto di primo livello. I club italiani non fanno questi contratti; i club stranieri (alcuni) sì.
Per fare un esempio, il contratto di Palestra è di 280k€; quello di Coppola è di 750k€.
Matteo Palma guadagna 175k€, per questo è più facile mandarlo in prestito alla Samp.
Filippo Mane guadagna 350k€. Ghilardi già è schizzato a 2m€ dopo il trasferimento alla Roma.
Sottoscrivo in pieno.
Aggiungo solo che le squadre in Italia PENSANO di non avere tempo e spazio. In realtà, visti i risultati, potrebbero tranquillamente lasciar crescere i giovani con tutta calma, ma come dici tu gli stranieri costano meno
Dici “far crescere i giovani con tutta calma” ma com’é che la Spagna ha non solo Yamal, ma un’altra manciata di giocatori che a 20 anni sono già pronti per la finale di CL? Tipo Cubarsi, Bernal, Fermin Lopez e altri. Mbappè era già pronto a 17 anni. Praticamente tutte i campionati hanno giocatori teenager già pronti per i grandi palconscenici.
In Italia è dai tempi di Balotelli che non abbiamo giocatori così promettenti a quell’età (a parte Donnarumma, ma i portieri sono un’altra razza).
Trovo difficile credere che un’osservatore italiano si trovi Giuliano Mabappe tra le mani e dica “bene, adesso cinque stagioni al Padova, due al Lecce, e poi magari è pronto” quando potrebbero farci su un bel po’ di soldi (come Raiola fa fatto con Verratti, Gigio, e Balo)
La ragione è che i club in Spagna (e nelle altre nazioni) fanno giocare i giovani, facendogli anche fare cappelle epocali (come Cubarsi).
In Italia vanno alla Pergolettese o all’estero.
Qui mi sembra un po’ la storia dell’uovo e della gallina. Non sono forti perché non giocano, o non giocano perché non sono forti?
In molti sembrate convinti che “se solo giocassero di più” diventerebbero più forti, ma Locatelli e Berardi e Fagioli ed El Sharaawi per fare nomi a caso hanno ormai giocato parecchio ma non sono diventati quel gran che.
Mentre a me sembra che in altre nazioni ci sono giovani che escono dalle giovanili e sono già forti, e quindi è facile farli giocare. Non tutti, ma un po’ si. Nell’Arsenal per esempio Saka ha debuttato a 17 anni ed è diventato titolare l’anno dopo. Vuol dire che è diventato forte in un anno? Non credo proprio. Era già forte. Come lo era Fabregas (titolare a 16 anni) e Nwaneri (adirittura a 15 anni|). Non è che li mettono dentro per farli diventare forti, è che sono già forti.
Ho già scritto diverse volte che i giovani italiani forti arrivano TARDI in un campionato poco allenante.
I nomi che hai citato sono abituati ad allenarsi e giocare a ritmi BASSI.
Poi sicuramente c’è anche un discorso generazionale, quindici anni fa avevamo molti giocatori fortissimi, adesso meno.
Io punto sulla leva del 2009, ne abbiamo tantissimi che giocano a calcio.
Ma quindi fammi capire – se il campionato é poco allenante per quelli arrivati TARDI non sarebbe lo stesso per quelli arrivati PRESTO?
Sintetizzo: in Spagna se a 17 anni sei forte ti alleni con una squadra che va a cento all’ora.
In Italia se a 17 anni sei forte vai a fare panchina in una squadra che va a cinquanta all’ora.
Chiari che in due anni perdi tutte le qualità che avevi.
Infatti, quelli che arrivano presto spesso se ne vanno all’estero per avere più occasioni. Vuoi qualche esempio guardando la U21?
Ruggeri – Atletico Madrid
Kayode – Brentford
Gnonto – Leeds
Koleosho – Burnley
Coppola – Paris FC
Pirola – OIimpiakos
Chiarodia – Borussia M
Mane – Borussia D
Zanotti – Lugano
Biano – PAOK
Kayode e Gnonto l’ho visti giocare, il primo è bravino, il secondo è un bidoncino.
Ruggeri lo ricordo a Bergamo, un “qualunque”.
Gli altri, in blocco, mai sentiti nominare.
