I 4 Gianni, l’epopea di Brera, Clerici, Mura e Minà a Repubblica. Il recupero della memoria di uno sport e di un giornalismo straordinario
Chiedo scusa per una domanda stupida, retorica e volutamente provocatoria, ma mi chiedo: se oggi Gianni Brera, Gianni Mura, Gianni Minà e Gianni Clerici fossero tra noi e scrivessero su un giornale, internet o crollasse il mondo addirittura su Facebook o Instagram – ce li vedete? – cosa succederebbe? E come li accoglierebbe il pubblico?
Beh, recuperate miracolosamente le spoglie terrene, soccomberebbero, poveri e maltrattati fantasmi di Canterville, di fronte al tripudio di un racconto di sport irriconoscibile fatto di numeri, algoritmi, tattica, “seghe ai grilli” e contorsioni intestinali più che cerebrali, che nulla hanno a che fare con l’epica di quel calcio e di quello sport che i quattro cavalieri della Olivetti Lettera 32 raccontarono su Repubblica, un tempo ormai lontano e irrecuperabile.
Un’epopea che il mio carissimo Giuseppe Smorto – che con loro ha condiviso da semplice redattore praticante fino a vicedirettore anni di vita e di lavoro – ha raccontato ne “I 4 Gianni. Brera, Clerici, Minà, Mura e lo sport di Repubblica” (Minerva editore, 233 pagine, 18.00 euro). Operazione giusta e necessaria di recupero della memoria, libro bello, caldo e indispensabile come una guida Lonely Planet del cuore e di un certo giornalismo con cui intraprendemmo un viaggio che ha inevitabilmente segnato il mestiere e forse persino una certa maniera di stare al mondo.
Libro scritto da Peppe e letto da me non senza qualche nostalgia, che è giusto ci sia concessa e perdonata. Parentesi. Col passare dell’età ho capito che la nostalgia non è uno stato d’animo patetico e da sfigati, represso e rinnegato da chi deve testardamente dimostrare il proprio machismo intellettuale, che vive la professione stravolgendola, perennemente in erezione chimica da ingestione di Viagra, ma una fortunata e orgogliosa condizione spirituale che consente di rielaborare, sintetizzare e valorizzare gli accadimenti di una vita intera. Chi nostalgia di qualcosa non ha è arido dentro e vuoto come bottiglie e bicchieri sulla tavola di Brera e Mura (giammai!).
Sono vite, quelle dei fantastici 4 Gianni, viste da dentro, che è molto diverso dalle vite viste da fuori. Ci sono persone – aficionados, li chiamava Clerici – che hanno una conoscenza non solo passionale, ma profondissima, a volte addirittura maniacale della loro opera. E in qualche caso direi proprio letteratura. Una conoscenza universitaria addirittura superiore alla nostra. Che non siamo studiosi – ma Peppe dopo l’amico è stato anche questo -, siamo stati semplici compagni di squadra.
Peppe e altri, taluni grandi li hanno vissuti tramite il rapporto umano e professionale diretto, di cui l’articolo, pur creazione assoluta del genio, è tutto sommato anche un risultato, una conseguenza di quel rapporto. Ed è molto diverso. Cambia profondamente il legame.
E’ come guardare un quadro da lontano o da vicino. Per osservarlo quasi tutti socchiudono gli occhi, fingono l’illuminazione dello spirito santo, inclinano la testa di 45 gradi, sospirano come Checco Zalone, e fanno uno o più passi indietro a seconda della grandezza del quadro. Sono tutti convinti che si faccia così. Giusto, forse. Poi, però, se ci pensi, il pittore il quadro lo ha dipinto quasi sempre, tranne rari casi di dripping o sgocciolamento del pigmento alla Pollock, alla distanza di un avambraccio, letteralmente assorbito dalla pennellata, dal colore – penso ai mari di colori caldi di Rothko – e inebriato dall’odore della vernice. L’osservatore sta lontano, il pittore, il giornalista sta dentro il quadro. Perché ha bisogno vitale di quel contatto.
Ecco Peppe vi racconta quegli articoli vissuti da dentro Brera, Mura, Minà e Clerici, se non addirittura dentro l’articolo stesso. Leggerete che per Brera ci si è picchiati in redazione, che Mura insieme all’amico Ravelli consegnò a Scalfari, non particolarmente spiritoso, un’irriverentissima lista di 92 anagrammi di “Eugenio Scalfari”, ci cui ne cito uno solo: “Seguila e fornica”. Che un giovane Minà presente a documentare l’intervista di Brera a Rocco alla fine contò 25 bottiglie di vino sul tavolo. Che Clerici dimenticava, forse apposta, di mettere i risultati delle partite che raccontava, troppo banale.
Non ne avremmo mai voluto fare un’altra, ma abbiamo fatto una vita assurda di cui forse nemmeno ci siamo resi conto, partecipando a un colossale straordinario happening. E da cui forse non siamo mai riusciti a uscire, pensando che non ci fosse altro mondo possibile. Abbiamo continuato per decenni a cercare disperatamente di risalire a quel livello, di ricreare quella condizione di estasi vitale e professionale. Non nego che l’avere avuto 30/40 anni in meno addosso abbia avuto ovviamente la sua influenza, il suo fascino e ci abbia fatto vedere il tutto sotto altra luce. Ma per chi non è così?
