FUORI CAMPO, Pier Paolo Pasolini e il calcio ⚽ PRIMA PAGINA di venerdi 31 ottobre 2025
🧠 FUORI CAMPO – PIER PAOLO PASOLINI E IL CALCIO
Cinquant’anni fa, il 2 novembre 1975, moriva tragicamente, brutalmente assassinato all’Idroscalo di Ostia, Pier Paolo Pasolini uno dei più grandi scrittori e intellettuali italiani del ‘900. Pier Paolo Pasolini è stato un grande appassionato, amante e cultore del gioco del calcio, nonché assiduo calciatore praticante. Affermò che se non fosse stato l’intellettuale e uomo di cinema che era avrebbe voluto essere un calciatore. Queste sono solo alcune cose che Pier Paolo Pasolini ha scritto e affermato sulla sua più grande passione.
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“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”
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“I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso.Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia:quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone. Che domeniche allo stadio comunale”
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“Non ha importanza, non è determinante dove si è nati, conta quando e dove si sono avuti i primi approcci con il calcio, per diventare un appassionato, un tifoso. Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita”
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Intervista a Enzo Biagi: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»
Pier Paolo Pasolini: «Un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri»
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“Il gioco del football è un sistema di segni; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale”
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“Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti dei gol. Ogni gol è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goa è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere del campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. In questo momento lo è Savoldi. Il calcio che esprime più gol è il calcio più poetico”.
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Anche per la lingua del calcio si possono fare distinzioni del genere: anche il calcio possiede dei sottocodici, dal momento in cui, da puramente strumentale, diventa espressivo. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosatico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico. Per spiegarmi, darò – anticipando le conclusioni – alcuni esempi: Bulgarelli gioca un calcio in prosa: egli è un «prosatore realista»; Riva gioca un calcio in poesia, egli è un «poeta realista». Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un «poeta realista»: è un poeta un po’ maudit, extravagante. Rivera gioca un calcio in prosa: ma la sua è una prosa poetica, da «elzeviro». Anche Mazzola è un elezevirista, che potrebbe scrivere sul Corriere della Sera: ma è più poeta di Rivera, ogni tanto interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. Si noti che tra la prosa e la poesia non faccio alcuna distinzione di valore; la mia è una distinzione puramente tecnica”.
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Debbo fare i complimenti al dr. Bocca che, con questo commento, dona il meglio del lato umanistico.
Quanto allo spessore “profetico” di Pasolini, non può essere messo in dubbio e, accanto alla sua versatilità, lo pone oggettivamente al di sopra di tutti gli altri intellettuali della sua epoca e non solo.
Chi ha mai intuito, ai tempi, di una mutazione antropologica, di una omologazione culturale, di un’Italia trasformista abitata da mostruosi giovani, di un nuovo fascismo più sociale che politico, futuro e già attuale?
Chi aveva mai descritto la nuova ideologia, più o meno una religione, che si può individuare nell’uso di feticci tecnologici e merci superflue?
Grazie Pasolini!
Un bel pezzo. Era un altra Italia, per certi versi piu’ conscia del suo passato e con voglia di cambiare. Non e’ vero come dice Mordechai che non e’ stato un grande. Ho letto cose sue, un pugno nello stomaco, da Pulitzer.
Dico solo che non è stato il più grande. In assoluto.
Già Calvino, Pavese e Berto gli sono stati superiori.
Per me, ovvio.
Ah beh. Il piu’ grande no. A parte che dire il “piu’ grande” in letteratura mi sembra un po’ una roba assurda. Calvino mi piace, geniale. Pavese pure, certo. Berto non lo conoscevo. Beata ignoranza. Fatico a fare classifiche.
Grazie, Fab, il thread su P.P.P. è magistrale.
Grazie per averci graziato, avresti potuto scrivere sul riarmo nucleare, su femminicidi e infanticidi, sullo scontro tra Carlo e Andrea, ma tu per fortuna hai scelto P.P.P. e il suo calcio, quello che ho giocato anch’io, sui campetti parrocchiali e a Parco dei Daini. Avevo bisogno, alla mia età, di respirare una salutare boccata di aria pulita, e l’ho trovata nel tuo pezzo. Te ne ringrazio ancora.
P.S. Viva il Carnevale, abbasso Halloween.
Bocca, buongiorno, ma quel 1972 che significa? Se è la data di morte è sbagliata perché è successo nel 1975, ma forse non ho letto bene il suo commento preliminare?…..
Hai perfettamente è sbagliato. Per altri motivi, leggendo, pensavo al 1922, E la cazzata è venuta di conseguenza. Ti ringrazio, corretto. Un saluto Fab
In realtà lo uccisero nel 1975, ed ancora non sappiamo chi fosse il mandante.
Mi sembra un po’ esagerato porlo in testa agli scrittori e poeti del ‘900.
Cosa ha lasciato, o ha voluto trasmettere, alle generazioni a lui successive?
Concordo. Grande…personaggio, ma come autore c’è stato di meglio in quegli anni.
Grazie Fabrizio, grazie davvero.