Non li ho selezionati perché “oggettivamente” bravi, ma solo perché sono nella lista dei U21 convocati durante il 25-26.
Personalmente, non credo che nessuno di questi abbia il potenziale da campione, ma hanno preferito andare all’estero a giocare piuttosto che rimanere in Italia in prestito alla Juve Stabia.
Cito la Juve Stabia, società che negli ultimi anni bazzica la serie B (e che quest’anno è arrivata 7ma), perché dei convocati della U21 schiera ben 5 giocator. Più di Juve o Inter.
Aggiungo:
Su Transfermarkt sono menzionati 53 italiani che giocano all’estero (https://www.transfermarkt.it/spieler-statistik/legionaere/statistik/stat/land_id/75/land/189).
Di questi, ben 30 hanno meno di 23 anni.
Bene, ottimo trend
Sì, ma sarebbe meglio che i giovani giocassero in Italia anche da giovani (evitando meno stranieri mediocri).
Se invece quelli forti vanno a giocare all’estero perché li pagano fantastiliardi, non mi importa, è un problema delle altre Leghe.
Invece, un giovane di 23 anni come Ghilardi viene acquistato dalla Roma per 5m€ e gli fanno un contratto da 2m€ (poco meno di Ndicka che infatti se ne va). Nella stessa Roma, il polacco Ziółkowski (che non è tanto meno forte di Ghilardi e ha 20 anni) ha un contratto da meno di 500k€.
Anche in questo caso, si conferma il teorema: giovane italiano promettente non appena arriva in club top subito chiede un contratto alto; giovane straniero “equivalente” viene contrattato per molto meno.
Devo dire la verità, parità di mediocrità, preferisco uno Gnonto che gioca regolarmente contro gli Haaland e i Salah piuttosto di un Ghilardi che gioca contro Scamacca e Maldini. Almeno impara qualcosina in più…
Vista sulla Gazza una foto di Agassi.
Minchia, è uguale sparato a Jeff Bezos, giusto ‘na ‘nticchia più cicciotello.
Separati alla nascita.
Il calcio in erba è verde e ha bisogno di tempo. I giocatori devono giocare più partite nei loro club ma questo dipende anche da quanto coraggio hanno allenatori e società e quali obiettivi hanno a breve e lungo termine.
Poi ci sono le regole del calcio nazionale, tutte a favore dei club.
Un atto di coraggio sarebbe gradito.
Esempio: mettere in squadra, in partite ufficiali, almeno due calciatori della Primavera con meno di ventuno anni. Certamente gli esperti ne sanno molto più di me, però in tal senso, qualcosa si potrebbe fare.
I nostri scarsissimi under 17 hanno fatto fuori anche gli spagnoli e sono in finale.
Peccato che non c’era Yamal… ah, giusto, ma lui è un 2007, non può giocare con l’under 17…
Yamal, a 17 anni, già giocava (e vinceva) nella Nazionale maggiore. Poi possiamo fare finta di niente, ma è un dato oggettivo.
Di Yamal ce n’è uno.
Anche Donnarumma ha esordito in nazionale maggiore a 17 anni.
E anche Pafundi.
Anche questo è un dato oggettivo
Che ne è di Pafundi?
Evaporato?
È l’emblema dello stato attuale delle cose.
A 16 anni sembrava in grado di metter sotto qualunque altro ragazzo di 16 anni. Ora ne ha 20 e sembra ancora in grado di metter sotto qualunque altro ragazzo… di 16 anni!
Lì dov’era si è fermato, nonostante i tentativi di farlo giocare, sia in maglia azzurra che nell’Udinese, senza alcun progresso fino all’inevitabile prestito in serie B, dove almeno ha dimostrato di valere la categoria.
Beh sì abbastanza scarsi. Tutti dietro a difendere l’1-0, una roba inguardabile e per fortuna che gli spagnoli hanno tirato di merda i rigori.
Basti pensare che uno come Locatelli ha giocato in tutte le under e guarda che fior fior di fuoriclasse ci siamo portati in nazionale maggiore
Però bisogna dire che i rigori i giocatori italiani li hanno tirati proprio bene
E te pareva… continuiamo a vincere titoli e raggiungere finali perchè siamo scarsissimi…pensa se fossimo forti!