Di mio aggiungerò, ma Peppe lo sa benissimo avendoci lavorato fianco fianco per tanti anni, l’orrore che parte dell’esuberante Brera, che dettava gli articoli ai dimafoni sia finito nei cestini sotto al tavolo per eccessiva lunghezza e incapienza del menabò (un giorno ve lo spiegherò, ma sostanzialmente non entrava e non c’era altra scelta). Cioè il mondo non sa che è esistito anche un consistente, volatile, etereo, virtuale Brera durato semplicemente lo spazio di una dettatura e poi finito pressoché subito in carta appallottolata e dimenticata nel giro di pochi minuti. Da noi inconsapevoli esecutori che all’anziano Brera portavamo di solito per gli stadi la valigetta della Olivetti Lettera 32.
Di Minà e Mura ricordo soprattutto la dolcezza, pur grandi non avevano assolutamente il cinismo che oggi la professione si è iniettato non capisco per quale motivo. Per me talvolta Mura era come il 7° Cavalleggeri negli amati western, che arrivava alla carica in tromba quando sei disperato e non sai cosa diavolo mettere in pagina nei periodi morti dell’anno. “Ah Già, e se facessimo tre pagine di 100 nomi dell’anno? Vogliamo intervistare qualcuno, chi? Boh, il campionato?” La salvezza.
A Clerici chiesi a lungo scusa perché una sera, esasperato dall’eternità dei 5 set in notturna, e i giornali a mezzanotte massimo chiudevano, dissi: “Ma quando cazzo finisce ‘sto tennis, ce lo vogliamo mettere un cronometro che dice fine?” Spero m’abbia perdonato.
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Oltre al Napoli che pianto l’ Atalanta, bene l’ Inter ma il Borussia non e’ stato un granche’ .
seguivo di più Mura e Brera;
quest’ultimo anche su una tv locale ed era un divertimento unico, perché scorrettissimo bevendo e fumando e con la sua fisima razziale, tanto che l’avevo soprannominato regional-socialista;
peccato per l’incidente, stava provando a curare l’ulcera col vino rosso;
Monaco – Juve 2 a 1
Borussia Dortmund – Inter 2 a 1
Napoli – Chelsea 0 a 2
USG – Atalanta 0 a 3
Non ne hai indovinato una Ugo, ritenta darsi più fortunato 😄
OK.
Monaco – Juve 0 a 0
Borussia Dortmund – Inter 0 a 2
Napoli – Chelsea 2 a 3
USG – Atalanta 1 a 0.
Contento? Sono buoni tutti, dopo …
🙂
Monaco -Juve 1 a 2
Borussia- Inter 2 a 2
Napoli Chelsea 1 a 2
USG – Atalanta 1 a 3
Beh ! Almeno la mia l’ ho presa .
Ma dai ! va bene l’Inter, forse il Napoli ma che la Juve le prenda a Monacò e Atalanta perda con i pellegrini dell’USG non ci sta !
Scommetto una pizza in delivery che Juve e Atalanta vincono.
Ho perso
La Juve stava per prenderle comunque, ma pensiamo alla bella vittoria s Dortmund, di carattere fino alla fine e bellissima punizione di Dimarco, però ci toccheranno quasi sicuramente i play off.
i primi due non importano, per le altre spero nel tuo pronostico: il Napoli è meglio che esca e punti allo scudetto e l’eroina potrebbe entrare nei primi otto;
Davvero bella l’idea di Giuseppe Smorto e grazie, Fabrizio, per il bell’omaggio che gli hai reso – tu che hai anche vissuto il privilegio di conoscerli/lavorarci.
Che dire ?
Il calcio, il tennis, la boxe, il ciclismo e non solo .. che ci hanno raccontato non sono mai stati isole algide di perfezione, dimensioni fantastiche disgiunte da tutto quanto le circondava ma bensì indimenticabili propaggini degli stessi tempi che vivevamo, del nostro paese con le sue lande e la sua cultura ma non solo, del mondo che lo circondava, insomma .. della nostra vita e della nostra stessa condizione di umani.
Sono i colori ed il calore la cifra di quelle pagine, delle loro cronache, che tanto più si rimpiangono se confrontate col grigio vuoto e stucchevole degli algoritmi e delle serie statistiche.
Di Minà poi che dire .. ha portato sui nostri teleschermi luoghi e personaggi che in un mondo non ancora così piccolo sembravano davvero irraggiungibili, quasi mitici e ha regalato una televisione intelligente a un’Italia alternativa, morale e vogliosa di capire ma che in tv, all’epoca, trovava davvero poco che valesse la pena di capire.
“Tutto molto bello” direbbe l’indimenticato Pizzul: cose che rimangono.