Pier Paolo Pasolini è stato il più grande intellettuale italiano del secondo dopoguerra, questo è certo.
Ma soprattutto uno dei pochissimi che ha saputo concepire a tutto tondo e per intero la propria funzione di intellettuale.
Che non è quella di suggeritore delle scelte, quella di consigliere del princìpe, guai alla politica che ascolta gli intellettuali, ne derivano solo sciagure (troppo astratti e pericolosi) …. la funzione dell’intellettuale è piuttosto quella di sollecitare e indurre momenti di consapevolezza collettiva capaci di tradursi in autentici “scatti in avanti” di un’intera società, in passaggi cruciali della crescita di un paese.
Penso per esempio alla riflessione su Valle Giulia (quella del figlio di papà e del giovane poliziotto arruolato dalle campagne) ma penso anche all’intervista sulle dune di Sabaudia, in cui riconosce il valore dell’architettura fascista nel suo rapporto di equilibrio con l’ambiente circostante e con l’uomo (in anni in cui qualunque cosa profumasse di ‘ventennio’ era comprensibilmente stroncata con ferocia) .. e penso infine al suo “io so ma non ho le prove”, così inquietante, azzardato e pericoloso ma al tempo stesso così profondo, disperato e per tanti versi vero.
E’ questo ciò che lui ha saputo fare, ha saputo sollecitare a guardare, a ragionare, a crescere – e ha saputo farlo con una capacità assolutamente rara e probabilmente unica di ‘essere percepito dalla gente comune’.
Perché, come ben dice Marcello Veneziani “Quello dell’intellettuale è il più inutile e il più necessario dei ruoli”.
E Pier Paolo Pasolini è stato molto necessario al nostro paese.
Molto bella poi l’applicazione al calcio della sua distinzione fra cinema di prosa e cinema di poesia, con tanto di nomi dei calciatori, esattamente come aveva fatto coi nomi dei registi scrivendo di cinema, non la conoscevo.
Sarebbe bello ascoltarlo applicare questa distinzione ai grandi allenatori del calcio mondiale di sempre o agli allenatori di tutte le scudettate della storia calcistica italiana oppure ancora agli attuali allenatori del nostro campionato …. ascoltare, insomma, un’intervista impossibile.
Manca, Pasolini.
Il più grande intellettuale italiano del dopoguerra? Boom!
Del ‘secondo’ dopoguerra.
Beh .. sì, non scherziamo.
E se proprio vogliamo scherzare facciamo i nomi, almeno si scherza .. sul serio.
Intanto – aggiornamento dell’ultima ora – l’Atalanta si sta progressivamente degasperinizzando .. ma il timore è che dopo essersi ulteriormente degasperinizzata possa iniziare, progressivamente, a juriccizzarsi.
Non la vedo bene.
Calvino, Sciascia?
E’ chiaro che siamo nel campo delle opinioni personali, suona quasi banale dirlo.
E forse anche all’interno di un equivoco: perché probabilmente stiamo parlando di cose diverse.
Io non mi riferivo infatti al valore di PPP, in rapporto a quello di altri, come romanziere piuttosto che come regista, poeta, saggista o altro.
Mi riferivo alla capacità che ha avuto di incarnare la figura di un intellettuale dei propri tempi.
Una capacità assolutamente totalizzante e che, nella misura esercitata da lui (con modi peraltro nient’affatto elitari ma anzi popolari nell’accezione più nobile del termine e attraverso una molteplicità di interessi), francamente non ho visto in nessun altro nella seconda metà del novecento nel nostro paese.
Calvino, Sciascia, Berto o Pavese sono figure assolutamente centrali della nostra cultura, ci mancherebbe .. e molte altre ve ne sono, penso a Buzzati (che ha scritto cose straordinarie), a Umberto Eco (al quale come figura di intellettuale cosa vuoi dirgli .. ) o a Moravia solo per citare i primi che mi vengono in mente.
Quella capacità, tuttavia, di immergersi dentro i temi e i problemi del proprio tempo con una tale incosciente generosità e spregiudicatezza – e con tutti i rischi e i limiti che ciò comportava – l’ho vista solo in PPP.
Resto dunque della mia, malgrado tutto .. un po’ come resto rossonero nonostante tutto.
Come ho scritto sopra, almeno Calvino, Berto e Pavese per me lo “superavano”
“Il male oscuro” di Berto, per me, l’opera top del dopoguerra.
Se solo si potessero collegare alcuni calciatori italiani ai letterati direi, chiedendo scusa a tutta per la mia scarsa istruzione:
Rivera = Manzoni perché le sue più belle poesie le ha scritte in un romanzo.
Riva era paragonabile a Achille, così ben descritto da Omero. Forte e deciso.
Corso faceva poesia del suo gioco, ma non tutti lo capivano. Herrera lo odiava perché non gradiva il suo caffé.
Mazzola potrebbe scrivere per descrivere il nulla. Lo vedrei bene al meteo, non di più.
Mi piace questo gioco.
Maradona? Mario De Andrade che ha scritto dell’eroe Macunaima, il cattivo peggiore.
Inutile il commento. Si legga solamente.