LUSSEMBURGO – ITALIA 0 – 1
La formazione scelta da Silvio Baldini vede Gigio tra i pali, con lui si schierano i più esperti dei giovani convocati, a sorpresa a dx giocano Favasuli e Cherubini, in panca Palestra, Ahanor, Dagasso ed Ekhator. Arbitra l’olandese Kooij, non c’è VAR.
Gli azzurri in maglia bianca fanno la partita, gli avversari difendono in blocco, tiretto di Esposito, testata alta di Lipani, tiracci di Ndour e di Olesen, cross di Koleosho per Lipani, assist per Esposito, Pio di tacco non trova la porta, poi ci riprova con una spettacolare rovesciata a lato, ancora tacco di Pio per Pisilli, che si libera ma tira sull’esterno della rete, botta di Thill deviata, scontro Sinani-Bartesaghi, tutto ok, tiretti di Koleosho ed Esposito, tiro alto di Sinani.
Ripresa: nessun cambio, tiro di Ndour deviato, corner di Pisilli per la testa di Esposito, girata impeccabile in fondo al sacco, 0-1. Giallo a Lipani duro su Moreira, scontro Martins-Chiarodia, tutto ok, palo pieno di Lipani su assist di Koleosho, tiri di Ndour e Bartesaghi contrati dai difensori rossi, dentro Kadamani e Mahmutovic, poi Fortini e Fini, scontro Ndour-Olesen, tutto ok, tiraccio di Fini, corner dei rossi respinto in uscita da Gigio, dentro Manè, Dagasso e Camarda, che su cross da sx di Bartesaghi gira di testa a lato, dentro S.Thill, Duarte, Curci e Gonçalves, tiro di Pisilli contrato, dentro Ahanor e Inacio, punizione di Gonçalves deviata, giallo a Carlson duro su Pisilli, va alto la testata di Martins che chiude la partita. Niente di che, ma si sono viste buone giocate e qualche ragazzo che può crescere bene.
Le pagelle: Donnarumma 6; Favasuli 6,5 (Fortini 6,5), Comuzzo 6 (Manè 6), Chiarodia 6,5, Bartesaghi 7 (Ahanor sv); Ndour 6,5, Lipani 6,5 (Dagasso 6), Pisilli 7; Cherubini 6.5 (Fini 6) , P.Esposito 7 (Camarda 6), Koleosho 6,5 (Inacio sv). C.T. Baldini 6,5.
Nei Lussemburgo bene i quattro difensori, meno valido il centrocampo e poco pericolosi gli avanti. Ottimo l’arbitro olandese.
Il regolamento ci continua a dire che le nazionali giovanili vanno bene. E’ sicuramente un fatto. Ma la natura dello sport giovanile e’ esemplificabile da una mia esperienza. Canottaggio. C’era uno che vinceva sempre a Torino contro un altro. A 13 anni, a 15, a 17…A 20 ha iniziato a prenderle. A 24 lui faceva la calza e l’altro e’ andato alle Olimpiadi. Se selezioni per early bloomers prima vinci, ma non avrai un vantaggio dopo. E se il successo delle giovanili si spiegasse con un meccanismo perverso anche, di selezione?
Il successo del tennis mi apre un altro dubbio. Alla fine nel tennis se vinci…vinci. Sei piu’ forte di testa, di gambe. Nel calcio secondo me la meritocrazia e’ piu’ impalpabile. Ti possono valorizzare, ti puoi nascondere, o ti possono tenere fuori. Insomma, non puoi contare solo su di te. Forse la meritocrazia calcistica e’ meno efficiente.
O forse e’ proprio che i giovani costano troppo e questo li frega. Curioso pero’. Al di fuori del calcio i giovani costano un caxxo ed infatti gli Italiani emigrano ancora. Saluti
Guarda che forse trascuri alcuni aspetti “al contorno”.
Intanto c’è MOLTA differenza tra sport individuali e sport di squadra, diverso è pagaiare o pedalare da solo rispetto a giocare – o misurarsi tecnicamente, tatticamente, fisicamente – insieme a tanti altri contro altrettanti altri in un lasso di tempo prefissato.