E con un filo di rivendicata e – come ben dici – orgogliosa nostalgia torniamo all’oggi.
Lazio – Genoa
Pisa – Sassuolo
Napoli – Fiorentina
Cagliari – Verona
Torino – Lecce
Como – Atalanta
Cremonese – Inter
Parma – Juventus
Udinese – Roma
Bologna – Milan
Il turno alle porte mostra con grande chiarezza che siamo ormai a un punto della stagione nel quale incontrare squadre che non hanno nulla da chiedere al Campionato è davvero difficile, nel quale, cioè, ogni squadra ha i cazzi suoi – per usare un francesismo – e dunque nessuno ti regala niente e gli obiettivi vanno perseguiti mostrando gli attributi.
Ci sarà da divertirsi.
Peccato solamente per la compagine arbitrale.
La quale .. da un lato non è esattamente delle migliori fra quelle che si sono avvicendate alla direzione del campionato nel corso degli anni .. e dall’altro continua ad apparire priva di una chiave di lettura del Regolamento (tanto più necessaria in presenza di un regolamento così cervellotico), continua a mostrarsi, cioè, sprovvista (e quì la responsabilità è tutta della sua dirigenza – anch’essa non propriamente delle migliori fra quelle viste all’opera negli anni) di una linea di interpretazione del regolamento condivisa e in grado di dare all’insieme degli arbitraggi un livello accettabile di coerenza e uniformità.
Io non penso che le tante incongruenze/contraddizioni arbitrali che anche quest’anno stiamo vedendo scaturiscano dalla volontà di favorire un club piuttosto che un altro e su questo piano condivido l’opinione, un po’ tranchant, di Fabrizio: se dubiti della terzietà della classe arbitrale non ha senso seguire questo sport e tanto vale indirizzare le proprie preziose attenzioni verso altro.
Questo, tuttavia, non significa che va tutto bene così e che non c’è nulla che si possa fare per migliorare il complesso delle performances arbitrali: non sono affatto poche, infatti, le cose che si sarebbero potute e si potrebbero fare e che non si sono fatte e continuano a non farsi.
E non mi piace autocitarmi (perché lo trovo un esercizio subdolo di affermazione di una pretesa superiorità in una materia – come quella calcistica – nella quale siamo in tanti quì sul Blog ad azzeccare diverse cose pur senza con questo poterci considerare dei Guru del giornalismo calcistico) …. ma già a settembre scorso – più o meno – ben prima dei tanti episodi che c’hanno poi tanto fatto accapigliare (e continuano), ponevo (e in termini pure un po’ accorati) quello della ‘coerenza arbitrale’ come un tema assolutamente centrale perché in grado di guastare – e non poco – se non ben gestito, la godibilità del torneo.
Salve occasionale, secondo te che avrebbe detto Mura del calcio nostrano attuale, polemiche su arbitri e VAR compresi, se avessimo avuto la grazia di averlo ancora tra noi?
Forse più che dire qualcosa avrebbe fatto un’espressione delle sue – che io ho sempre considerato molto eloquenti.
Nei rispettivi “ambiti”, quattro giornalisti/scrittori notevoli, nulla da eccepire.
Intelligenti, arguti e, soprattutto, molto competenti.
Un filino forse troppo … didascalico Minà, ma comunque ad avercene come lui, soprattutto considerato gli attuali fenomeni.
Ho avuto la fortuna ed il piacere tanti anni fa di conoscere Gianni Mura, ai tempi in cui recensiva i ristoranti italiani sulle pagine del Venerdì di Repubblica, quel giorno ad Anagni era seduto al tavolo accanto al nostro (neanche il ristorante c’è più) e avemmo modo di chiacchierare (non di cucina) per qualche minuto, davvero una persona garbata e perbene.
Fabrizio, grazie per il tuo appassionato e appassionante ricordo dei quattro moschettieri di quel giornalismo sportivo, che purtroppo è finito e difficilmente tornerà a quei fasti. Condivido totalmente il tuo rimpianto, il calcio raccontato su Repubblica da quelle penne è troppo diverso da quello attuale, e il tennis commentato da Clerici con il prezioso contributo di Rino Tommasi aveva tutto un altro sapore, che le mazzate mostruose degli aces di Sinner non riusciranno mai ad eguagliare. Ad un vecchio appassionato di calcio e tennis, ma che si godeva anche i loro racconti di ciclismo, boxe e atletica di altri tempi, hai fatto venire realmente un grosso groppo in gola. Grazie ancora. amico mio, di questo tipo di commenti ne sento sempre più spesso la necessità fisica oltre che spirituale.
Dici bene … un altro di quella generazione, che però non si chiamava Gianni, che mi piaceva un sacco, è stato Alfredo Pigna.
Dici bene … un altro di quella generazione, che però non si chiamava Gianni, che mi piaceva un sacco, è stato Alfredo Pigna.
E aggiungerei anche Beppe Viola e Oliviero Beha, che sinceramente mi stavano molto più simpatici di Brera.
Concordo su Brera, un pò troppo … brontolone.
Grazie a te, un abbraccio FaB