Poi nel calcio c’è il contatto fisico – e anche lo scontro fisico – che in altri sport non esiste.
Parlare di meritocrazia nel calcio è piuttosto azzardato e molto limitante, perché sono tanti i possibili criteri di valutazione. Per dire: chi era forte nella marcatura a uomo, magari penava da morire nel giocare a zona e sembrava una pippa. O viceversa.
Mi permetto due domande indiscrete, che presuppongono esperienze dirette:
Sto guardando Francia-Costa d’Avorio ( che forse stai vedendo anche tu ): verso fine 1^ tempo l’arbitro era troppo vicino al cuore del gioco e al pallone – e anche lento di riflessi, rispetto alla velocità dei calciatori – e sì è beccato una spallata da Kessié, che lo ha lasciato tramortito per qualche minuto: Non capiterà mai al giudice di sedia nel tennis.
Ciau
Il calcio è tra tutti gli sport il regno della manfrina. Prendi il basket, altro gioco di squadra con un tempo prefissato, dove i contatti non mancano.
Il basket si gioca su un campo relativamente piccolo, con squadre di 5 giocatori che partecipano di fatto tutti all’azione, e non possono nascondersi nelle grandi praterie di un campo di calcio contando sul fatto che ci penseranno gli altri 10.
Nel basket (ma anche nella pallavolo o nel rugby ad es.) non c’è inganno o simulazione, si discute di passi, sfondamento ecc. ma sono normali episodi di gioco. La massima malizia è “farsi fare” sfondamento, niente in confronto a rigori, rigorini, tarantolamenti vari.
Gioco che va concluso in 24 secondi e non entro le calende greche.
In sostanza il basket (la pallavolo ecc.) ha una componente “etica” che al calcio ormai manca sostanzialmente. E stiamo parlando solo del gioco giocato, non di arbitri, procuratori ecc.
Sono d’accordo solo in parte.
Intanto distinguo tra manfrina e malizia.
La malizia in parte è mancanza di spirito sportivo, ma dovrebbe essere sanzionata dagli arbitri.
La manfrina fa parte del gioco: la squadra più lenta cerca in qualche modo di prendere tempo e fiato, l’altra può continuare a spingere.
Hai pienamente ragione sul rispetto delle regole e sulla loro applicazione coerente.
Si vede che non hai visto le West Conference Finals tra OKC e San Antonio Spurs.
Infatti non le ho viste: cosa è successo ?
OKC fa del flopping il suo marchio di gioco: le giocate sono tutte in penetrazione con arresto e tiro cercando il contatto per andare in lunetta.
Alla fine tutti si sono lamentati e gli arbitri le ultime partite hanno cambiato metro di valutazione. Alla fine, l’hanno spuntata gli Spurs all’ultima partita.
Ok. Ovviamente si può sempre cercare di fregare il prossimo. Rimango però dell’idea che il basket sia molto meno esposto a comportamenti censurabili e scorretti come se ne vedono in campionato ogni giornata (e per amor di patria non cito il caso più eclatante dell’anno)
” non capiterà mai”? Mai dire mai..
Qualcuno potrebbe buttarlo giù dalla torre?
Un Nick Kyrgios certo che sì.
Ho fatto la terza e la seconda categoria dopo i 18 perche’ prima mio padre mi vietava di giocare. Poi tanti tornei no FIGc, mi pare di ricordare fossero una cosa strana, mai capita.
Avevo amici in varie giovanili che invidiavo… Il piu’ bravo e’ finito in serie D partendo da Mirafiori, un altro in promozione partendo da Falchera e poi ha fatto e forse fa ancora allenatore nei giri Promozione,prima. Mio zio era nelle giovanili del Torino, poi ha fatto il Mister fino ai 65 in tornei non FIGc. Ora ha 85 anni. Raccontava storie di donne che gli offeivano la topa per far giocare il figlio …pero’ poi sono andato via dall’Italia. Ciao
CIao
i nostri percorsi giovanili sono stati duali.
Dal tuo resoconto appari come un “auto-didatta” fino ai 18 anni e poi hai fatto alcuni campionati di categoria. quindi sembri non essere passato per le scuole-calcio, ma ne hai sentito raccontare dai tuoi famigliari direttamente implicati
Al contrario di te, intorno ai 19 anni ho sospeso la pratica attiva; prima da ragazzino sono andato alla scuola media, ma come “primi calci” ho fatto una specie di “avviamento ”. Sono cresciuto nella periferia operaia e nelle vacanze, dalla 2^ media, seguivo un embrione di estate ragazzi ante litteram, organizzato da circoli politico- sindacali nel territorio che iscrivevano le loro squadre giovanili dilettanti ai tornei UISP.
In questi “campus primi calci” c’erano istruttori di buona volontà – soprattutto giovani insegnanti di ginnastica – che svolgevano preparazione un po’ atletica e un po’di tecnica calcistica e organizzavano tornei estemporanei fino alla ripresa della scuola. Ovviamente frequentavo anche l’oratorio, nei cui tornei a volte venivano accettate – seppure con sospetto, era l’epoca di don Camillo – anche le squadrette dei circoli operai di sinistra. Ho imparato allora che non basta la predisposizione o un buon fisico, il miglioramento arriva soprattutto con l’impegno costante e dei buoni, pazienti istruttori.
Dopo i 16 anni, come altri coetanei del quartiere, per giocare con continuità ero tesserato in una società di periferia, mentre alcuni più determinati provarono la strada di Toro e Juve: un paio sono arrivati in serie A, alcuni si sono “spaccati” per strada, pochi sono arrivati in serie C, qualcuno ha giocato per anni per 10.000 lire a punto.
Ho sospeso l’attività agonistica regolare con la frequenza al Poli, dopo un paio di anni di 2^ categoria; non trovavo tempo per gli allenamenti e temevo infortuni seri (all’epoca, un menisco significava settimane di letto e lunga riabilitazione).
Da militare – 15 mesi – ho fatto dei tornei inter-forze; poi il lavoro e i figli mi hanno concesso tempo per qualche torneo aziendale ed estivo e le immancabili partite Gobbi-vs-tutti gli ALTRI.
A 45 anni basta con i contrasti, sono passato ai campi da tennis, con modeste soddisfazioni, ma ho potuto conservare una buona mobilità di gambe.
Nei primi anni 2000 mi sono lasciato convincere a dare una mano per qualche anno ad una squadretta CSI di dilettanti appassionati, composta da compagni di mio figlio che si autogestivano: quasi tutti laureati, dotati di buona tecnica – ereditata dalle scuole calcio – avevano perso convinzione e serviva una guida esterna e un “suggeritore” a bordo campo.
Insomma: mi sono messo ad insegnare calcio … e risultati non sono stati deludenti !
Mi sono divertito più ancora che a giocare e mi sono fatto persuaso che è più semplice, da giocatore, decidere in ogni partita come affrontare un avversario nuovo o presidiare una zona, rispetto a come “scoprire” da allenatore le capacità della squadra avversaria su tutto il campo prima che sia troppo tardi per gestire la partita.
Purtroppo sono subentrati problemi seri ad una spalla e a un ginocchio. Fine dei giochi praticati.
Se sei arrivato a leggere fino a qui … grazie per la paziente disponibilità.
Quindi per farsi la trafila dalle giovanili, alla promozione, serie d e via fino alla a quelle tope sono proprio stachanoviste
Ma poi come funziona la cosa? Una topa a partita, o un tot partite? Tipo il girone di andata e poi di nuovo la topa, o valeva tutta la stagione? O avevano tipo la carta fedeltà dove facevano una topa per partita, ma con dieci tope gli faceva giocare una partita aggratis? Mi piacerebbe capire
Che problema c’è? Anche fuori dell’Italia la danno via per sport 😎
Che madri disinvolte…
🙂
Cosa non si fa per i figli. A furia di darsi da fare capita pure di dover fare qualcosa che possa fare piacere. L’importante è fare.
> Cosa non si fa per i figli.
Per me è tutta una scusa. Le signore volevano chiavare qualcuno che non fosse il marito, una volta tanto, e hanno usato il figlio calciatore come alibi.
E poi…da cosa nasce cosa, si sa …
Se non stai attento si, dalla cosa può nascere un’altra cosa 😄
e poi qualcuno si stupisce che siamo un popolo di ” mammoni”…..
Quando si dice ‘lo sport come palestra di valori‘.
Non capisco la tesi… qui dentro qualcuno sostiene che in Italia non sappiamo insegnare calcio, ma le nostre nazionali giovanili sono a livelli top. E in generale il calcio giovanile, che seguo da vicino, è a livelli di eccellenza.
Non c’è un problema di early bloomers, nelle nazionali giovanili c’è un ricambio continuo di giocatori ottimi.
Se riguardi la partita contro la Francia vedrai che fisicamente i nostri non sono affatto più forti fisicamente, hanno tecnica, velocità e intensità. Queste sono cose che arrivano con l’allenamento.
Ah, e non puoi paragonare uno sport individuale con uno sport in cui servono VENTI ragazzi per formare una squadra. Tutti early bloomers?
Il problema non sono le giovanili, ma il passaggio in prima squadra. Se hai dei giocatori che arrivano tardi in prima squadra e giocano in un campionato poco allenante, il talento lo perdi.
Non dico che le scuole calcio insegnino male. Dico che lo sport giovanile non e’ lo sport degli adulti, come essere il liceale piu’ bravo non e’ essere il migliore ricercatore o vincere a xfactor non e’ diventare un gran cantante. Dico che forse non vengono bravi perche’ non giocano o forse non giocano perche’ non son bravi. Non lo so io. O forse se non fanno il passo successivo le scuole calcio insegnano quello che serve da giovani ma non quel che serve da grandi, come le universita’ che spesso fan quello? Ciao
Personalmente concordo con le tue osservazioni.
L’adolescenza è una cosa diversa dall’età adulta e non sempre quello che promette, o lascia balenare, poi si concretizza.
Abbiamo un po’ tutti, penso, esperienza di ‘campioncini’ che – in diverse discipline – non si sono poi rivelati all’altezza delle aspettative che era lecito nutrire.
Così come è vero che di qualsiasi ambito delle attività umane la formazione costituisce un tassello fondamentale ma poi la professione si sviluppa attraverso una molteplicità di aspetti e di variabili che in qualche modo la travalicano o comunque ne prescindono.
Ho guardato solo il primo tempo della nazionale, e l’ho trovato talmente avvilente che non ce l’ho fatta a reggere il secondo.
Giovani under 21 che esordiscono con la maglia della nazionale maggiore contro una squadra materasso… mi aspettavo, forse per luogo comune, una squadra magari disorganizzata e ingenua, ma entusiasta, coraggiosa, arrembante; un minimo di fantasia, di spregiudicatezza.
Invece ecco la classica squadra da zona retrocessione della serie A: prudenza tattica, passaggetti laterali (spesso sbagliati di diversi metri), paziente costruzione e attesa dell’errore avversario; tutta disciplina, nessuna fantasia, zero dribbling… in generale, se escludiamo Esposito, nessun numero nemmeno tentato.
Se questo è il talento delle nostre nuove generazioni tocca rassegnarsi che il deserto sarà lunghissimo da traversare.
Però, Fabrizio, un giornalista sportivo che scrive in particolare di calcio, che dice di non conoscere Favasuli, Chiarodia e soprattutto Koleosho non si può leggere, dai.
I primi due sono semisconosciuti anche per me, ma il terzo sono più di tre anni che gioca stabilmente con l’under 21.
Nella rosa della Nazionale italiana di ieri sera ci sono sei ragazzi che giocano all’estero.
Allora non è proprio vero che i giovani italiani non cercano squadre straniere, vero Ugo?
Buon per loro, hanno tutta la mia stima, ma temo siano la stranettissima minoranza.
Sei su venti sono la stranettissima minoranza??? Tu e Gennaro tempo fa sostenevate (non so ancora su quali basi) che i ragazzi di Spagna, Francia, Germania ecc. ecc. girano il mondo a destra e sinistra, e che invece in Italia so’ tutti mammoni che stanno a casa.
Io ho citato Giuseppe Rossi, Gnonto, qualcun altro che non ricordo e adesso ne troviamo altri SEI su VENTI che giocano all’estero.
Ma qualche italiano te lo vuoi tenere qui o vuoi mandarli proprio TUTTI all’estero? 🤣
Lascia stare Giuseppe Rossi che é americano.
Scusa dove sarebbero questi 6 che giocano all’estero? Stando a Transfermarkt giocano tutti in Italia https://www.transfermarkt.co.uk/italien-u17/startseite/verein/23133
Parlavo della nazionale maggiore che ha giocato contro il Lussemburgo
Tutti all’estero, possibilmente.
Male non gli farebbe.
E all’appello manca anche Musetti…
Che sul piano del talento e dell’eleganza sarebbe stabilmente da top 5…ma talento e eleganza non bastano, serve pure la “garra”, che però Musetti ha in minima quantità.
Musetti ha un tennis bellissimo, il suo rovescio a una mano è tremendamente retrò, però quando giocavo a biliardo , italiana,al Bar ( elegante e malfamato allo stesso tempo, mia mamma non sopportava che ci andassi tralasciando le versioni di greco…..giocavano a carte a soldi!) e la palla faceva dei bei giri e si fermava vicino al castello la cosa che mi sentivo dire era ” Bella, ma non balla!” ecco mi sembra sempre questa la frase per Musetti
la “garra” ce l’hanno sia Cobolli che Arnaldi, secondo me leggermente favorito il primo, e ne servirà molta contro Zverev
Una cosa mi viene in mente guardando questo RG : la classe che dimostrano i nostri ( tanti …) e che viene mostrata ai francesi a casa loro è priceless
Musetti, tra i nostri (ma non solo) ha il tennis più “bello”.
Forse pure troppo, certe volte pare quasi compiaciuto dall’aver fatto un bel punto e “dato spettacolo”.
Però, a frenarlo due difetti … esiziali :
1) non sufficiente potenza/pesantezza nei colpi, soprattutto nel servizio;
2) troppa emotività e/o mancanza di furia agonistica (garra, appunto).
Il primo lo affronti lavorando e lavorando e lavorando in palestra e sul campo, quindi forse lo risolvi
Il secondo non so … ci vorrebbe un mental coach veramente bravo, ma sono anni che lo si dice.
Musetti, comunque, rimane il mio preferito.
Non vi fate troppe illusioni, i calciatori italiani nascono già vecchi. Quindi anche una nazionale di giovanissimi sempre roba vecchia sarà perché forgiati da tecnici e scuole calcio che insegnano un modo di giocare a calcio sorpassato.
Inoltre in Italia non c’è una vera e propria società multietnica come in Francia, Germania e Inghilterra e quindi nemmeno la mescolanza può venirci in aiuto. Insomma scordatevi uno Yamal, spagnolo di seconda generazione.
La Francia vi sembrerà il Senegal ma questi tenteranno per la terza volta l’assalto alla coppa dopo una vittoria e una quasi vittoria nelle scorse due edizioni. Anche per noi ci sarà una terza volta. Da spettatori.
La Francia è appena stata battuta dalla nostra under 17 agli europei di categoria.
Si vede che nessuno ha detto ai nostri ragazzini, che adesso sono in semifinale contro la Spagna, che sono vecchi.
Io la partita l’ho vista, e tu?
E in questa semifinale contro la Spagna troveranno Yamal a giocarci contro o la Spagna manda le seconde linee, perchè quelli veramente forti sono già ai Mondiali?
E’ qui che sta la differenza tra noi e loro.
Yamal non è in età da under 17, e noi potremmo chiamare Camarda che invece ha giocato in nazionale maggiore. Che commento è il tuo?
Io ricordo l’esordio in Nazionale maggiore di Yamal, non ancora 17enne… L’esempio è calzante: nel senso che, se ci fosse un nuovo Yamal, sicuramente la Spagna lo porterebbe ai mondiali, non certo a giocare una semifinale inutile contro dei ragazzini italiani che non vedranno forse mai il professionismo, se non quello di serie C/B.
Camarda? Mi sembra che sia stato parcheggiato al Lecce per qualche mese tra i grandi e al Milan gli si è preferito un certo Gimenez, messicano di un paio d’anni in più, e totalmente inutile…
Anche tu… quanti Yamal ci sono in giro per il mondo?
Donnarumma ha esordito in nazionale a 17 anni, Pafundi a 16.
E quindi?
Per completare… l’under 17 italiana è arrivata in finale tre volte agli europei, 2013, 2018 e 2019, e ha vinto nel 2024.
Under 19, in finale nel 2016 e 2018, e campione europea nel 2023.
Under 20, terzo posto ai mondiali 2017, quarto posto ai mondiali 2019 e finalista ai mondiali 2023
Under 21, cinque titoli europei, anche se effettivamente negli ultimi anni le cose sono andate meno bene.
Un consiglio: prima di commentare, guardate le partite, seguite i campionati e le nazionali giovanili, c’è molto da imparare.
Mi pare sia stato già spiegato come i talenti di 17 -18-19-20 anni nelle altre nazionali giochino già in prima squadra perché, appunto talenti. Noi facciamo i fenomeni con le under i cui giocatori poi si rivelano under in tutti i sensi. Ciao
Continuo a non capire. I nostri giovani sono forti almeno quanto i loro coetanei stranieri ma poi quando crescono diventano scarsi.
Giusto?
Non diventano scarsi, ma nei club non ci si fida di loro, meglio mandarli a farsi le ossa a Barletta o a Vigevano.
Risultato : a 21/22 anni i loro omologhi d’altri paesi spesso già sono in prima squadra, magari pure in nazionale, e vantano un’esperienza enorme rispetto a loro, non più … recuperabile.
Vuoi mettere Barletta o Vigevano.
Paradossalmente, poi, nei club si ha spesso più pazienza, molta più pazienza con quelli più anziani, coi “senatori”, coi vecchi sepolcri imbiancati.
Pure alla Juve; l’elenco è lungo un chilometro.
Esatto, il problema è proprio quello che sostengo da tempo. I giovani bravi (e ce ne sono) entrano TARDI nelle prime squadre e si trovano comunque a giocare in campionati poco allenanti, magari anche facendo panchina…
Rimpiango Fascetti che diceva “non ho mai visto un ragazzo maturare stando in panchina”
Abbiamo raggiunto la “quadra”, allora!
🙂
i loro talenti 17enni vanno dritti dritti in nazionale A.
Mbappè ha giocato da ragazzino una manciata di partite nelle under. Quando in 11 gare ha segnato 7 reti si sono accorti chi era.
Yamal non so nemmeno se ci ha messo piede nelle under.
Quindi nelle loro under facile che ci rimangano quelli alla portata delle nostre (tranne gli spagnoli che rimangono sempre forti a tutti i livelli per come concepiscono il calcio).
Quando i nostri giovani arrivano in nazionale maggiore affrontano i fenomeni di cui sopra e il risultato lo vediamo da anni
Non so se è chiaro ora
Kean nelle under ha giocato 16 partite con 11 reti, e quindi?
Non so come dirtelo, ma tu stai continuando a utilizzare DUE giocatori per dimostrare che gli stranieri sono fortissimi e noi siamo scarsi.
Quanti Mbappè e quanti Yamal ci sono in giro per il mondo? Pensi che gli altri paesi ne abbiano a pacchi e noi nessuno?
La differenza è proprio nel fatto che Mbappè a 17 anni si allena e gioca con una prima squadra che viaggia a velocità doppia delle nostre.
Casadei, che ai mondiali under-20 2023 in campo era dominante, fa la riserva nel Torino.
Non è chiaro per nulla, hai citato DUE giocatori, uno francese e uno italiano.
Tu sai quanti italiani hanno esordito in nazionale prima dei 18 anni?
Vabè appena ho tempo ti faccio un disegnino. Non so se ti sei accorto che ci prendono a pallonate da circa vent’anni a livello di nazionale e non parlo di sconfitte ma di vere e proprie umiliazioni a raffica
Mi pare che facciamo a gara a chi capisce di meno.
Eppure non è difficile, io sto parlando di nazionali GIOVANILI, e del perché abbiamo buoni risultati a livello di nazionali GIOVANILI e poi facciamo cagare con la nazionale MAGGIORE.
E tu per sostenere che da noi non si insegna calcio mi dici che la nazionale MAGGIORE viene presa a pallonate da vent’anni.
Ma ci sei o ci fai?